‘Mille giorni che non vieni’, un noir grezzo, toccante, profondo

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Andrej Longo non perde un colpo. Il suo nuovo noir è a dir poco imperdibile.

«Mille giorni che non vieni», dice al padre la piccola Rachele alla sbarra di Secondigliano, un carcere anche chiamato «fine pena mai». Lui, Antonio Caruso, ha 27 anni ed è finito in galera per omicidio. Non è un violento e nemmeno un cattivo, al contrario. Eppure le cose della vita, o i codici di certe compagnie nei sobborghi partenopei, l’hanno portato lì. Poi improvvisamente, in pratica per un miracolo (un altro detenuto si è autodenunciato per lo stesso omicidio) si ritrova fuori. E non è pronto. Tenta di ritrovare un ruolo, vuole riconquistare moglie e figlia. E’ dura, durissima, ma non desiste. Quel «mille giorni che non vieni» sussurrato dalla figlia quando la va a trovare, è un timbro indelebile. Cerca un lavoro «normale» ma quel che guadagna non basta nemmeno per la riparazione degli occhiali della piccola Rachele. Con tutte le cautele ed i giustificativi del caso, e sempre con una dose di precauzione, accetta un incarico per trasportare su di un camion non si sa cosa. Per il primo viaggio, sorvegliato e codificato come solo i fuorilegge sanno fare, va tutto bene. Poi nel secondo … .

«Mille giorni che non vieni» è un grandissimo noir. Capace di toccare le corde più sensibili dei lettori, indurli alla riflessione (il bene, il male… difficilissimo capire dove sta l’uno e dove l’altro) senza mai mancare un attimo di ritmo. Con una lingua semplice e toni diversi che si incontrano, Andrej Longo propone una narrativa grezza e luminosa. Con certe incursioni nel dialettale che danno ulteriormente sapore alla narrazione e rendono più vera l’atmosfera, senza togliere nulla alla comprensione, sia chiaro. La storia poi, che non ci va di rivelare nei dettagli, presenta dei colpi di scena in grado di affrontare luci e ombre attuali (la malavita organizzata, quella disorganizzata, gli affetti e la solidarietà, la crisi di coscienza e la ribellione ad un certo acritico comportamento). Di Antonio Caruso conosciamo poi anche la storia, significativo e commovente il suo primo incontro con la moglie, i suoi pensieri veri e quelli che arrivano senza neanche un preavviso. Il suo senso di giustizia, che esiste eccome se esiste, e l’istinto che a tratti sembra animale poi … poi lo si scopre pregno di onestà intellettuale, anche lei figlia della strada.

E quando finalmente Antonio è pronto alla «nuova vita», al giusto rientro, ecco che il destino presenta il duro conto. Formidabili i personaggi, anche loro subito ascrivibili nella categoria degli indimenticabili: la moglie che si esprime con il viso, la figlia che reclama la presenza del padre ma è afflitta per aver rotto gli occhiali, i vecchi amici «di prima» e quelli del dopo. Poi gli incontri, come quel parroco che … . Sullo stesso livello la descrizione degli ambienti, dalla prigione all’appartamento della moglie, poi il centro rifugiati … . Grande, grande, grande: non abbiamo altre parole.

Davvero un Gran Finale per quest’anno assai felice per il genere.  

Un bel noir, capace di inquietare il lettore portandolo sui labili confini tra coscienza e giustizia, tra il bene come scelta istintiva ed il male obbligato. Per chi scrive, e ci si ripete dopo un anno esatto da «Solo la pioggia», sarà il regalo natalizio.

«Mille giorni che non vieni», 2022, ANDREJ LONGO, ed. Sellerio, 2022, pag. 301, Euro 15.00.

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