Serbia-Svizzera e la guerra

Pubblicità

Di

Stasera alle 8, in Qatar, si svolgerà una delle partite “politiche” di questi Mondiali. Inutile illudersi o girarci in giro. Le guerre hanno code lunghe. Allo scattare dell’armistizio, quando i giochi sembrano finiti, quando si spazza la polvere e si raccolgono i calcinacci, quando si asciuga il sangue dalla terra e si portano i fiori sulle tombe dei morti, c’è ancora tanto da dire.

E per quanti vogliano dimenticare, per quanto ci sia la voglia disperata di ricominciare, quel tarlo ormai incuneato nella carne viva rimane sopito, pronto ad uscire nuovamente ad ogni piccola scusa. Lo vediamo in Italia, dove ruggini ormai antiche, belve ormai addormentate da quasi 80 anni riescono ancor a ruggire.

Quella guerra di 77 anni fa, che vide confrontarsi comunisti e fascisti, con milioni di altre persone nel mezzo, ha ancora oggi e ha avuto nei decenni passati, strascichi pesanti e altri morti, altro dolore.

30 anni sono passati (una generazione) dall’inizio del conflitto che devastò e spopolò la ex Jugoslavia. Stasera alle 20.00, saranno due nazionali a confrontarsi, quella della neutrale Svizzera e quella Serba. Siamo svizzeri eppure lo sappiamo, il crogiuolo di nazionalità che compone il nostro tessuto sociale ha nell’ordito anche quei profughi ex yugoslavi, i cui genitori fuggirono da terre che ormai non avevano più nulla da dare, se non tombe e macerie.

Gli albanesi del Kosovo che militano nella nostra nazionale, Granit Xhaka e Xherdan Shaquiri, che abbiamo imparato ad amare di quell’amore indelebile che i tifosi dedicano ai propri rappresentanti, hanno una trentina d’anni. Nascevano in concomitanza con lo stillicidio mortifero di Sarajevo, con la mattanza di Srebrenica. E se anche cercano di calmare le acque, consci che, come dice Murat Yakin, la politica deve restare fuori dal gioco, difficile e non vedere, anche per noi svizzeri un confronto difficile, duro, che può aprire in un attimo ferite mai rimarginate.

Ed è anche inutile negare una cosa. Granit e Xherdan sono ormai roba nostra, come la Polenta o l’Hornussen, come il Ballemberg o la pietra di Unspunnen. E per osmosi, l’avversario svizzero, diventa velatamente più importante degli altri, consci anche noi che c’è in atto qualcosa di più che una partita, è in atto l’atto finale di un dramma decennale.

Eppure dovremmo, stavolta, davvero avere la calma e la serenità dei grandi giocatori, la dignità di un grande paese. Perché quella che i nostri hanno di fronte è un’altra squadra europea, una compagine di calciatori che non hanno a che fare, o almeno ci piace pensarlo, con quello che è successo 30 anni fa. Le ruggini a un certo punto vanno grattate, per riportare il metallo al suo splendore iniziale, scorie e polvere vanno gettate via per lasciare il bello sport, quello che la nostra nazionale ci ha abituati spesso a vedere negli ultimi anni.

Per questo penso che non vedremo aquile albanesi o serbe (nere e bianche) svolazzare in campo questa sera. Stasera le guerre devono tornare nell’orrido vaso di pandora da cui sono uscite per lasciare vincere soprattutto il gioco. Un gioco che se vissuto con fairplay e dignità, diventa l’antitesi di tutti i mali. A noi di GAS piace ricordarlo, lo abbiamo fatto spesso; ricordare quella partita epocale e ormai entrata nella storia tra francesi e tedeschi, giocata il 24 dicembre 1914 nella terra di nessuno presso Ypres. Una partita giocata tra militari di due schieramenti avversari, uomini che si sarebbero massacrati per i 4 anni seguenti ma che vissero un momento dove, tolte le divise, rimasero solo persone che giocavano, felici di rappresentare la parte migliore di loro stessi e del loro paese.

Questo è l’augurio per stasera, qualunque risultato ne scaturisca.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!