Una Schlein un po’ svizzera

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Elly Schlein è dunque lanciata nella corsa alla segreteria del PD insieme a Stefano Bonaccini, quel PD che sembra brancolare nel buio in attesa di una guida, di un segno che lo riporti ai fasti passati.

Secondo la leggenda, l’imperatore Costantino, vagando per la foresta prima della battaglia di Ponte Milvio, vide nel cielo una croce (Costantino era pagano) e la dicitura “In hoc signo vinces” (con questo segno/simbolo, vincerai). Costantino, da buon romano pratico e opportunista deve aver pensato che gli dei sono poi tutti uguali, e se uno ti promette la vittoria, perché non seguirlo?

Il resto è storia.

Ora, dire che Schlein o Bonaccini siano come Costantino è forse un po’ azzardato. È però constatabile come una sinistra che sembra sfilacciata e in profonda crisi di identità, stenti a trovare una o un leader che la rappresenti. Che Bonaccinie Schlein siano due facce della stessa medaglia è anche assodato, anzi, proprio la loro antiteticità li ha portati alla presidenza e alla vicepresidenza della regione Emilia Romagna, una regione che per molti ancora è simbolo di quell’Italia rossa e irriducibile, quell’Italia che però non c’è più.

I voti volatili, la perenne crisi, i social, i maneggi politici hanno fatto a pezzi le ideologia, che fono a ieri e con le vecchie generazioni della guerra, mantenevano coese politicamente le regioni. Noi, che siamo cresciuti con l’Emilia Romagna feudo del comunismo, dobbiamo oggi affrontare un nord che non sa più bene che pesci pigliare, che cerca secessioni, vota lega o Fratelli d’Italia per la disperazione di non sapere più a che santo votarsi.

Ecco che la Schlein, vera fuoriserie di questa corsa a due, pur non avendo grossi padrinati alle spalle rischia seriamente di insidiare il posto a Bonaccini. Perché Schlein, che piaccia o no, rappresenta il nuovo. Ma in che senso il nuovo? Durante primarie ed elezioni ci si riempie la bocca spesso con un nuovo che in realtà nasce già vecchio. Eppure Schlein è nuova davvero. Lo ha dimostrato perché ha i piedi ben saldi in questo secolo, e non in quel ‘900 che ha segnato, nel bene e nel male la storia politica d’Italia. Schlein è smart, è ambientalista, è social, solletica la base senza chiedere apparentemente favori ai “potenti”. Ha imparato dagli americani (durante la campagna Obama a cui ha partecipato attivamente), come gestire un popolo votante. 

E ammettiamolo, come attivismo politico gli statunitensi sono avanti anni luce. È difficile vedere dalle nostre parti gente con cartelli nei giardinetti inneggiare a l’uno o all’altro candidato.

Diciamolo chiaro. Se Schlein si presentasse alle primarie del partito socialista ticinese, vincerebbe a mani basse, Anche perché il PS ticinese è sensibilmente più a sinistra rispetto a un PD italiano. E il fatto che Elly Schlein abbia studiato e vissuto a Lugano e sia anche un po’ nostra, beh…un po’ ci piace dai.

Eppure Elly, che la strada l’ha fatta in fretta senza però chiedere sconti, ha le carte per riuscire. Donna, bisessuale, pasionaria, incarna quelle doti che la sinistra da anni porta avanti e che sono diventate ormai quasi patrimonio di tutti i partiti, la Meloni primo ministro suffraga questa ipotesi. Difficile ormai contrastare questa corrente modernista, che appartiene a tutta una società e che la sinistra in questo caso incarna. 

Che poi la Schlein sia la divinità a cui il popolo sovrano si debba votare è da vedere. Nemmeno lei ha la bacchetta magica. Dalla sua però ha un’etica, una pulizia nell’agire e un modo di muoversi che ricorda altre giovani leader europee come ad esempio Sanna Marin (leggi qui sotto)

Stessa cosa possiamo dire per Greta Gysin, che non casualmente, ha subito postato in una delle sue stories su facebook un selfie con la Schlein. Donne giovani, determinate, sagge e astute al contempo, dove l’astuzia politica non è un fattore negativo ma un necessario bagaglio per sopravvivere in ambienti ostili. Una corrente nuova, che capisce i problemi che ci attanagliano adesso e che non vivono di ricordi. Non so se Schlein ce la farà a raggiungere la leadership del PD, glielo auguro, anche se l’aspetta un lavoro che a molti di noi farebbe tremare le vene dei polsi.

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