Pravda za Davida: in piazza Krajina è vietato morire

La gente, la mia gente, è stufa di mangiarsi la cenere dell’odio e di bersi il fumo delle promesse elettorali. I bosniaci vogliono respirare aria pulita, trasformarsi in tante piccole fenici e rinascere dalle proprie spoglie. Perché qui in Bosnia, che sia a Piazza Krajina, alla Baščaršija a Sarajevo o al ponte vecchio di Mostar, è vietato arrendersi. È vietato morire

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L’isola rossa

Cuba, e la sua rivoluzione, sono vive e ardenti. È dovere di tutti noi non permettere che un simile faro del socialismo cada nell’oblio politico, seppellito dagli articoli online sui cappellini della regina d’Inghilterra e sul test per scoprire che tipo di toast all’avocado sei. È nostro dovere raccoglierci intorno al coraggioso esperimento cubano, affinché il mondo sappia che un’alternativa esiste, che una società basata sulla sicurezza sociale e la cooperazione può esistere, e che non è troppo tardi per cambiare le cose.

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Il genocidio della dignità

Venerdì scorso il Tribunale Federale di Losanna ha accolto il ricorso di Poggi contro la condanna per ripetuta discriminazione razziale, inflitta dalla Corte di appello e di revisione penale di Locarno nel giugno 2017 per le sue opinioni negazioniste sul massacro di Srebrenica pubblicate sui media nostrani. L’ex deputato leghista esulta “è una bella giornata per la libertà d’espressione” ma, al contempo stesso, è uno schiaffo morale per un’intera comunità e per la verità.

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La mafia è morta

Quale credibilità ha uno Stato che da un lato promette la distruzione di un sistema criminale internazionale, in pochi mesi, e dall’altro abbandona i cittadini sollevatisi in nome della giustizia, per poter diminuire i propri costi? Non si tratta altro che dell’ennesima, spudorata, vergognosa ed ignobile operazione di risparmio e propaganda politica, compiuta a spese della gente che ha messo a rischio tutto ciò che aveva pur di non piegarsi di fronte al male

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Sotto il tricolore

La protesta francese ancora non è esplosa – nonostante le centinaia di testimonianze video di brutalità poliziesca che effettivamente sembrano andare decisamente oltre la normale amministrazione. Ma, conoscendo il contesto e il background storico del popolo francese, è opportuno prestare attenzione al fenomeno; perché la storia ci insegna che il cambiamento esiste, e che tra i Paesi candidati per perpetrarlo, la Francia, che ancora porta una bandiera nata dalla rivoluzione, è tra i primi.

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La rivincita del contadino e della terra

Difendere i diritti degli agricoltori non significa fare gli ecologisti o portare avanti un pensiero naïf. Significa voler portare avanti quell’antica tradizione che ci tiene ancora legati a questa immensa massa di terriccio e sassi che è il nostro pianeta. Significa coltivare le vecchie saggezze della vita contadina. Significa sapere cosa abbiamo nel piatto, avere sicurezza e consapevolezza di ciò che mangiamo. Significa prenderci cura della nostra economia, renderla più sostenibile, onesta, giusta, innovativa, duratura.

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La nostra terra

Bolsonaro, che ritiene la questione indigena un ostacolo per il business agricolo, ha già minacciato di smantellare la FUNAI, il dipartimento governativo per gli affari indigeni, ultimo bastione per le tribù amazzoniche già afflitto da pesanti tagli di budget. È opinione comune nella comunità scientifica che il cessare delle attività FUNAI metterà a rischio di estinzione quasi certo ognuna delle tribù mai contattate, già ridotte a un lumicino in molti casi

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E non è finita qui

Per risolvere il problema dei campi abusivi, rifugio per i disperati, in questi giorni il lungimirante governo italiano ha regalato due soluzioni: ruspe per ripulire e polizia per reprimere. Non vogliamo mica che qualche immigrato protesti per avergli portato via quell’unico tetto che gli era rimasto, giusto? A prescindere dall’insensibilità verso gli sfrattati con cui è stata portata avanti questa manovra, ciò che appare più irrazionale è la mancanza di alternative che le autorità hanno posto sul piatto

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