Otto miliardi, siamo troppo

Stando alle stime delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale ha appena superato gli 8 miliardi di abitanti. Fino al 1800 eravamo meno di un miliardo. Sono però bastati solo 12 anni per passare da 7 a 8 miliardi. Un record che dovrebbe farci riflettere, ma anche spaventarci. Un record che testimonia i successi e i progressi scientifici raggiunti in campo medico e sanitario, ma per il quale c’è davvero poco da festeggiare. L’idea che la Terra, un pianeta finito e limitato, possa sopportare una crescita infinita è pura follia. Ne è convinto perfino il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres.

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Piante ormai alla frutta

Malgrado siano arrivati i primi freddi, l’estate senza fine proseguita fino a pochi giorni e settimane fa non è stata certo un toccasana per gli alberi dei nostri giardini, parchi e boschi. Che abbiate o meno il pollice verde, probabilmente saprete già come le piante siano elastiche. E lo sono davvero, ma fino a un certo punto. Infatti sono state soprattutto loro ad aver sofferto per l’estate infinita. Tra gli effetti della crisi climatica c’è infatti pure lo stress subito dalla flora e quest’estate caldissima e interminabile ha mandato in tilt l’orologio biologico degli alberi esponendoli maggiormente all’attacco di muffe e parassiti.

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Fomo, la paura dei restare fuori

Ansia, angoscia e paura. Alimentano il nostro tempo, da ben prima della pandemia. La paura è parte dell’istinto di sopravvivenza di ognuno di noi. È un prezioso meccanismo di difesa. Ci permette di reagire rapidamente. Ci fa essere vigili e prudenti. Ci fa vibrare e ci mantiene vivi. E, fra le tante paure che contraddistinguono il presente, ce n’è una che va a braccetto con internet e i social. È la cosiddetta Fomo, acronimo dell’espressione inglese fear of missing out, ovvero la paura d’essere tagliati fuori. Una paura che si manifesta attraverso il desiderio di essere costantemente connessi, proprio per non sentirsi esclusi.

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Meno carne, più futuro

Che il nostro stile di vita non sia sostenibile lo sappiamo bene. Che dovremmo fare di più, pure. E fra le cose che quasi ognuno di noi potrebbe fare, soprattutto in Occidente, c’è, per esempio, la diminuzione del consumo di carne. Un consumo che, oggi, in alcuni paesi, è addirittura superiore ai 100 chili di carne pro capite. Ovviamente andrebbe fatto per contenere la produzione di gas serra e il conseguente surriscaldamento del nostro Pianeta. Ma anche per la nostra salute. E allora cosa stiamo facendo proprio su questo fronte? Non si tratta di cifre straordinarie, ma la tendenza è senza dubbio positiva. Nel piatto degli svizzeri c’è sempre meno carne, a dirlo è uno studio commissionato dall’associazione Swissveg.

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Il futuro è adesso

Troppo spesso, per sfuggire all’oggi, per non pensare all’assillo, alla sconfitta del presente, c’è chi finisce per nascondersi o per rivolgere il proprio sguardo altrove. Da Putin a Giorgia Meloni, loro, guardano al passato con grande nostalgia. Ma in questa pratica poco virtuosa va probabilmente collocata anche la corrente filosofica denominata longtermism che s’interroga sul come va pensato e progettato il nostro futuro a lungo termine. Perché le miserie del presente, viste sul lungo periodo assumono tutto un altro senso. Già, cosa ne sarà di noi fra migliaia o milioni di anni? 

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Plastica, riciclo impossibile

Lo sterco del diavolo non sono i soldi così come sosteneva qualcuno. È casomai la plastica, di cui solo una minima percentuale può essere riciclata. A dircelo è un recente rapporto stilato da Greenpeace. Il completo riciclo della plastica è soltanto una chimera. È una foglia di fico grazie alla quale si continua, senza nessuna vergogna, a produrre plastica usa e getta. Una montagna di rifiuti che finisce nell’ambiente, anche sotto forma di microplastiche che ormai ritroviamo ovunque. Eppure non stiamo facendo nulla per affrancarci da tutto questo. Certo, alcuni paesi hanno legiferato in materia, ma l’industria continua a produrre oggetti in plastica che ritroveremo presto sotto forma di rifiuti ovunque.

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Dahmer, il mostro dentro di noi

S’intitola “Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer” la nuova serie del regista, sceneggiatore e produttore televisivo Ryan Murphy sul serial killer Jeffrey Dahmer. Murphy, noto per aver creato serie di grande successo, come “Nip/Tuck”, “Glee” e “American Horror Story”, stavolta Murphy s’è cimentato con uno dei generi che va per la maggiore, il true crime. E quel che ne è scaturito è una serie disturbante, carica di angoscia, ma che restituisce bene come, per anni, il mostro di Milwaukee, spesso ritratto come un cannibale pazzo capace di sfuggire magicamente alla polizia, non aveva affatto una mente criminale. La maggior parte delle persone intorno a lui sapeva perfettamente che stava facendo qualcosa di sbagliato. Ma poiché Dahmer prendeva di mira uomini gay di colore, e invece lui era un uomo bianco, quegli infiniti avvertimenti sono stati semplicemente ignorati. 

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Fermiamo la fabbrica di plastica

Stando a ciò ci dicono le statistiche il nostro fabbisogno energetico è in continua e costante crescita. E la guerra in Ucraina ha soltanto scoperchiato, in modo inaspettato, il vaso di Pandora. L’ha fatto sbattendoci in faccia la nostra dipendenza dai combustibili fossili, in particolare dal petrolio e dal gas russo. Così, nel bel mezzo della crisi energetica in corso, malgrado tutti parlino di risparmio e di nuove strategie d’approvvigionamento, rispolverando addirittura il nucleare, la vera domanda è: perché abbiamo bisogno di così tanta energia? Per cosa la stiamo usando? Ma soprattutto chi sta facendo la parte del leone? Così, più che al singolo cittadino, l’attenzione dovrebbe forse essere rivolta altrove.

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Il diritto di elemosinare

Potrà urtare la sensibilità di qualcuno, eppure chiedere un aiuto economico, fare l’elemosina per strada è lecito. Non può essere vietato. Nemmeno in Svizzera. A sancirlo, lo scorso anno, era stata una sentenza della Corte di giustizia europea di Strasburgo. E proprio per questo motivo che, il Canton Lucerna, dopo aver revocato il divieto d’accattonaggio, ha fatto sapere che d’ora in avanti rilascerà, a tutti coloro che ne faranno richiesta, un permesso per elemosinare. Così che i mendicanti, con tanto di patentino che ne certifica l’autenticità, potranno tornare a chiedere ai passanti quel poco che serve loro per poter vivere.

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Goodbye ghiacciai

Mentre, in Europa, con l’arrivo dei primi freddi ci si prepara a fronteggiare la crisi energetica prodotta dallo stop di forniture di gas da parte della Russia, e quest’ultima intanto minaccia l’uso di armi nucleari nella guerra in Ucraina, c’è un’altra silenziosa e inarrestabile catastrofe ambientale che ci tocca tutti da vicino. Solo quest’anno i ghiacciai svizzeri hanno perso il 6% del loro volume. Ma per capire davvero l’entità del disastro va ricordato che finora era considerato “catastrofico” un calo del 2% annuo della massa di ghiaccio. Siamo ormai abbondantemente oltre e il requiem continua a risuonare funereo.

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