La quotidianità al tempo del Coronavirus

Passiamo la nostra vita a ripetere cose, gesti e comportamenti che chiamiamo abitudini. Le abitudini rendono la vita meno eroica, ma di sicuro più comoda. E tra le cose in assoluto più difficili, soprattutto con l’avanzare dell’età, è cambiarle. Così, ritrovarsi costretti tra le mura domestiche al tempo del Coronavirus, c’impone – oltre che un cambio di passo – anche di trovare nuove strategie e nuove abitudini per affrontare la quotidianità domestica.

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Quel bilancino tra economia e salute

“L’arresto del Ticino non è nell’interesse della Svizzera”, così dichiarava qualche giorno fa il presidente dell’Associazione dell’industria svizzera Hans Hess, il primo a criticare apertamente le decisioni del Governo ticinese di fermare cantieri e attività economiche non necessarie in questo momento. “Spero che il Ticino tornerà in sé e farà inversione di marcia. Un arresto completo come quello avvenuto in Ticino non è nell’interesse dei cittadini. Porterà problemi nella fornitura di tutta la Svizzera “. A ritenere illegali le scelte prese da Vitta, ci è poi messa anche la Confederazione.

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È arrivata la pandemia?

Lo spettro di una malattia infettiva in grado di propagarsi in tutto il mondo alleggia sull’Umanità fin dalla notte dei tempi. La pandemia, dal greco pan-demos, ovvero “tutto il popolo” si espande rapidamente seminando ovunque panico e morte. A rendere possibile il suo espandersi a macchia d’olio, la mancanza di un vaccino e quindi di difese immunitarie nei confronti di un agente patogeno altamente virulento.

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Pandemie nella storia: i numeri

1346-1353: la peste uccise 50 milioni di morti (il 60% della popolazione europea)

– Tra i 1000 e i 3000 casi di peste ogni anno in Asia, Africa e Sudamerica

– 1520 : Il vaiolo uccise metà della popolazione di Hispaniola e seminò il terrore in Messico uccidendo 150’000 persone (incluso l’imperatore) solo a Tenochtitlán

– XIX secolo: Sei diverse pandemie di colera causarono diversi milioni di morti in tutto il mondo

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Quel virus, nemico pubblico numero uno

C’è una verità inconfutabile che il più delle volte taciamo anche a noi stessi: le malattie infettive sono il killer numero uno dell’umanità. Più di 39 milioni di persone sono Hiv-positive, e, nel 2004, 2,9 milioni di persone sono morte di Aids, portando il totale di morti solo per questa malattia a circa 25 milioni. La tubercolosi e la malaria mietono ancora un numero piuttosto impressionante di vittime. Nel 2003, 8,8 milioni di persone sono state infettate dalla tubercolosi e tra queste ben due milioni sono morte.

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Olivetti e il virus del capitalismo

Negli anni in cui fu a capo della Olivetti dimostrò che investire sui propri operai, sulla cultura e sul benessere di chi in fabbrica ci lavora, significava avere una fabbrica più efficiente e una società più giusta e felice. Felicità, una parola considerata ancora oggi tabù quando si ragiona in termini di profitto, di capitalismo e di prodotto interno lordo. La lezione di Adriano Olivetti è stata il fatto di averci mostrato che un’idea di lavoro diversa da quella che ne fa ancora, troppo spesso, una forma di semi-schiavitù è necessaria. Ma soprattutto fattibile. Perché il capitalismo è un morbo, talvolta terribile. E al capitalismo di oggi, proprio come ai virus, manca l’intelligenza per capire che infettare e uccidere l’organismo ospite non può che andare contro il proprio stesso interesse.

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Legge sul clima, Greta bacchetta l’UE

La buona notizia è che l’obiettivo emissioni zero è stato finalmente inserito nella legislazione comunitaria. Quella cattiva è che ci s’impegnerà a farlo entro il 2050. Inoltre, la proposta di legge sul clima adottata dalla Commissione europea, non implicherà nessun obbligo preciso per gli Stati membri. Istituzioni comunitarie e nazioni europee dovranno adottare autonomamente le misure necessarie per raggiungere insieme l’obiettivo. Quindi ci troviamo di fronte all’ennesimo compromesso politico, a una misura con ogni probabilità addirittura inutile, che non è ovviamente piaciuta a Greta Thunberg e compagni.

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Quella sana abitudine alle notizie

Cosa succede quando i mass media online, proprio come lo è GAS, si pongono quale principale obiettivo quello di tenersi stretti i propri lettori? Semplice. Sia che si tratti di notizie, podcast o addirittura delle parole crociate. Un tempo i giornali cartacei potevano contare sui loro lettori. Sulle abitudini. Come il rituale del mattino: caffè e giornale. Ecco perché oggi per gli editori – alla fine poco importa se della carta stampata o dei media online – ciò che conta davvero è saper creare nuove abitudini attorno ai propri contenuti giornalistici.

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