Il NYT bacchetta Virginia Raggi

Per il New York Times, per quello che viene considerato da sempre come il quotidiano statunitense più importante e autorevole, vincitore di più di 100 premi Pulitzer, la faccenda è chiara. Lui non ha dubbi. La sindaca Virginia Raggi (ormai ex) “ha fallito nel tentativo di arginare il degrado della città di Roma”. Un giudizio severo che però è indicativo del pressapochismo e dell’approccio dilettantesco con cui, parte degli eletti del Movimento Cinquestelle, una volta ritrovatisi in plancia di comando, hanno dovuto fare i conti.

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La tempesta solare che non ti aspetti

Dopo la spagnola nel 1919, eccoci nel 2019 con il Covid-19. Ma tra le calamità che ciclicamente tornano puntuali proprio come le tasse, o peggio come la morte, non ci sono solo le pandemie. Guarda caso cent’anni è anche il tempo che solitamente intercorre tra una grossa tempesta solare e l’altra. E, stando a un recente studio, uno tsunami solare potrebbe distruggere Internet entro la fine del decennio. Esatto, ci potremmo ritrovare in un mondo senza internet dall’oggi al domani, sebbene tutto ormai ruoti attorno alle connessioni online. Così la domanda è: saremmo davvero pronti ad affrontare un avvenimento che, di colpo, ci catapulterebbe offline, in un mondo degno di un film catastrofico?

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Oetzi, tra maledizione e realtà

Quando si dice mummia, la maggior parte di noi, pensa subito all’antico Egitto oppure a un qualche film horror degli anni cinquanta. A pensarci bene, la mummia, nell’immaginario collettivo non è altro che un lontano parente dello zombie. Una specie di non morto. Immancabile poi, manco fosse una sorta di certificato di garanzia, è la maledizione che accompagna ogni mummia che si rispetti. Eppure Oetzi, la mummia ritrovata per caso sul ghiacciaio del Similaun trent’anni fa, al confine tra le montagne del Trentino Alto Adige e l’Austria, è anche tanto altro. Di certo non solo superstizione. In questi tre decenni, grazie alla scienza, Oetzi ci ha raccontato cose straordinarie riguardo alla vita dell’uomo di 5’000 anni fa.

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Ci vuole poco a inquinare molto

Il 5% delle centrali elettriche causa il 73% delle emissioni di gas serra prodotto dall’insieme di tutte le centrali elettriche del mondo. Andando quindi a colpire in maniera mirata proprio quelle centrali elettriche che, in ogni nazione, indossano la maglia nera, si potrebbe ottenere un abbattimento considerevole della produzione di anidride carbonica e di altri gas serra, con enormi benefici a livello globale. Facile no?

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La guerra di Greenpeace continua

Ci vuole senza dubbio un pizzico di follia e d’incoscienza per navigare controcorrente opponendosi alla distruzione del Pianeta, ma è esattamente quello che una dozzina di attivisti cercò di fare nel settembre del 1971 quando partì in nave con destinazione Amchitka, in Alaska, per impedire il test di una bomba atomica. Fu così che nacque Greenpeace. Accadeva mezzo secolo fa. E oggi, a cinquant’anni di distanza, la sfida continua per una fondazione che conta uffici regionali e nazionali in 21 Paesi e può vantare quasi tre milioni di sostenitori che pagano affinché Greenpeace continui a operare in favore dell’ambiente.

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Stop ai combustibili fossili, adesso!

Ve li ricordate gli Accordi di Parigi? Siglati nel 2015, riguardo al surriscaldamento climatico del Pianeta e al graduale aumento della temperatura, sancivano l’impegno di tutti i Paesi firmatari a restare ben al di sotto dei 2°C, ripromettendosi anche di limitare tale soglia a 1.5°C, come indicato dagli scienziati, per evitare le conseguenze peggiori. Ebbene, stando a uno studio appena pubblicato, se davvero volessimo limitare a 1,5°C l’aumento della temperatura globale dovremmo smettere oggi di estrarre dal sottosuolo combustibili fossili. Oggi, non domani. Né tra vent’anni, quando ormai sarà troppo tardi.

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Metalli preziosi, non dagli oceani

A minacciare gli ecosistemi e le profondità marine, ci si è messa anche l’estrazione mineraria. Proprio per questa ragione, in più di un’occasione, la comunità scientifica internazionale ha richiamato i governi del Pianeta sui rischi di questa pratica scellerata che danneggia gravemente gli oceani già alle prese con ben altri problemi non da poco come l’inquinamento e le conseguenze della crisi climatica. Oggi la (buona) notizia è che la stragrande maggioranza dei governi in accordo con le ONG e i gruppi che si battono per l’ambiente hanno votato per l’applicazione di una moratoria su queste miniere sottomarine di metalli preziosi.

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Alloggi sfitti, l’argento va al Ticino

Fra non molto andremo a votare sulle “pigioni trasparenti”, intanto però, a proposito di trasparenza, risulta che il totale degli appartamenti sfitti in Ticino è cresciuto ancora, superando le 7’000 unità. L’ultimo rilevamento statistico del primo di giugno di quest’anno parla chiaro. Un decimo dello sfitto in Svizzera si trova in Ticino. Con interi edifici fantasma che restano tali. Per alloggi vuoti, siano essi in vendita o in affitto, appena costruiti o in là con gli anni, a livello nazionale il Ticino si piazza secondo.

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Facebook, petrolio e fake news

Il nove agosto scorso è stato pubblicato il sesto rapporto di valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, noto anche come Ipcc. Quest’organo delle Nazioni Unite che raggruppa gli scienziati di 195 paesi ha stilato l’ennesimo rapporto scientifico sui cambiamenti climatici in atto. Le conclusioni a cui è giunto? Le attività umane stanno alterando il clima della Terra in maniera “inequivocabile” e “senza precedenti” rispetto alle ultime centinaia di migliaia di anni.

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Pesci e anfetamine, nuovi tossici

Chi l’avrebbe mai detto che perfino le trote possono avere problemi di droga. Le metanfetamine che, dagli scarichi umani, finiscono nelle acque di fiumi e di laghi, creano dipendenza anche nei pesci. A dircelo è uno studio recente che lancia l’allarme riguardo a questo fenomeno mostrandoci come, chi fa uso di questo tipo di droga, finisca per contaminare anche l’ambiente circostante alterando l’equilibrio degli ecosistemi acquatici.

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