La guerra di Greenpeace continua

Ci vuole senza dubbio un pizzico di follia e d’incoscienza per navigare controcorrente opponendosi alla distruzione del Pianeta, ma è esattamente quello che una dozzina di attivisti cercò di fare nel settembre del 1971 quando partì in nave con destinazione Amchitka, in Alaska, per impedire il test di una bomba atomica. Fu così che nacque Greenpeace. Accadeva mezzo secolo fa. E oggi, a cinquant’anni di distanza, la sfida continua per una fondazione che conta uffici regionali e nazionali in 21 Paesi e può vantare quasi tre milioni di sostenitori che pagano affinché Greenpeace continui a operare in favore dell’ambiente.

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Stop ai combustibili fossili, adesso!

Ve li ricordate gli Accordi di Parigi? Siglati nel 2015, riguardo al surriscaldamento climatico del Pianeta e al graduale aumento della temperatura, sancivano l’impegno di tutti i Paesi firmatari a restare ben al di sotto dei 2°C, ripromettendosi anche di limitare tale soglia a 1.5°C, come indicato dagli scienziati, per evitare le conseguenze peggiori. Ebbene, stando a uno studio appena pubblicato, se davvero volessimo limitare a 1,5°C l’aumento della temperatura globale dovremmo smettere oggi di estrarre dal sottosuolo combustibili fossili. Oggi, non domani. Né tra vent’anni, quando ormai sarà troppo tardi.

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Metalli preziosi, non dagli oceani

A minacciare gli ecosistemi e le profondità marine, ci si è messa anche l’estrazione mineraria. Proprio per questa ragione, in più di un’occasione, la comunità scientifica internazionale ha richiamato i governi del Pianeta sui rischi di questa pratica scellerata che danneggia gravemente gli oceani già alle prese con ben altri problemi non da poco come l’inquinamento e le conseguenze della crisi climatica. Oggi la (buona) notizia è che la stragrande maggioranza dei governi in accordo con le ONG e i gruppi che si battono per l’ambiente hanno votato per l’applicazione di una moratoria su queste miniere sottomarine di metalli preziosi.

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Alloggi sfitti, l’argento va al Ticino

Fra non molto andremo a votare sulle “pigioni trasparenti”, intanto però, a proposito di trasparenza, risulta che il totale degli appartamenti sfitti in Ticino è cresciuto ancora, superando le 7’000 unità. L’ultimo rilevamento statistico del primo di giugno di quest’anno parla chiaro. Un decimo dello sfitto in Svizzera si trova in Ticino. Con interi edifici fantasma che restano tali. Per alloggi vuoti, siano essi in vendita o in affitto, appena costruiti o in là con gli anni, a livello nazionale il Ticino si piazza secondo.

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Facebook, petrolio e fake news

Il nove agosto scorso è stato pubblicato il sesto rapporto di valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, noto anche come Ipcc. Quest’organo delle Nazioni Unite che raggruppa gli scienziati di 195 paesi ha stilato l’ennesimo rapporto scientifico sui cambiamenti climatici in atto. Le conclusioni a cui è giunto? Le attività umane stanno alterando il clima della Terra in maniera “inequivocabile” e “senza precedenti” rispetto alle ultime centinaia di migliaia di anni.

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Pesci e anfetamine, nuovi tossici

Chi l’avrebbe mai detto che perfino le trote possono avere problemi di droga. Le metanfetamine che, dagli scarichi umani, finiscono nelle acque di fiumi e di laghi, creano dipendenza anche nei pesci. A dircelo è uno studio recente che lancia l’allarme riguardo a questo fenomeno mostrandoci come, chi fa uso di questo tipo di droga, finisca per contaminare anche l’ambiente circostante alterando l’equilibrio degli ecosistemi acquatici.

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Il razzismo nell’era della disinformazione

Pensando ad alcune delle scelte politiche più eclatanti degli ultimi anni, risulta piuttosto evidente come la manipolazione di certe notizie, unita a una massiccia campagna di disinformazione, abbiano reso possibile l’impossibile. La vittoria di Donald Trump nel 2016 e, nel Regno Unito, il concretizzarsi della Brexit sulla scorta di una campagna referendaria all’insegna della propaganda che veicolava informazioni false o manipolate ne sono un fulgido esempio. E, in entrambi i casi, a far da grimaldello una serie impressionante di balle, o fake news se preferite, a sfondo squisitamente razziale.

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Tahiti, Macron si scusi per Mururoa

Quali sono stati i reali effetti degli esperimenti nucleari condotti nella Polinesia francese tra il 1966 e il 1996? Definire sconfortanti le conclusioni dell’inchiesta balzata agli onori delle cronache a marzo (leggi qui) è ancora poco. Dall’indagine denominata “Toxique” condotta dall’ONG Disclose emerge che, per decenni, il governo francese ha bellamente sottostimato i danni ambientali e le conseguenze sulla popolazione dei test nucleari effettuati a Mururoa. Lo sa bene anche Emmanuel Macron, proprio in questi giorni, in visita a Tahiti. Da più parti ci si aspetta che il presidente francese si scusi per quanto è accaduto.

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Clima, nessuno è al sicuro

Sull’intero Pianeta i cambiamenti climatici in atto stanno dando luogo a fenomeni atmosferici perfino più intensi di quelli che, solo pochi anni fa, erano stati previsti dagli scienziati. E se il recente nubifragio, che ha flagellato Germania e Belgio, avesse disastrato l’Italia, da sempre terra di dissesti idrogeologici, qualcuno avrebbe probabilmente puntato il dito contro la solita questione dell’incuria. Del territorio. Delle infrastrutture. Ma stavolta in ginocchio è la terra del carbone e dell’acciaio, la Germania. Forte, ricca e produttiva. Alluvioni e catastrofi naturali colpiranno l’Europa sempre più spesso. E l’apocalisse climatica è soltanto agli inizi.

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Ambiente che hai, lavoro che trovi

In un’azienda, quanto può influire l’ambiente di lavoro sul rendimento dei suoi dipendenti? Ebbene, le ricerche fin qui condotte, anche le più recenti, non hanno dubbi. Sentirsi perennemente con il fiato sul collo, non aiuta. Un ambiente di “emme” non potrà che influire negativamente. Al contrario, un ambiente di lavoro sereno e positivo, oltre a far lavorare meglio, soprattutto sul lungo periodo, si rivelerà maggiormente produttivo.

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