Blackkklansman

Non è che io abbia un debole particolare per i film con la dicitura “TRATTO DA UNA STORIA VERA”. Tutto sommato però a volte se ne trovano di davvero belli, e a quel punto non posso fare a meno di vederli come una moderna versione del concetto di ballata o saga, un modo attuale di raccontare una storia che un regista ritiene debba essere ricordata. E se c’è qualcuno che sa raccontare le storie come se fossero ballate è Spike Lee

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Sulla mia pelle

La seconda opera del regista italiano Alessio Cremonini racconta l’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi, il giovane geometra romano morto per via delle percosse subite durante la detenzione in attesa di un processo per possesso di droga, uno dei (purtroppo molti) episodi di violenza istituzionale nella Penisola. Il ritratto di una parte d’Italia in cui l’omertà e l’abuso di potere continuano a essere una realtà, una realtà che solo un regista italiano può capire fino in fondo

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Ares

Ares è ambientato nel futuro, un futuro tetro, una Parigi di baracconi e banlieue, in un Paese dove oltre metà della popolazione è disoccupata, e il potere è ufficiosamente detenuto da potenti multinazionali farmaceutiche, che vanno effettivamente a formare un regime. Ma le turbolente masse vanno irretite, e dove non riesce la violenza riesce lo sport; le case farmaceutiche finanziano dei campioni, dei combattenti pesantemente dopati, che si scontrano disarmati su un ring – il vincente mostra che i prodotti della sua casa sono migliori.

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Dead Snow 2 – Red vs. Dead

Semplice? Sì, ma non stupido. Il film mantiene un’aura ridicola senza mai però sospendere il timore per il nemico, dando vita a una combinazione di emozioni che ci accompagnano in un’ora e quaranta di divertimento puro; sia per la goduria nel vedere un’orda di zombie nazisti (con tanto di Tiger IV!) imperversare per le campagne massacrando odiosi turisti americani, sia per le risate nel vedere le disavventure di personaggi imbarazzanti e con una comicità stupendamente naturale e realista.

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The dawns here are quiet

“The dawns here are quiet”, rilasciato sia come film che come serie tv visionabile su Youtube. Basata sulla novella del 1969 di Boris Vasilyiev, la serie segue le vicende di un sergente sovietico, Fedot Vaskov, relegato a uno dei tanti marginali ruoli presenti nell’immenso fronte orientale della seconda guerra mondiale. Un’opera che non si concentra sull’enormità della guerra e sulle estremità della vita nell’Unione Sovietica, ma sui particolari e sugli eventi che non entrarono mai nei libri di storia

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Bronson

Bronson è un maniaco violento, il cui unusuale hobby è di denudarsi, ungersi e lanciarsi in selvagge risse con chiunque capiti. Ha all’attivo 34 anni di prigione in oltre 120 carceri britanniche, di cui 30 in isolamento, data la sua abitudine a prendere in ostaggio un prigioniero qualunque con il solo scopo di potersi misurare con la dozzina di guardie armate di manganello accorse per ristabilire l’ordine. “Bronson”, film del 2008 diretto da Nicolas Winding Refn e con Tom Hardy come protagonista, non cerca di spiegarci perché Bronson è ciò che è, ma semplicemente cosa è.

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Bright

Bright, del regista David Ayer, usa come incipit un mondo dove l’umanità non si preoccupa del proprio colore della pelle, ma le differenze di classe sono semplicemente dovute alla specie; un mondo moderno dove coesistono elfi, orchi e magia. Nell’interessante creazione di Ayer, il sempreverde Will Smith funge da tramite tra i due mondi, una volta entrato in contatto con il suo nuovo partner di pattuglia, l’orco Jakoby, pesantemente discriminato e assunto solo in base a un programma governativo per la multiculturalità.

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Get out

Il film è diretto e scritto in modo magistrale, una spirale di realtà assurde e angoscianti che prendono forma sempre più rapidamente, travolgendo il protagonista, che si vede costretto ad affrontare la prospettiva di un destino tanto orribile da potervi preferire la morte. Il film cerca anche di porre la lente sulle questioni razziali negli Stati Uniti, suggerendo come le élite bianche e il potere economico possano avere potere assoluto sulle classi meno agiate come appunto le minoranze afroamericane.

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Tau

Pur essendo un’opera cinematografica assolutamente godibile, “Tau” ci porta a interrogarci sul tema dell’intelligenza artificiale, che secondo alcuni è persino destinata a estinguere quella biologica. Nonostante esistano molte e variegate correnti di pensiero sul tema, il film sceglie di non profilarsi, ma invece ci lascia con un avvertimento, un assunto fondamentale su cui costruire il proprio pensiero: l’intelligenza è intelligenza, e se decidiamo di proseguire su questa strada, non sarà possibile nascondersi dietro alla differenza tra carne e metallo.

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