L’architettura della crudeltà

“Quello dell’architetto è un mestiere antico come cacciare, pescare, coltivare ed esplorare. Dopo la ricerca del cibo viene la ricerca della dimora. Ad un certo punto, l’uomo, insoddisfatto dei rifugi offerti dalla natura, è diventato architetto.” Ad affermarlo è Renzo Piano. Ma non del passato voglio occuparmi. Di un tempo passato dove anche Erode, definito “il re crudele”, amava l’architettura e godeva nel vedere costruire palazzi e fortezze, ma bensì dell’architettura attuale delle grandi città. Un’architettura che è diventata nemica dell’uomo, studiata e progettata per respingere e non per accogliere le persone.

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Louise Michel, l’opera più bella di Banksy

a cultura è fredda, asettica e l’arte astratta. Ma chi lo dice? L’arte non salva solo le anime, ora, praticamente, anche delle vite umane. Come riportato dal Guardian, il 27 agosto, 89 persone sono state salvate nel Mediterraneo grazie alla nave Louise Michel, acquistata e finanziata a partire dallo scorso anno da Banksy, il misterioso artista. La barca, una motovedetta civile dipinta dall’artista di rosa shocking e che raffigura una bambina aggrappata a un salvagente a forma di cuore, è stata pensata per il soccorso dei migranti nel Mediterraneo.

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Mattmark, un iceberg caduto dal cielo

Ricorreva ieri il cinquantacinquesimo anniversario della più grande sciagura alpina della Svizzera moderna, quella della valanga di ghiaccio che s’è abbattutta sul cantiere della costruzione della diga del Mattmark, la più grande in Europa. Un simbolo delle talvolta drammatiche vicende della migrazione italiana. Storie poco edificanti di sfruttamento e prevaricazione. Di uomini in cerca di lavoro che invece trovarono la morte.

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Morto, ma non per caso

Il discorso d’investitura di Kamala Harris come candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti al fianco di Joe Biden in uno dei suoi passaggi diceva che “contro il razzismo non c’è vaccino”. Le forme in cui il razzismo si manifesta e accompagna quotidianamente la popolazione non solo afroamericana si presenta sotto diverse forme, ma quella che provoca più vittime è la violenza della polizia contro le minoranze.

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L’intelligenza dei depressi

“Uno specchio per guardarsi in viso, l’arte per scrutare l’anima”, a sostenerlo era lo scrittore e drammaturgo inglese George Bernard Shaw. Il recente lockdown ha messo a dura prova tutti noi. Non soltanto dal punto di vista economico e sociale, bensì anche da un’angolazione più profonda e complessa, quella dell’anima. Ci siamo specchiati nella depressione momentanea, come reazione a ciò che stavamo vivendo, poco importa se passeggera o duratura. L’abbiamo combattuta o ci siamo lasciati andare al suo volere, ma ora sappiamo che non tutto il male di vivere vien per nuocere, infatti secondo alcuni ricercatori canadesi vi sarebbe una stretta correlazione tra livello di ansia, paura, depressione e intelligenza.

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Polveriere a cielo aperto

Il disastro accaduto a Beirut ha riportato alla ribalta il problema delle sostanze pericolose stoccate o trasportate. L’intera area portuale rasa al suolo e una città già messa in ginocchio dalla pandemia e dalla crisi economica deve ora fare i conti con il dolore, la rabbia e la devastazione. Il triste esempio di quanto è accaduto alla capitale libanese fa parte dei potenziali incidenti che possono accadere ogni giorno in qualsiasi parte del globo. Disattenzione, irresponsabilità, sottovalutazione, negligenza, dimenticanza e mancanza di volontà rispetto al cambiamento, creano sempre più spesso le condizioni che portano a disastri ambientali e tragedie umane. E Beirut non è che l’ultimo esempio di una lunga serie.

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Donald, let’s tweet again

Non è il leitmotiv di Chubby Checker in voga agli inizi degli anni Sessanta, ma il tormentone che ha accompagnato l’intero mandato di quel mattacchione del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Una vita apparentemente spensierata, fatta di castelli in aria, di orchi feroci e magici incanti. Giornate annoiate che si inseguivano pigre, all’insegna del divertimento, dell’effimero e della goliardia. Tanto l’economia tirava. Ma ora che gli anni si fanno sentire e l’orologio accorcia le ore, soprattutto quelle che mancano alla scadenza del suo mandato, come d’incanto anche i dubbi del presidente miliardario affiorano e quasi per miracolo si esplicitano. “Avrò forse esagerato con qualche tweet?”

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Appartamenti asfittici

Gru ovunque, segno che si continua a costruire. Che il mattone tira. Tanti appartamenti, eppure molti sono vuoti. Di un prato non si vede neppure più l’ombra. Cosa spinge a costruire all’impazzata e a ricoprire ogni filo d’erba, lasciando il posto a lastricati di cemento, autosili e palazzi fantasma? Almeno per una volta però, dai, siamo i primi della classe, in Svizzera siamo il Cantone con più alloggi sfitti. Sono quasi cinquemila gli appartamenti che non hanno ancora trovato un inquilino.

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Scegliere di vivere da depressi

Il “male di vivere” di Montale, il “cane nero” di Churchill, il “dono terribile” del poeta Byron o la “nobiltà della malinconia” di Kant. Diversi appellativi per definire una sola cosa. La depressione. Uno stato che a volte non ci permette quasi di vivere. Eppure c’è chi continua a farlo, incanalando tristezza e malinconia. Come hanno fatto personaggi divenuti poi famosi grazie alle opere partorite dalla loro straordinaria sensibilità che, in questo particolare stato, si amplifica e viene messa a nudo

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