L’era del cinghiale radioattivo

Facciamo fatica a stoccare le scorie radioattive, non abbiamo più dove depositare l’acqua di raffreddamento dei reattori, non riusciamo a dimenticare il disastro di Chernobyl e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze, mangiando selvaggina e funghi radioattivi. Spesso i cacciatori si vedono costretti a buttare il loro bottino di caccia, soprattutto pensando ai cinghiali abbattuti in Ticino in questi giorni, dato che risultano essere ancora fortemente contaminati dal Cesio 137, un isotopo radioattivo

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Suicidio e il sottile filo del disagio

Viviamo in un paradiso, in una cartolina in cui nulla sembra essere fuori posto, ma chi siamo e come stiamo in realtà? Viviamo in una realtà difficile, in una gabbia dorata, abusando di psicofarmaci per aiutarci a stare a galla, ingurgitando regolatori dell’umore per uniformarci, antidepressivi per non lasciarci andare a fondo, un goccetto per tirarci su e una striscia per sballarci un po’. Soddisfatti e appagati. Burattini sostenuti da quattro fili e nulla più. Soli sempre. E quando poi il filo si spezza, termina anche lo spettacolo.

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Pioppi, gli eroi del nostro tempo

Una ricerca italiana afferma che i pioppi svolgono un lavoro davvero prezioso, per noi e per l’ambiente. C’è infatti una varietà di pioppo, un albero abbastanza comune, che è capace di assorbire e accumulare nelle proprie radici il diottilftalato, uno dei principali composti microinquinanti derivanti dalla produzione di materie plastiche come PVC, cuoio artificiale, materiale da imballaggio, profumi, smalti per unghie, vernici, pesticidi, tubi, cavi e molti altri articoli presenti nella nostra quotidianità.

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Apprendisti e la piaga delle molestie

In Svizzera un giovane su tre subisce, sul proprio posto di lavoro, molestie, mobbing ma deve anche fare i conti con lo stress lavorativo e talvolta perfino con allusioni a sfondo sessuale. Tutto ciò in un momento delicato per lui, dove non sa se la strada intrapresa sia quella giusta, mentre mille domande senza risposta gli balenano nella mente e la confusione regna assieme alla consapevolezza di dover fare i conti con un futuro incerto.

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Nessuno in terra straniera o straniero in terra di nessuno?

Durante il nostro incedere quotidiano, ci siamo mai messi nei panni di una persona catapultata in terra straniera? Abbiamo mai pensato alle loro angosce, alla sofferenza che si portano appresso, come unico bagaglio? Non parlo di noi che giochiamo a fare i cretini sull’Isola dei Famosi, o dei Peter Pan, eterni bambini che se la spassano sull’Isola che non c’è. Parlo di loro, degli stranieri.

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Salvini zittito: il silenzio degli impotenti

Salvini, che come vuole la migliore tradizione leghista, ce l’ha sempre duro, non demorde mai e, anche quando la contestazione si fa sempre più dura, macina comizi su comizi, rimbalzando da una città all’altra. Lui, il leader indiscusso, il celodurista del momento, tiene alto il motto della Lega e vola da un impegno lavorativo all’altro, con l’agilità di una libellula e con un guardaroba di magliette da far invidia a Lapo Elkann. Perché lui lavora, lavorare stanca e spesso fa anche sudare. Ha sempre pronte anche le felpe, ma quelle no, ora è caldo. Fa quasi tenerezza, il pover’uomo.

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Vita da migrante

Migrazione è una parola che scotta ed è sempre attuale, ma mai come ora si abusa del termine nel definire migrante ogni persona in un perenne vagare verso nuove mete. La dura vita fatta di sacrifici del mondo contadino del XIX secolo nella Svizzera italiana, ha costretto migliaia di persone a cercare alternative lontano da casa. Chi negli Stati Uniti, chi in Australia, chi in America latina.

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Vite in transito

Quattro stracci infilati alla bell’e meglio in una sacca sgangherata o in un grande lenzuolo annodato ai quattro angoli. Giorni di cammino in fila indiana, a volte ne cade uno, a volte un altro non ce la fa. Devono andarsene dal loro Paese, da dove sono nati, cresciuti. Via dai loro riferimenti, dai ricordi, gli unici oggetti preziosi, spesso avvolti dal dolore, che nessuno potrà mai portar loro via.

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Storia di una sopravvissuta all’atomica

Il 6 agosto del 1945, “Little boy” viene sganciato su Hiroshima da un B-29, il bombardiere chiamato Enola Gay, nome scelto in onore della madre del comandante. Tre giorni dopo è il turno di “Fat Man” su Nagasaki. Un anno dopo, la gente moriva ancora per le cause dirette – ustioni e radiazioni – e col passare degli anni molti di loro, moriranno colpiti dal cancro e dalle più disparate patologie dovute alle radiazioni rilasciate dallo scoppio della bomba atomica. Innumerevoli saranno anche i casi di malformazioni alla nascita.

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