Denunciarlo? Mah, non saprei…

Ovvero la cronaca di una morte annunciata. Dal momento che ogni tre giorni una donna muore di morte violenta, ricordo ancora una volta, per la terza, questa drammatica realtà che riguarda tutti noi, in un modo o nell’altro, una vergogna della quale non se parla mai abbastanza soprattutto se consideriamo il fatto che sono ancora troppo poche le donne che trovano la forza di denunciare il proprio aguzzino.

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Piccoli uomini? Parliamone!

Ci sono grandi uomini, uomini brillanti, uomini mediocri e uomini cosi così. Poi ci sono i piccoli uomini, i peggiori. Quelli ai quali non si addice neppure l’appellativo di uomo. Sono piccoli, non perché fragili indifesi e bisognosi di affetto, come cantava Mia Martini, ma perché oltre ad avere una bassa caratura morale, possiedono una grande bastardaggine innata accompagnata ad una vigliaccheria difficilmente eguagliabili. Per carità, sia chiaro, mica stiamo parlando dell’intera categoria, ma solo di alcuni. Tanti quanti bastano.

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Il bollettino della violenza sulle donne

Quando il tre non è più un numero perfetto. In Svizzera ogni tre settimane una donna muore per le violenze fisiche subite. Nella vicina penisola, una donna viene uccisa ogni tre giorni. Una donna su tre subisce un atto di violenza nel corso della propria esistenza o conosce da vicino altre forme non meno gravi di abuso. Ogni tre minuti in qualche parte del mondo, una bambina o una ragazza muore a causa delle violenze. Ma queste sono solo una parte delle cifre di un bollettino di guerra giornaliero.

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Diversity Swiss Army: il diverso che disarma

La formidabile armata di mamma Helvetia è troppo avanti. Adesso, dopo gli omosessuali, ha concesso anche ai trans il privilegio di potersi arruolare nella “Diversity Swiss Army”. Che culo, dai, a pensarci bene è anche meglio di un 6 al Lotto. Già solo il nome è un invito ai buoni sentimenti, una porta spalancata a condivisione e solidarietà. Diversità.

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