L’ombelico del bosco

Molto ma molto tempo prima che Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti le facesse il verso con “L’ombelico del mondo” , la mia nonna materna mi aveva indottrinato per bene circa l’ombelico del bosco, costituito a seconda dei casi da un ristagnante acquitrino, da una muschiosa pozza d’acqua, da una veneranda e vecchissima pianta o da una forra assolutamente intricata che determina il vero centro vitale della foresta.

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Carlo porta, tarlo di nobili e preti

Carlo Porta, poeta civile e non solo dialettale, inarrivabile fustigatore dei lardosi privilegi detenuti dai saccenti quarti di nobiltà e dalle ipocrite schiere clericali, lasciò la sua Milano il 5 gennaio del 1821, troppo giovane per la sua tempra libertaria di popolano dotto, assai cauto di fronte ai lacci di un illuminismo spesso aristocratico che si traduceva in una sorta di teologia laica in cui al principe era demandata la funzione del sacerdote unico e incontestabile.

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L’ombelico del bosco

Molto ma molto tempo prima che Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti le facesse il verso con “L’ombelico del mondo” , la mia nonna materna mi aveva indottrinato per bene circa l’ombelico del bosco, costituito a seconda dei casi da un ristagnante acquitrino, da una muschiosa pozza d’acqua, da una veneranda e vecchissima pianta o da una forra assolutamente intricata che determina il vero centro vitale della foresta.

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La tenace Kane, decana del mondo

Il 2 gennaio del 2022 è proprio il giorno in cui Kane Tanaka, giapponese così longeva da rilanciare i rosei sogni del poppante del Sol Levante, si è apprestata a spegnere 119 candeline, soffiando magari sulla torta di panna e lamponi come un educato passerotto e non alla maniera dello spavaldo stantuffo: la donna più senile al mondo, attuale Decana dell’Umanità, condensa l’inno della persistenza opposta al ferreo teorema della transitorietà.

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Arturo e l’arte spazzatura

Si chiama Arturo Bordalo ed è un artista di strada che trasforma mirabilmente la spazzatura in arte. Lo incontri per le animate vie di Lisbona, con la sua scanzonata aria di esponente di quella “street art” che ritraduce le città in prolifici musei dove il biglietto costa una moneta e dove il cicerone è lo sguardo rapito da quelle opere da laboratorio urbano, così pimpante nel proporre, di sorpresa in sorpresa, un inedito tratteggio che dirotta piacevolmente le cadenze del passeggio.

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Montemurlo e l’abete di Hitler

Non è una ragazzata da liquidare con il solito disinvolto ” Evabbè” né tanto meno una veniale minchionata: a Montemurlo, centro che si ritrova a metà strada tra Prato e Pistoia in Toscana, pericolosi ignoti non solamente idioti, hanno nottetempo appeso all’albero di Natale, di fronte al municipio, una dozzina di indigeste e provocatorie palle di ispirazione nazista, riportanti l’immagine di Adolf Hitler, inscritta in un cuore rosso.

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Ebenezer Scrooge e il canto di natale

Chi non conosce, per lo meno in modo vago e abbozzato, il più famoso dei racconti di Natale di Charles Dickens scagli per primo un torrone duro di Cremona o di Tremona, come campanilismo suggerisce. Il capolavoro dello scrittore considerato il fondatore del ” Romanzo sociale” regge gagliardamente nel tempo e gorgheggia la sua inossidabile ricchezza di tematiche sin da quando uscì, nel dicembre del lontanissimo 1843, a cura della casa editrice Chapman & Hall.

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Presepio senza pax con pastori no vax

Che mi venisse uno stranguglione di quelli feroci ma tra le statuine del presepio, nonostante la presenza di Greta Thumberg e di un paio di virologi provenienti dai banchetti di San Gregorio Armeno, serpeggia un caotico subbuglio, così lontano dallo spirito natalizio da indurre la cometa a una deviazione di rotta che rischia di depistare i Re Magi, bravi ragazzi ci mancherebbe ma anche viaggiatori bisognosi di una luminosa bussola dai contorni a stella.

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