Trump è di nuovo online

Ringalluzzito e voglioso di rivincite contro un sistema sfacciatamente ostile, l’ex capo della Casa Bianca rilancia alla grande la campagna autoreferenziale: la sua piattaforma social, nuova di pacca e fondata sullo spacca spacca, dribbla le tonnellate di ban a suo carico, solleva il ditone medio agli ostruzionismi di Facebook e Twitter e promette un bombardamento a tappeto di comunicazioni riservate esclusivamente ai suoi follower. Milioni di follower, su cui esercitare una costante e asfittico “fullpower”.

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Ma cosa è poi mai il lavoro?

Con l’arrivo del Primo Maggio, oltre alla opportuna consuetudine di impugnare una bandiera e di fiondarsi in piazza per celebrare l’onore e la difesa del ruolo del lavoro nella vita di ognuno, lievitano legittimamente, anno dopo anno, gli interrogativi sulla drammaticità di un sistema che offre claudicante occupazione privilegiando la radicalità di un cambiamento che porta alla deriva della sottooccupazione, nella gioiosa consacrazione della regalità del lavoro nero, paragonabile a una polpetta mezza avvelenata e mezza impastata con una esagerazione di pangrattato subordinato e mal pagato.

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E Gagarin 60 anni fa disse: “poyekhali”

Yuri Gagarin, il primo uomo nello spazio: era il 12 aprile del 1961 e alle 9:07, ora di Mosca, dalla base di Baijkonur in Kazakistan, decollava la Vostok 1, prima navicella spaziale con un equipaggio umano. Fu una emozione indicibile per i miei dieci anni con i piedi ben piantati al suolo e ancora oggi quel “partiamo”, ovviamente pronunciato in russo subito dopo il lancio, profuma di mito e di leggenda.

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