Il più forte della classe

Il Ruggiu era come gli Stati Uniti e io l’Unione Sovietica. Mi manca quell’avversario così dignitoso e leale. Mi manca la semplicità di quelle botte schiette, delle prove di forza da branco. Semplici, pulite nella loro infantile violenza. Oggi tutto è diverso e la rabbia te la devi tenere e inghiottire troppo spesso. Oggi ci sono i Quadri, i Robbiani, i Borghezio, i Salvini e le Pantani E avrei disperatamente la voglia di trovarmi con loro anche solo un momento, uno solo, su quel prato spelacchiato. Tornare indietro per cambiare il futuro. Il confronto schietto, pulito, senza trucchi.

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Signora Segre vaff*****o

Un commento rimasto per un giorno sulla bacheca di Quadri. Vergognoso, crudele, offensivo e antiebraico. Però per il tignoso codino è la sinistra a essere antisemita.
Lorenzo Quadri lo sa, anche se probabilmente non gliene frega niente. Lui legge i commenti della sua pagina, non ci prenda in giro. E se non lo fa, sapendo la feccia che spesso gironzola tra le sue gambe dovrebbe farlo.

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Uomini neri e cani

“Mi avevano avvertita che avere una famiglia mista avrebbe comportato tante battaglie, ma mai e poi mai, avrei creduto che più si va avanti con gli anni e più si va indietro con l’umanità.”

Le parole scritte sopra sono di Martina, lettrice di un sito online della Maremma, una donna che ha deciso di condividere la vita col suo compagno. Solo che il suo compagno è marrone.

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Liliana Segre e i deliri di Quadri

La misura è colma. Ci dev’essere uno stop a dichiarazioni così imbecilli e spaventose. Se pensavate che Quadri avesse superato il limite dovete ricredervi. Ieri Lorenzo Quadri ha grattato con le unghie la melma del suo secchio, sollevando nuvole di fango maleodorante come non si era mai visto. Ecco perché mi sento anche io, ci sentiamo noi, di chiedere scusa a Liliana Segre, alle vittime dell’intolleranza, chiedere scusa perché noi siamo migliori. Siamo diversi. Non viviamo di astio come Quadri.

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Galeazzi e la tregua di Natale

Galeazzi è finito idealmente nel nostro presepe, e tra luci ammiccanti, pastori e pecorelle ha trovato anche lui il suo posto.
Come per la tregua di Natale, a volte dispiace pensare di essere su fronti contrapposti, sappiamo però che domani ricomincerà la vita vera, quella delle bombe e delle pallottole che fischiano e non ci sarà pietà per nessuno. È la politica, sono le idee, che non possono trascendere donne e uomini. Penso però che a volte tutti noi avremmo bisogno di una tregua, per smetterla di accapigliarci, anche per motivi più che nobili, sederci e bere un bicchiere di vino.

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