La lezione di vita di Ezio Greggio

Biella aveva negato la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. Recentemente ha deciso di darla invece al celebre comico Ezio Greggio, che l’ha però rifiutata: “…per coerenza e rispetto a quelli che sono i miei valori, la storia della mia famiglia…”

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La destra difende dalla paura?

Un assunto che molti a sinistra non vogliono o non riescono a vedere dipinge questi ultimi anni di politica europea, dove le destre, soprattutto estreme e sovraniste continuano ad avanzare.

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Legnate tra rossi e neri

Un fenomeno abbastanza marcato e che non si può negare è l’influenza politica nelle tifoserie. Lo vediamo anche da noi nell’eterno derby hockeystico tra Ambrì-Piotta e Lugano, le due squadre che dividono idealmente Sopra e Sottoceneri. Più marcatamente di sinistra la tifoseria biancoblù, più orientate a destra (spesso in quella estrema) alcune frange ultras luganesi. Squadre di sinistra o di destra, con tifoserie che seguono le ideologie alla base di certi scontri, non fanno in fondo che riprodurre la società. Come possiamo vedere dalle cifre, a dominare nel tifo violento è l’estrema destra.

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La musica stonata dei cori razzisti

È tollerabile, nel calcio, essere espulsi solo perché si reagisce a sequele di insulti e improperi?

Decisamente sì, è quello che è successo recentemente, durante l’ennesimo coro razzista, al giocatore brasiliano della Shakhtar Donetsk, Taison Barcellos Freda.

Come Balotelli poco prima di lui, esasperato dai continui sfottò razzisti dei supporter della Dinamo Kiev, ha mostrato il dito medio e ha scagliato la palla sugli spalti, per poi mettersi a piangere.

Risultato? Espulso. Era successo anche a Balotelli, che nella partita di Verona Brescia di domenica 3 novembre scorso, aveva reagito agli insulti, rimediando un’espulsione poi però ritirata da parte dell’arbitro che aveva appurato i fatti.

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Pamini e il goulash senza paprika

C’è un aspetto della vittoria di Marco Chiesa che ai più depressivi non è sfuggito. Parlo del valzer macabro dei subentri. Eh già, perché ad ogni cadregotto occupato in alto, corrisponde a cascata uno vuoto dietro. Perché se Marco Chiesa se ne va agli Stati, per chi se ne fosse scordato, Piero Marchesi arriva baldanzoso a sistemarsi sulla sedia ancora calda del collega.

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