Le stanze dell’anima

“Tutta l’infelicità dell’uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo”. Chissà se in queste parole e tra le ipotesi di lavoro di Blaise Pascal c’era anche quella che, oggi, da distopia immaginata in tanti romanzi, film o serie tivù si è fatta realtà. Difficile dirlo. Ma, oggi, la vera infelicità sta tutta nell’incertezza che abbiamo di fronte. Nel non sapere quanto tempo ci vorrà per tornare a sorridere, dimenticandoci finalmente della distanza sociale e di tutto ciò che ora ci è imposto e limita la nostra libertà personale. Nel vuoto che non sappiamo come colmare. O che ci ostiniamo a riempire compulsivamente per non pensare ad altro.

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Coronavirus? Risposta sbagliata

Avete presente quel suono che segue la risposta sbagliata del concorrente di un quiz televisivo? Quel beep che accompagna e sottolinea l’inciampo, l’errore di chi si ritrova a dovere decidere cosa dire in appena una frazione di secondo, scegliendo fra più di una possibilità? Quel beep in questi giorni è risuonato e ancora risuona di fronte alle risposte che accompagnano ovunque l’emergenza Coronavirus.

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Di posti letto e altre catastrofi

Alla domanda del giornalista del telegiornale della Svizzera romanda che gli chiedeva in quanti giorni i posti di terapia intensiva disponibili in Ticino sarebbero verosimilmente andati esauriti, sommersi da pazienti come sta capitando nella vicina Lombardia, Daniel Koch, il capo della divisione malattie trasmissibili dell’Ufficio federale della sanità pubblica, ha candidamente ammesso che “se si continua di questo passo, verso lunedì prossimo le cure intensive rischiano di essere piene.”

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“Al mondo non c’è nulla di stabile…”

I cambiamenti nella nostra vita, nel nostro corpo, nelle relazioni come pure nel luogo in cui viviamo, il nostro Paese ma anche il mondo stesso sono eventi imprevedibili e incontrollabili che ci sorprendono sempre perché poggiano sulle sabbie mobili. Il virus che saltella da un individuo all’altro in questi ultimi giorni invece è un’altra cosa. Lui le certezze ce le mostra in tutta la loro pericolosità. Purtroppo per la consapevolezza di quello che può succedere, ma anche per fortuna, perché ci mostra come poterlo combattere e, speriamo presto, fermare.

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La scopa del sistema

In questi giorni di paura e delirio da coronavirus – o Covid-19 che dir si voglia – è davvero difficile trovare altro tra le notizie che si affastellano manco ci trovassimo di fronte a un bollettino di guerra. Difficile ma non impossibile. Ancora resiste la scopa che sta in piedi da sola. Una notizia completamente falsa che però ha mandato il web in tilt. Proprio così. Da giorni se ne parlava sui social, come di un fenomeno legato a un giorno più speciale degli altri.

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Quo vadis, coronavirus?

“La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà!”, era uno degli slogan in voga alla fine degli anni settanta. Apparve sui muri della facoltà di Lettere dell’Università di Roma. Già motto anarchico alla fine dell’Ottocento, prima ancora che dal movimento studentesco, fu adottato nel Sessantotto dalla contestazione giovanile. Proprio così, grazie a Dio, una risata ci seppellirà tutti. L’unica certezza, in questi giorni di paura e angoscia, è questa. Mentre il conta-morti viene aggiornato di ora in ora, c’è chi col passare dei giorni, il coronavirus, lo ha già definito come la tempesta perfetta.

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Pizza e cocaina

Ma quale pizza, dai. O chissà quale altro fast food recapitato direttamente a casa. Oggi i veri affari si fanno con la consegna della roba, intesa come droga, a domicilio. Ti rimane solo l’imbarazzo della scelta. Te la ordini stando comodamente seduto in poltrona. Ormai funziona così anche da noi. Con un sms o una telefonata in cui specifichi cosa e quanta ne vuoi e nel giro di poco ti ritrovi con il tuo “fattorino” di fiducia che sull’uscio di casa ti consegna lo sballo che cercavi. La più gettonata rimane la cocaina. In Svizzera, il suo consumo è più che raddoppiato negli ultimi cinque anni.

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Quel mestiere da influencer

Massimiliano Ay e Lea Ferrari, i due deputati comunisti in Gran Consiglio, non ci stanno. Non a questo gioco. Non di fronte a certe scemenze che sembrano figlie della peggior televisione berlusconiana, di quel trash che ormai si diverte a rincorrersi dando il peggio del peggio di sé. Un po’ ovunque. In maniera globale e totale. Come nel caso di Camilla Neuroni (un cognome d’arte, vero?), la giovane luganese rimbalzata agli onori delle cronache per aver esibito con grande generosità il proprio fisico da Barbie e un canotto al posto delle labbra, all’interno del reality di MTV Italia “Riccanza”.

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