E del cul fece trombetta

“Ed elli avea del cul fatto trombetta.” È la metafora irriverente con cui Dante chiude il canto XXI dell’Inferno. Una metafora su come il suono del peto sia in questo caso equivalente a quello delle trombe delle bande militari. Trombe e bande che oggi dovrebbero forse far risuonare la carica proprio sull’impatto di certi inquinanti, ben più impattanti perfino della CO2. È il caso per esempio del metano prodotto in gran parte negli allevamenti intensivi dai batteri presenti negli intestini dei ruminanti, un gas che è aumentato senza sosta anche durante la pandemia.

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Quando la patata scarseggia

Originaria delle Ande, la patata è stata innanzitutto uno degli alimenti principe nella dieta degli Inca, che ne svilupparono un gran numero di varietà adattandole ai diversi terreni e climi delle regioni da loro abitate. In Europa ci arrivò con i conquistadores spagnoli del Perù. Le prime notizie scritte della patata sono del 1537. Ma prima di finire nei piatti di buona parte della popolazione europea, per parecchio tempo, sarà considerata più come una pianta ornamentale, da giardino botanico, coltivata per i suoi fiori o come un cibo al massimo adatto agli animali.

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Shell e la scoppola presa in tribunale

Se la politica e i governi decidono di non decidere e magari lo fanno proprio per prendere tempo, non è detto che a quel punto la partita sia per forza chiusa. Può infatti capitare che ci sia la giustizia a metterci una pezza. Così ogni tanto cade anche Golia. È quanto è successo nei Paesi Bassi, dove un tribunale ha imposto al colosso petrolifero britannico-olandese Royal Dutch Shell di tagliare del 45% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030, e non del 20% così come Shell aveva annunciato di voler fare.

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L’Europa, Amazon, le tasse e i dolori

Amazon non dovrà restituire al fisco del Lussemburgo i 250 milioni di euro che, secondo l’Antitrust della Commissione europea, sono il frutto di un regime fiscale agevolato che avrebbe favorito illecitamente l’azienda fondata da Jeff Bezos. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha respinto le richieste di risarcimento avanzate dalla Commissione. Bruxelles, secondo la corte che, guarda caso, ha la sua sede proprio in Lussemburgo, non ha dimostrato “in modo giuridicamente adeguato che vi sia stata un’indebita riduzione dell’onere fiscale di una filiale europea del gruppo Amazon”.

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La pelle del povero Arthur

Arthur, per la Romania era ormai diventato una specie di mascotte. Lo era diventato per le sue dimensioni, considerato l’orso più grande Paese e uno dei più imponenti di tutta Europa. Eppure è stato ucciso qualche settimana fa, è stato freddato sebbene non fosse solito avvicinarsi ai centri abitati né tanto meno aveva mai fatto del male a qualcuno. Già. E allora perché abbatterlo? È questa la domanda che si stanno facendo in molti e non solo in Romania. Perché?

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Zero e la Milano che non ti aspetti

Otto episodi di poco meno di mezz’ora. Sono i capitoli che compongono la prima attesa stagione della nuova serie Netflix tutta italiana che da qualche settimana sta spopolando sulla piattaforma streaming. Il protagonista è Omar, il cui soprannome è Zero. Timido e riservato. È il Paperino di questa storia. È un ragazzo di colore, di origini senegalesi, che come tanti ragazzi della sua età la sera consegna pizze a domicilio per metter da parte un po’ di soldi.

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Dai, tutti a caccia di elefanti!

E chi se ne frega se sono pericolosamente a rischio d’estinzione. In Zimbabwe, per raggranellare qualche dollaro con il quale si cercherà di risollevare il Paese dalla grave crisi che sta attraversando, il governo locale ha avuto la brillante idea di mettere in vendita cinquecento licenze di caccia per uccidere altrettanti elefanti entro la fine di quest’anno. Insomma, malgrado a molti di noi possa sembrare una follia, più gli animali rischiano di scomparire dalla faccia della Terra, più sono protetti, e più si trasformano in preziosi e ambiti trofei di caccia.

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