Una panchina per due

Siamo soli. La nostra è una società di solitudini. Se possibile, lo è ancora di più in un periodo di pandemia come quello che stiamo attraversando. E, proprio per far fronte a questa piaga, in Polonia sono nate le panchine “happy to chat”, fatte apposta per scambiare due, quattro chiacchiere con persone a noi sconosciute. Fa strano pensare che ci si debba ridurre a tanto, eppure è così. Nell’immaginario, una panchina al parco, è quel luogo in cui, se accanto a te si siede uno sconosciuto, quantomeno lo saluti e non è detto di lì a poco non si avvii una conversazione. A quanto pare, però, la realtà è un’altra.

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Måneskin, amore e odio

Dalle strade di Roma all’apertura dell’ultimo concerto a Las Vegas dei Rolling Stones. Da quartetto di strada a superstar globali. Piacciono sì, ma non a tutti. Perché c’è chi i Måneskin li stronca senza appello. È il caso del musicologo Quirino Principe. Secondo lui il successo della band romana è un fenomeno legato a “una specie di Covid mentale”. Una cosa che “fa accapponare la pelle, ma non diversamente da tante altre cose, come alcune figure istituzionali che raccomandano ai giovani di studiare la grande poesia italiana riferendosi a Mogol”. Ma quella dei Måneskin è davvero l’epoca dell’imbecillità al potere?

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Facebook è una minaccia

Lo è davvero, parola di Frances Haugen. È l’ex ingegnere di Facebook, la talpa che ha deciso di vuotare il sacco. L’ex dipendente di Mark Zuckerberg che ha esortato il Congresso degli Stati Uniti ad affrontare con urgenza una delle minacce oggi più insidiose per il popolo americano, ma anche per le persone e le nazioni del resto del mondo. Secondo la Haugen i prodotti di Facebook, oltre ad essere una minaccia per i nostri adolescenti e ad alimentare le divisioni, stanno attentando alla stabilità delle nostre democrazie. E, malgrado chi è a capo di Facebook e Instagram sappia come renderli più sicuri, avendo anteposto gli immensi profitti al bene comune, ciò che sarebbe necessario fare non viene fatto. Ecco perché tocca a noi.

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Migros, brindiamo alla faccia del povero Dutti

Era il 15 marzo del 1948 quando a Zurigo fu inaugurato il primo negozio di alimentari self-service. Il primo supermercato Migros della Svizzera e uno tra i primi supermercati d’Europa. A volerlo era stato Gottlieb Duttweiler. Dutti per gli amici. Una specie di marziano che nel corso della sua vita, oltre a dar prova d’essere un grande imprenditore, un politico e un filantropo, fu soprattutto uno straordinario visionario. A modo suo, un esempio. Fu qualcuno le cui idee avrebbero avuto ancora molta strada da fare. O almeno così è stato fino a sabato, quando i delegati della Federazione delle cooperative Migros, con 85 voti a 22, si sono espressi a favore di una modifica degli statuti, permettendo la vendita di bevande alcoliche.

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Non siamo mica i talebani

A Terni, in Umbria, la scorsa settimana ha fatto parecchio discutere una nuova ordinanza comunale che, stando alle intenzioni del sindaco, dovrebbe arginare il fenomeno della prostituzione. L’ordinanza prevede sanzioni fino a 500 euro per chi andrà in giro per strada con un abbigliamento ritenuto troppo scollacciato. Saranno punibili anche i “saluti allusivi” espressione di un “atteggiamento che mira a offrire prestazioni sessuali a pagamento”. Un’iniziativa con la quale la città soprannominata la “Manchester italiana”, per via delle sue acciaierie e la lunghissima tradizione di città industriale, ha dichiarato “guerra al degrado urbano” partendo però da un assioma irricevibile. Quello che equipara tutte coloro che indossano abiti succinti a delle mignotte di professione.

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Allarme chiese chiuse

Migliaia di chiese, in Italia, sono oggi inaccessibili, saccheggiate o pericolanti. Sono diventate merce o attrazioni turistiche a pagamento. Quando non addirittura in vendita. A lanciare un grido d’allarme sullo stato in cui versano, denunciando lo scempio di un patrimonio comune, e per questo forse ancor più prezioso, è lo storico dell’arte Tommaso Montanari con il suo libro “Chiese chiuse” (Einaudi, 2021). Già, perché fede a parte, una chiesa dovrebbe essere vissuta come un luogo aperto, proprietà di quella fetta della società che sa essere democratica e accogliente.

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Gli Uffizi aprono al fumetto

52 autoritratti di alcuni tra i più apprezzati fumettisti italiani entreranno a far parte della collezione permanete delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, il museo del Belpaese per eccellenza. Tra una Primavera o la Venere del Botticelli e i duchi di Urbino dipinti da Piero della Francesca presto si potranno anche ammirare gli autoritratti di alcuni tra i fumettisti più quotati della scena italica. Da Altan, il papà della Pimpa, a ZUZU. Le opere, realizzate con tecniche, formati e stili diversi, sono state presentate nell’ambito di Lucca Comics & Games 2021, a riprova del fatto che chi fa i “disegnini” merita la stessa considerazione riservata alle altre forse d’arte. Anzi, forse, pure di più.

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Extinction Rebellion: la moda è fuorimoda

Perché gli attivisti del movimento hanno fatto irruzione al Louvre nel corso della sfilata di Louis Vuitton che chiudeva la Fashion Week di Parigi? Semplice. Perché la moda inquina. E consumismo è uguale a estinzione. Questo c’era scritto sui loro striscioni. È questo il principio attorno al quale ruota tutta la battaglia di Extinction Rebellion, il movimento ambientalista globale il cui obiettivo dichiarato è quello di usare la disobbedienza civile e nonviolenta per costringere i governi ad adottare subito tutte quelle politiche necessarie e urgenti per evitare un’estinzione di massa.

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Compagni no vax e no Covid pass

Del resto ce lo insegna la fisica che i poli opposti si attraggono. Eppure scoprire che una fetta non indifferente della sinistra va allegramente a braccetto coi no vax ed è perfino scesa in piazza con chi protesta per l’introduzione del Covid pass, fa una certa impressione. Dà da pensare. Ma com’è possibile che, anche a sinistra, le teorie del complotto abbiano mietuto così tante vittime? Come si spiega? Proviamo a capirlo insieme.

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No Pass, scontri a Berna

In Svizzera le proteste contro il Covid Pass continuano a infiammare le piazze e in particolare Piazza Federale dove la polizia, la scorsa notte, per disperdere la folla e placare le tensioni si è vista costretta a usare i cannoni ad acqua e perfino proiettili di gomma. Lo ha fatto per disperdere alcune migliaia di partecipanti a un corteo non autorizzato che, sulla falsa riga di quanto accaduto a Washington a inizio gennaio, hanno avuto la brillante idea di prendere d’assalto Palazzo federale con lancio di petardi e altri oggetti. Una protesta che, da settimane, si sta ripetendo identica nelle principali città svizzere.

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