Aborto, la guerra santa continua

La vita di ognuno di noi non comincia nel momento del suo concepimento. L’embrione è da considerarsi vita umana solo quando inizia a formarsi il sistema nervoso, che gli permette di provare, tra le altre cose, il dolore. Ciò avviene intorno al terzo mese di gravidanza. Così, nei primi mesi, non ci troviamo davvero di fronte a piccolo essere umano. Lo è in potenza, ma non lo è di fatto. A dircelo è la scienza. Ecco perché la guerra santa contro l’aborto, combattuta in nome della vita umana, è innanzitutto sbagliata.

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Un pianeta senz’acqua

Vista dallo spazio o dalla Luna, la Terra ci appare come un puntino azzurro nell’Universo. Il nostro pianeta è il pianeta azzurro per antonomasia. Una sorta di oasi nello spazio. La ragione è dovuta al fatto che sette decimi della sua superficie sono coperti da oceani. Da acqua. Eppure entro meno di trent’anni, il 75% dei Paesi del pianeta, dovrà fare i conti con la carenza d’acqua dolce causata da una sempre più frequente siccità. Un paradosso che rischia di compromettere la sopravvivenza di tutta la vita presente sulla Terra.

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Auto a benzina, l’inquinamento continua

A dirci che non stiamo facendo abbastanza rispetto alle cause del surriscaldamento climatico, c’è il dato delle emissioni di CO² delle automobili. Un dato che, a dispetto della gravità del momento, è in netto e costante aumento. Nel 2000 le emissioni di carbonio prodotte dai veicoli stradali per il trasporto passeggeri erano pari a 2,5 gigatonnellate. Nel 2018 siamo addirittura passati a 3,6 gigatonnellate. Un aumento legato a doppio filo con l’acquisto di auto a benzina. E molto probabilmente, neppure la recente proposta dell’Unione europea di porre fine a partire dal 2035 alle vendite di auto nuove a benzina o diesel, porterà a un netto abbattimento delle emissioni di CO². Ora vi spiego il perché.

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Disturbi alimentari, un’epidemia silenziosa

Ripensando alla bulimia, quello che L. ricorda di se stessa bambina è il costante desiderio di essere perfetta agli occhi degli altri. Una brava figlia, una brava nipote, una brava amica, una brava studentessa. Desideri che però hanno generato in lei un senso d’inadeguatezza troppo grande da gestire. Un vuoto che, come dice L., “non sapevo come altro colmare, se non con il cibo”. Ma la sua è soltanto una delle tante storie che accompagnano i disturbi del comportamento alimentare per i quali, soprattutto nelle persone fragili, basta davvero pochissimo per innescarli. Disturbi che oggi sono purtroppo all’origine di un’epidemia silenziosa.

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La battaglia del caricabatteria

Non capiterà più di averne uno diverso per ogni telefono. Non è più accettabile. Ecco spiegato perché, quella del caricabatteria, è diventata una battaglia di civiltà. Una guerra allo spreco e all’egemonia delle multinazionali del settore tecnologico che sul continuo rinnovo della propria offerta al cliente ci campano. Così, ciò che compri oggi, domani è già vecchio e dopodomani da buttare. In questo rincorrersi folle di dispositivi che diventano rapidamente spazzatura, c’è però un segnale che è insieme un segno di speranza. L’Europa ha finalmente deciso l’introduzione di un caricabatteria unico per tutti i dispositivi elettronici. Basta speculare su accessori e gadget. È il momento del buonsenso e della responsabilità.

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Leggere per scontare la pena

C’è chi sostiene che leggere sia un ottimo modo per fuggire dalla realtà. Ma forse è più che altro entrare nel mondo da un altro ingresso. Leggere è trovarsi di fronte il reale nella sua massima concentrazione. Leggere è il gioco più bello che l’umanità abbia inventato. Ma, da qualche tempo a questa parte, permette anche di ridurre la propria pena ai detenuti delle carceri boliviane. 40 ore in meno dietro le sbarre ogni 400 pagine lette. Proprio così, dal 2019, Il progetto “Libros por rejas” promuove l’alfabetizzazione tra i carcerati, permettendo loro di avere un futuro migliore una volta usciti

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Chi era Shireen Abu Akleh

Che non ci sia pace né giustizia in Palestina e dintorni, lo sappiamo da così tanto tempo che ormai non fa quasi più notizia. Forse perché ci si abitua a tutto o quasi. E quando i giornali o i mass media del mondo intero tornano a puntare i riflettori su quella realtà, purtroppo significa che è davvero successo qualcosa di grosso. Qualcosa che non si può tacere. E l’assassinio di un giornalista o di una giornalista lo è. Perché soffocare nel sangue la voce di chi ancora non si è stancato di chiamare le cose con il loro nome grida inevitabilmente vendetta. È il caso della giornalista palestinese Shireen Abu Akleh, uccisa dall’esercito israeliano. Un crimine che non può essere taciuto, sebbene in Occidente la sua morte sia quasi passata sotto silenzio.

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Odiarsi a Hollywood

Chi lo avrebbe mai immaginato che un processo per diffamazione potesse diventare tanto appassionante quanto lo è una serie televisiva? Eppure è esattamente ciò che sta succedendo a Fairfax, in Virginia. In scena due attori hollywoodiani e il loro matrimonio nel frattempo andato miseramente in pezzi. Fra testimonianze, rivelazioni, video inediti, audio rubati ed sms. Con tanto di colpi di scena, ribaltamenti di fronte e fazioni contrapposte tra chi ha deciso di tifare per uno o per l’altro. Sono questi gli ingredienti della faida che da settimane si sta consumando tra il “picchiatore di mogli” Johnny Depp e l’ex moglie Amber Heard. Il tutto è successo nel corso di un processo in cui, a volare, non ci sono stati solo gli stracci.

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Nell’epoca delle Grandi Dimissioni

Lo scorso anno, negli Stati Uniti, oltre 47 milioni di persone hanno deciso di licenziarsi. Hanno tutti quanti rassegnato le proprie dimissioni. Abbandonando il proprio posto di lavoro. Ma come si spiega questa diserzione di massa da una guerra che è prima di tutto identitaria? Sì, perché non c’è elemento che ci caratterizza e contraddistingue più del lavoro. Che lavoro fai? Quante volte ce lo siamo sentito chiedere? Eppure, oggi, malgrado la pandemia o proprio a causa di quest’ultima, una fiumana di persone sta rinunciando a un lavoro, innescando quel fenomeno senza precedenti, noto come le Grandi Dimissioni.

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Amo le cose, uso le persone

Consumismo relazionale. È un’espressione che non immaginavo esistesse. Eppure è perfetta. Serve a definire un’anomalia che, sempre più spesso, caratterizza i rapporti che oggi intercorrono tra i sessi e fra le persone. Il motore, le ragioni alla base di questo tipo di relazione è da ricercare nel modello di società capitalista che ci rende tutti consumatori. Consumatori e merci. Anche degli affetti. Il consumismo non solo stabilisce cosa dobbiamo possedere, ma ha perfino intaccato il modo in cui siamo abituati a stare insieme e il perché lo facciamo. Ed è in questo modo che le nostre relazioni diventano sempre meno importanti e sempre più corte.

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