Se non in mare si muore nei campi

In sei anni sono morti 1500 migranti, braccianti sfruttati manco fossero schiavi e fatti vivere in condizioni da girone dantesco in baraccopoli disumane. A denunciarlo è il British Medical Journal, una delle riviste mediche generaliste più autorevoli al mondo. In un articolo appena pubblicato si rimarca come le morti registrate finora sono perlopiù strettamente connesse alle inaccettabili condizioni di vita nelle quali questi esseri umani sono costretti a vivere.

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Richiedenti asilo, sepolti vivi, perché?

Malgrado a inizio anno sia giunto da Berna un chiaro stop alle strutture sotterranee adibite ad alloggi per i richiedenti asilo, in Ticino, non ci si è ancora dati una mossa. Si fanno orecchie da mercanti. Nell’attesa di fare qualcosa si naviga placidamente a vista. Ma, comunque sia, nulla di concreto affinché le decine di persone che tutt’ora vivono tumulate sotto terra abbiano modo di potersi trasferirsi in strutture che non mettano a repentaglio la loro salute.

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La (s)fortuna di avere un Philippe Bouvet

Come si fanno a sopportare le scemenze di Philippe Bouvet? La bestialità e l’arroganza di un leghista candidato al Gran Consiglio che, stando a ciò che dice, sembra aver finito l’asilo ieri l’altro? Uno che in passato si è distinto per aver invitato la Consigliera nazionale Ada Marra a “farsi la doccia con (ma forse era in… n.d.r.) una betoniera” proprio come fanno certe organizzazioni mafiose per eliminare chi si oppone loro.

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Firenze: la candidata sindaco è donna e di colore

“Yes, she can!”, verrebbe da dire pensando alla candidata sindaco della sinistra nella città simbolo della Toscana e culla del Rinascimento. Sorriso a 32 denti, capelli crespi sbarazzini, Antonella Bundu correrà alle prossime elezioni comunali che si terranno a maggio e lo farà puntando proprio sui quei temi che più la toccano da vicino. Dal razzismo ai diritti delle donne, senza dimenticare però il ruolo della cultura e neppure le politiche per la casa.

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Il lato oscuro di Michael Jackson

Le maggiori stazioni radio del Canada e degli Stati Uniti hanno cancellato dalla loro programmazione musicale tutte le canzoni di Michael Jackson. Le puntate dei Simpsons che hanno visto il re del pop protagonista, prestando la sua voce per il doppiaggio, sono state oscurate. Louis Vuitton ha bloccato la produzione della sua attuale collezione maschile ispirata alla popstar. Tutto questo è avvenuto per via di un documentario intitolato “Leaving Neverland”. Quattro ore nel corso delle quali, due uomini, all’epoca dei fatti ancora bambini, accusano Jackson di aver abusato di loro sessualmente.

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Leghisti per caso, candidati per sbaglio

Il 7 aprile si vota. Lo sappiamo, certo. Nel frattempo qualcuno, magari, lo avrà anche già fatto. Per corrispondenza. Niente di nuovo sotto il sole, quindi. Nulla o quasi. Perché, andando indietro con la memoria, di una campagna elettorale così rarefatta e loffia, non ce n’è. Almeno nel ricordo. A rendercelo ancor più evidente è certa spazzatura elettorale che oltre a tappezzare qua e là il Ticino, intoppa (o potremmo dire ottura) le nostre bucalettere.

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Quando l’amianto è delicato

Non più lacrime. Naturalmente, quello delicato. Erano questi gli argomenti sfoderati dallo shampoo Johnson nella pubblicità che passava in tivù negli anni Novanta. Un prodotto “delicato” pensato soprattutto per i più piccoli dalla Johnson & Johnson. Peccato che la multinazionale statunitense produttrice di apparecchiature mediche, farmaci e di prodotti per la cura personale sia stata appena condannata a risarcire, con 29 milioni di dollari, una donna che s’è ammalata di cancro per aver fatto uso di articoli a base di talco commercializzati dall’azienda.

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Uccidere gli invasori stranieri, in diretta Facebook

49 morti e 48 feriti. È questo, per ora, il tragico bilancio della strage avvenuta in diretta Facebook – altro elemento assolutamente agghiacciante – in due moschee di Christchurch in Nuova Zelanda. Una carneficina d’innocenti opera di un commando di estrema destra a capo del quale c’era Brenton Tarrant, un ventottenne australiano che nel live della strage si definisce come “un normale uomo bianco” e che aggiunge pure “mi sono ispirato alla strage compiuta a Utoya, in Norvegia, da Anders Breivik nel 2011. Voglio uccidere gli stranieri invasori”.

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