Un giallo «da ridere»? quello di Malvaldi

«A bocce ferme» è uno di quei romanzi che una volta finito si è grati all’ autore. Perché si sono passati bei momenti, perché si è riso (molto) e si sono fatti i conti con «fatti seri»: il Sessantotto, la vecchiaia che si fa sentire, il collegamento tra forze dell’ordine ufficiali e la vivacità investigativa popolare vera, quella che nulla ha a che fare con certi programmi televisivi. Gli ottuagenari (… e passa) sono in forma come non mai, con le battute che piovono come le pallottole di Tex Willer… . Niente «déjà lu» ma tante nuove emozioni.

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Le ombre? vanno affrontate. Perché ci sono.

La bravura di Grossi nella scrittura è evidente. Sarà per la scelta chirurgica delle parole, sarà per il peso che riesce a conferire al «non detto», fatto sta che il lettore non riesce ad abbandonare una pagina che è una, sono solo 140 (!) e alla fine non prova solo il sollievo di essere uscito da un incubo ma anche la gratitudine per aver vissuto un’esperienza più unica che rara

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