Ma che diavol(esse) queste donne svizzere!

Contro le due favoritissime, le francesi Loana Lecomte e Pauline Ferrand-Prévot, in partenza le possibilità di vincere l’oro o l’argento erano pochissime, figuriamoci quelle di occupare l’intero podio! Dubito che gli scommettitori inglesi che offrono magari uno a 10000 le possibilità che un rampollo della famiglia reale vinca il salto triplo alle Olimpiadi del 2036, o che il micio riesca a catturare uno sparviero, abbiano anche solo messo in lista, magari a uno su un milione, l’ipotesi dell’intero podio occupato dalle rossocrociate.

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De Coubertin – il cattolico devoto ai numi dell’Olimpo

“O sport, piacere degli Dei/ essenza di vita apparso all’improvviso/ dove si affanna il travaglio/ Ingrato della moderna esistenza/ radioso messaggio delle età sepolte/ dell’era in cui l’umanità sorrideva!” Quale ateo, quale neo-pagano nostalgico degli Dei dell’Olimpo ha scritto questi versi premiati con la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 – che secondo la tradizione greca comprendevano anche concorsi di letteratura, pittura e architettura?

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Dalle stalle alle stelle: grandissima Svizzera

Chi vuol esser lieto lo sia, anzi chi vuole fare il matto (senza far danno agli altri come “i raver” fascistoidi del “no vax – no mask”) lo può tranquillamente fare: ciò che abbiamo vissuto ieri, lo si vive una volta ogni mezzo secolo, o giù di lì. La banda di sbandati con la Fifa addosso vista contro l’Italia, la combriccola di anatroccoli spennati e rospi cornuti trasformata in principi azzurri dal passo leggero al braccio delle più belle, i piedi rettangolari a forma di mazza, “las piernas quadras” come diceva Maradona, trasformati in “piernas redondas” in piedi sferici capaci di accarezzare la palla. Una metamorfosi straordinaria sotto tutti i punti di vista: tecnica, collettiva, caratteriale.

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Super League: l’ora dello sciacallo (a tre zampe)

Che il ricco tenda con tutti i mezzi ad accumulare ricchezze rubando ai poveri lo ha spiegato bene il Barba di Treviri, noto sino a poco fa come Karl Marx (e prima di lui gli evangelisti) ma che lo faccia in modo così spudorato, così scoperto, è cosa nuova: noi, i 12 club più ricchi d’Europa, ne cerchiamo ancora 3, altri 5 li scegliamo a invito e ci spartiremo la torta televisiva e dello spettabile pubblico togliendola ai club minori: i campionati nazionali senza di noi non li vorrà più nessuno, la Champions League nemmeno. Tutta la massa monetaria generata dagli spettatori e dalla TV sarà nostra.

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Schwazer/Pantani: non toccate i mostri sacri!

Per le masse un semi-dio dello sport è al di sopra della legge: si sono identificate nelle sue imprese e non accettano che l’idolo sia strappato dal piedistallo, magari dopo essere stato imbrattato a tiri di uova marce e pomodori. A molti, ai mass-media, ai venditori di materiale tecnico, agli sponsors, cavalcare l’onda dello sdegno nazionale, torna comodo. La teoria del complotto ha vita facile.

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Mondiali: se la Rsi prende un granchio

L’inconfessabile fascino dei Mondiali consiste nel fatto che chi gareggia si gioca tutto in un giorno, anzi in un attimo che lui non ha scelto; e in quel momento deve comunque andare oltre il 100%, non ha nessun margine di sicurezza: pertanto il paradosso è che le medaglie non vanno necessariamente al miglior sciatore, ma a chi ha la maggior forza mentale: fra tutti gli slalom che ho visto in 40 anni quello di ieri a Cortina è stato il più crudele: grandi slalomisti (Noël, Schwarz, Jakobsen, i nostri Meillard e Aerni) lanciatissimi hanno inforcato sul più bello, anche l’italiano Gross, che era solo un outsider ma che era nettamente in vantaggio.

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Corinne, Lara, Beat e il fantasma di Russi

Più che bionda, l’aurora che di buon mattino indora le cime di Cortina vira al rosso (crociato): e pazienza se l’alma svizzera adora sempre meno il Re del Ciel – il 30% si dichiara “senza religione”. Può sempre adorare le ragazze, i ragazzi per il momento molto meno, specialmente dopo la fantozziana esibizione nel Supergigante, complice un tracciato che non entrerà nella storia, anzi: l’idea di imitare e magari superare la variante “Hundschopf-Minschkante” di Wengen, il passaggio più bello al mondo, è fallita: “non chiamatemi Russi in gonnella” dice Monica Borsatto, ingegnere-paesaggista che ha disegnato il percorso. Purtroppo per lei, alla prova dei fatti, non accadrà, perché la pista che doveva caratterizzare i Mondiali è “tutta sbagliata, tutta da rifare”, come direbbe Bartali.

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Quant’è “nostra” questa Lara Mondiale?

Quant’è nostra questa Lara che come l’araba fenice risorge dalle ceneri e va a vincere nel pesante ruolo di grande favorita il primo oro mondiale? Agli inizi “nostra” non era “gnanca n’ po” per buona parte della nostra gente che la sentiva lontana: lei d’altronde non ha mai fatto nulla per farsi voler bene, anzi: ha dovuto scappare da Comano: le avevano preparato una grande festa per la sua prima medaglia e lei non si era fatta vedere: non aveva tempo.

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