Marco “Avatar” Odermatt, il secondo Federer

Che il 24enne Marco, vincitore della Coppa del Mondo con 1639 punti, sia figlio di un Dio Maggiore non v’è dubbio: basta vederlo sciare. Secondo gli indù in casi del genere un Dio si incarna in un umano, che diventa, in lingua sanscrita, un avatar. Siccome il numero degli Dei è infinito al punto che persino Umberto Eco ha rinunciato a citarli nella “Vertigine della Lista” non è facile attribuire a Marco una discendenza certa: lo stesso cattolicissimo Dante, più papista del Papa, ammette l’esistenza degli dei quando parla della imperscrutabile Signora Fortuna: “persegue il suo Regno come il loro li altri dei”.

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Salvate il soldato Goggia

Il soldato Goggia è una soldatessa, ma i bergamaschi suoi compaesani direbbero che è una donna con attributi maschili per via di un coraggio che sfiora l’autolesionismo: si dice che in guerra perisce più facilmente il pavido di chi sfida la morte, ma anche a questa temerarietà c’è un limite: e poi ci sono i chiari segnali che manda la “fortuna” di Dante, il “destino” di Lutero, il “ritmo” di Archiloco, risalente a 2500 anni fa: “riconosci quale ritmo ci governa”.

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Dopo Svizzera e Usa anche il Canada risarcisce i suoi criminali minorenni

La cancellazione di un’altra cultura, la riduzione in schiavitù, anche sessuale, è una caratteristica della nostra società occidentale e cristiana, che emerge sempre più dalla pancia profonda della storia e pone seri interrogativi sulla bontà della nostra cultura: il 14 dicembre la Corte Suprema canadese ha respinto il ricorso governativo firmato da Justin Trudeau contro la decisione di imporre allo Stato il pagamento di. 40 miliardi di dollari canadesi (ca. 27 miliardi di euro) a più di 50000 bambini nativi canadesi internati nei riformatori cattolici e protestanti. Quelli privati della loro personalità dal 1876 al 1996 sono molti di più.

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Lugano: Polo sportivo (e degli appartamenti)

Visto dall’esterno, un Polo come quello presentato dalla Città di Lugano è in primo luogo una prima mondiale in materia di contraddizione in termini. Perché un polo, in tutte le definizioni, da quelle “terre à terre”, a quelle più scientifiche, rappresenta un accentramento, un punto di concentrazione estremo in ogni senso: nord, sud, caldo, freddo, negativo, positivo: a Lugano invece il Polo, definito “Sportivo e degli Eventi” come prima operazione sposta parte del comparto sportivo (giovani, FC Rapid) al Maglio, per un costo di una quarantina di milioni.

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Ma che diavol(esse) queste donne svizzere!

Contro le due favoritissime, le francesi Loana Lecomte e Pauline Ferrand-Prévot, in partenza le possibilità di vincere l’oro o l’argento erano pochissime, figuriamoci quelle di occupare l’intero podio! Dubito che gli scommettitori inglesi che offrono magari uno a 10000 le possibilità che un rampollo della famiglia reale vinca il salto triplo alle Olimpiadi del 2036, o che il micio riesca a catturare uno sparviero, abbiano anche solo messo in lista, magari a uno su un milione, l’ipotesi dell’intero podio occupato dalle rossocrociate.

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De Coubertin – il cattolico devoto ai numi dell’Olimpo

“O sport, piacere degli Dei/ essenza di vita apparso all’improvviso/ dove si affanna il travaglio/ Ingrato della moderna esistenza/ radioso messaggio delle età sepolte/ dell’era in cui l’umanità sorrideva!” Quale ateo, quale neo-pagano nostalgico degli Dei dell’Olimpo ha scritto questi versi premiati con la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 – che secondo la tradizione greca comprendevano anche concorsi di letteratura, pittura e architettura?

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Dalle stalle alle stelle: grandissima Svizzera

Chi vuol esser lieto lo sia, anzi chi vuole fare il matto (senza far danno agli altri come “i raver” fascistoidi del “no vax – no mask”) lo può tranquillamente fare: ciò che abbiamo vissuto ieri, lo si vive una volta ogni mezzo secolo, o giù di lì. La banda di sbandati con la Fifa addosso vista contro l’Italia, la combriccola di anatroccoli spennati e rospi cornuti trasformata in principi azzurri dal passo leggero al braccio delle più belle, i piedi rettangolari a forma di mazza, “las piernas quadras” come diceva Maradona, trasformati in “piernas redondas” in piedi sferici capaci di accarezzare la palla. Una metamorfosi straordinaria sotto tutti i punti di vista: tecnica, collettiva, caratteriale.

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