Super League: l’ora dello sciacallo (a tre zampe)

Che il ricco tenda con tutti i mezzi ad accumulare ricchezze rubando ai poveri lo ha spiegato bene il Barba di Treviri, noto sino a poco fa come Karl Marx (e prima di lui gli evangelisti) ma che lo faccia in modo così spudorato, così scoperto, è cosa nuova: noi, i 12 club più ricchi d’Europa, ne cerchiamo ancora 3, altri 5 li scegliamo a invito e ci spartiremo la torta televisiva e dello spettabile pubblico togliendola ai club minori: i campionati nazionali senza di noi non li vorrà più nessuno, la Champions League nemmeno. Tutta la massa monetaria generata dagli spettatori e dalla TV sarà nostra.

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Schwazer/Pantani: non toccate i mostri sacri!

Per le masse un semi-dio dello sport è al di sopra della legge: si sono identificate nelle sue imprese e non accettano che l’idolo sia strappato dal piedistallo, magari dopo essere stato imbrattato a tiri di uova marce e pomodori. A molti, ai mass-media, ai venditori di materiale tecnico, agli sponsors, cavalcare l’onda dello sdegno nazionale, torna comodo. La teoria del complotto ha vita facile.

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Mondiali: se la Rsi prende un granchio

L’inconfessabile fascino dei Mondiali consiste nel fatto che chi gareggia si gioca tutto in un giorno, anzi in un attimo che lui non ha scelto; e in quel momento deve comunque andare oltre il 100%, non ha nessun margine di sicurezza: pertanto il paradosso è che le medaglie non vanno necessariamente al miglior sciatore, ma a chi ha la maggior forza mentale: fra tutti gli slalom che ho visto in 40 anni quello di ieri a Cortina è stato il più crudele: grandi slalomisti (Noël, Schwarz, Jakobsen, i nostri Meillard e Aerni) lanciatissimi hanno inforcato sul più bello, anche l’italiano Gross, che era solo un outsider ma che era nettamente in vantaggio.

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Corinne, Lara, Beat e il fantasma di Russi

Più che bionda, l’aurora che di buon mattino indora le cime di Cortina vira al rosso (crociato): e pazienza se l’alma svizzera adora sempre meno il Re del Ciel – il 30% si dichiara “senza religione”. Può sempre adorare le ragazze, i ragazzi per il momento molto meno, specialmente dopo la fantozziana esibizione nel Supergigante, complice un tracciato che non entrerà nella storia, anzi: l’idea di imitare e magari superare la variante “Hundschopf-Minschkante” di Wengen, il passaggio più bello al mondo, è fallita: “non chiamatemi Russi in gonnella” dice Monica Borsatto, ingegnere-paesaggista che ha disegnato il percorso. Purtroppo per lei, alla prova dei fatti, non accadrà, perché la pista che doveva caratterizzare i Mondiali è “tutta sbagliata, tutta da rifare”, come direbbe Bartali.

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Quant’è “nostra” questa Lara Mondiale?

Quant’è nostra questa Lara che come l’araba fenice risorge dalle ceneri e va a vincere nel pesante ruolo di grande favorita il primo oro mondiale? Agli inizi “nostra” non era “gnanca n’ po” per buona parte della nostra gente che la sentiva lontana: lei d’altronde non ha mai fatto nulla per farsi voler bene, anzi: ha dovuto scappare da Comano: le avevano preparato una grande festa per la sua prima medaglia e lei non si era fatta vedere: non aveva tempo.

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Quanto vale una vita sull’altare di Kitzbühel?

Dopo che lo svizzero Kryenbühl e l’americano Cochran-Siegle l’hanno scampata bella, possiamo solo ripetere quanto si sa da sempre: la vita sulla Streif vale solo nella misura in cui contribuisce a tenere accesa alla fiamma che arde nel tempio del Dio della velocità, il Sommo dei nostri tempi. Tradotto: o accetti di scendere al massimo senza margine di sicurezza, sempre oltre la soglia del 100%, o non ti presenti.

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You’ll Never Walk Alone: un ricordo

Io e il compianto Roberto Morinini ci siamo guardati negli occhi: “Vado io?” – “vai tu?”, sperando entrambi che fosse l’altro a riprendere in qualche modo il discorso sulla sfida fra il Liverpool e il Chelsea dopo che l’intero stadio aveva intonato “You’ll Never Walk Alone”. Perché quell’inno ti prende al punto da farti entrare per brevi attimi in “trance”, devi ritrovare il tuo mestiere di cronista ma non sai come, e poi hai paura che l’emozione ti rompa le parole in gola: non c’è più religione?

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L’oro (disprezzato) dei cachi

La natura ha un suo albero di Natale che orna con meravigliose sfere colorate d’un arancione talmente carico da sembrare oro. I greci lo definivano “diospyros”, grano, cibo in realtà, degli dei. Noi i cachi li lasciamo sugli alberi; però li comperiamo al supermercato, forse non sappiamo nemmeno che sono proprio loro, quelli che risplendono per mesi ad ogni angolo delle campagne e persino delle città più inquinate.

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