Non si affitta (ancora) ai meridionali

La storia è nota: una ragazza di Foggia si è vista negare l’affitto in quanto meridionale, con tanto di rivendicazione da parte della “signora”. “Sono una leghista sfegatata, sono razzista al 100%, io sono di Salvini, lo scriva in grande, ecco le leghiste cosa fanno. Lo dica pure che sono una leghista sfegatata, perché Salvini sin dall’inizio ce l’aveva con tutti i meridionali, io non ho vergogna”.

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WikiTree, l’app ticinese che racconta la storia degli alberi

Forse ci si penserebbe due volte prima di mettere mano alla sega, sapendo che insieme a quel tronco si tagliano via pezzi di cuore di persone..ed è questo il principio di WikiTree: mostrare tutto il mondo di storie collegate agli alberi delle nostre città in un’app per smartphone, su una mappa, e magari scoprirne di nuove tramite il contributo degli utenti che, riconosciuto quel tiglio sulla mappa, avranno un episodio da aggiungere, aumentando il valore simbolico e affettivo di quell’albero.

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La stanza del figlio

La stanza del figlio è una sorta di tempio, lo scrigno dei ricordi e dei segreti di una vita che fa parte del passato ma che resta là, inchiodata a quelle quattro mura un tempo (e per qualcuno ancora oggi), tappezzate di poster di band e foto con persone di cui, a volte, a stento ci ricordiamo, effusa e cristallizzata nei mille soprammobili polverosi, piccoli idoli per nostalgici adoratori del ricordo.

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Siate maledetti

Sono stato in un altro Inferno, che nemmeno il Padre mio sembra voler vedere, dove persino il Diavolo rifiuta di regnare. Ho cercato il Padre, con mille nomi in cento lingue l’ho chiamato, ho urlato il suo nome dall’abisso dell’Umanità. Non ha risposto, o forse la mia voce era coperta dal pianto della sua Creazione violentata dai suoi Figli pervertiti. Siano maledetti.

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Canto di dolore del Mediterraneo

Io appartengo a me stesso, e ai popoli che su di me si affacciano. Io non ho confini, quelli ve li siete inventati voi, spartendovi le mie vesti come la tunica di Cristo in croce, quel Cristo che innalzate davanti a voi come uno scudo per la vostra misera, disumana figura, che se potesse scendere da quella croce camminerebbe, anzi, correrebbe sulle mie acque per distruggere i vostri squallidi banchetti nel mercato della propaganda.

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Carola, soccorritrice e non criminale

Lo diciamo da sempre, l’abbiamo scritto più volte: soccorrere persone in pericolo non è un crimine ma un atto necessario e umano. E la vicenda della Sea Watch e della capitana Carola Rackete, così come delineata dai giudici, lo dimostra: Carola è libera, perché la sua decisione di entrare nel porto di Lampedusa nonostante il divieto era motivata dalla necessità dell’ “adempimento a un dovere”, quello appunto di soccorrere e salvare vite umane

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