Siamo tutti gilets jaunes?

Qualcosa di simile a ciò che accade in Francia sta succedendo in molti Paesi europei ed extraeuropei. E sta succedendo perché per decenni, in omaggio al neoliberismo cavalcato da destra e da sinistra, si è difeso il capitale non nazionale, come sarebbe anche comprensibile, ma quello internazionale che deve essere libero da qualsiasi vincolo. In fondo non si è fatto altro che gettare le basi per un nuovo fascismo anche se contemporaneo, più subdolo e forse anche più pericoloso.

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La tempesta perfetta

Possiamo essere può o meno d’accordo sulle cause o le conseguenze, sugli errori commessi dal passato (dalla maggior parte delle forze politiche comprese quelle di sinistra) e sul potere della finanza, ma la realtà è che se dovesse veramente iniziare un’altra crisi finanziaria le conseguenze per l’economia reale sarebbero molto pesanti – quindi per tutti noi – perché oggi le casse pubbliche della maggior parte dei Paesi sono desolatamente vuote e non solo non sarà possibile salvare le “too big to fail” ma anche avere le risorse per provare a rilanciare una seppur debole crescita.

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Le élite continuano a spartirsi la torta

Le classi dominanti, in America come altrove, hanno creato una “casta” che ha visto la sua posizione economica migliorare negli ultimi decenni a scapito del rimanente 90% della società. E nel nostro Paese succede la stessa cosa: l’1% della popolazione più ricca ha visto evolvere il loro patrimonio dall’8,5% del Pil negli anni ’90, al 12% di oggi, mentre il reddito pro capite è sostanzialmente stabile a partire dell’inizio del secolo.

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Meno disoccupati, meno qualità del lavoro

Negli ultimi due decenni alcune cose importanti sono cambiate. A cambiare è stato soprattutto il lavoro che è diventato sempre più “flessibile” e precario. È vero che il tasso di disoccupazione è basso, ma bassa è anche – spesso – la qualità del lavoro non solo dal punto di vista salariale, ma anche di quello della “gratifica morale” e della valorizzazione dell’individuo.

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La realtà e i sogni di Trump

Che una maggior protezione del mercato nazionale sia un’idea che si dovrebbe considerare, non è così assurda, ma il tema non può essere affrontato unilateralmente e dovrebbe essere studiato ed approfondito, bilanciando quelli che sono i reali vantaggi del mercato globale e quelli che invece dovrebbero essere i vantaggi locali, anche – e soprattutto – per i Paesi più poveri.

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