2030: quel che sarà, sarà

2030 uno: sono passati 10 dalla crisi del coronavirus. Che bilancio possiamo trarne? Semplice: non è cambiato nulla, o quasi e sicuramente non in positivo. Il Ticino arranca come sempre, impegolato in dinamiche politiche secolari.
2030 due: la pandemia ha modificato profondamente il nostro destino, in meglio. Quasi per miracolo, le forze politiche cantonali hanno capito che bisogna approfittare dell’occasione e sono riusciti ad accordarsi su un New Deal ticinese, che ha permesso di rilanciare la nostra economia nella giusta direzione.

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Che diritto ho rispetto agli animali?

In fondo la domanda alla quale rispondere al 27 di settembre è relativamente semplice: dobbiamo permettere che centinaia di pecore o capre possano pascolare liberamente sulle nostre montagne per due o tre mesi l’anno o permettere a lupi e linci di mangiarne alcune decine (la cui perdita è rimborsata agli allevatori)? La convivenza è veramente impossibile? Perché invece non proviamo a studiare cosa si fa in quelle regioni dove lupi, linci e orsi convivono con l’uomo più o meno tranquillamente da sempre? Vogliamo veramente dare ai singoli cantoni il potere di decidere del futuro di questi animali che evidentemente non conoscono i confini?

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Il mondo alla rovescia … anzi no

“Lo Stato deve mettere l’economia in grado di funzionare, e se per questo occorre fare deficit, che lo si faccia. Indebitiamoci anche per un miliardo, se sarà il caso”. Messa così questa affermazione non potrebbe che essere attribuita a un economista keynesiano (o di sinistra) ma, sorpresa, è stata fatta da Glauco Martinetti, presidente della Camera di Commercio. (Il Caffè del 16 agosto).

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Qualcosa là fuori: il disastro climatico

Ogni tanto, quasi per caso, capita di leggere un romanzo che non ti aspetti, che avevi immaginato diverso. È il caso di “Qualcosa là fuori” di Bruno Arpaia, (Guanda), che racconta di un mondo nella seconda metà di questo secolo. Il mondo è ormai devastato dal disastro climatico e buona parte del pianeta è invivibile: l’acqua è un bene prezioso, il cibo una rarità, la violenza all’ordine del giorno. Come evidenzia l’autore nella postfazione, il mondo descritto è quello ipotizzato dagli scienziati nell’ipotesi in cui non si faccia nulla o troppo poco per cercare di salvare il nostro futuro e quindi la temperatura si avvicinerà alla soglia di allarme (e irreversibile) dei 4 gradi centigradi.

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Un nuovo futuro col reddito minimo

GAS mi ha chiesto più volte di scrivere a proposito del reddito minimo garantito o del reddito universale, ma ho sempre aggirato il tema trattandolo indirettamente. Oggi voglio provare ad accontentarlo immaginando un modello economico (minimo e indicativo) che parta proprio da questa idea, sperando poi che i lettori di Gas-Social possano contribuire con suggerimenti: anche se non interessa alla maggioranza della politica, nulla ci vieta di divertirci a immaginare un mondo migliore!

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È urgente un nuovo New Deal

Sarebbe auspicabile iniziare da subito a pensare a un nuovo modello di sviluppo che sia più solidale, sostenibile e inclusivo, dove al centro non ci sia la finanza ma l’individuo e la produzione di beni e servizi realmente necessari. Abbiamo la possibilità di trasformare questa esperienza negativa nella possibilità di un nuovo “rimbalzo in avanti” su basi diverse. Un nuovo “New Deal” dove al centro c’è l’individuo e non il capitale. Ma, soprattutto, è centrale poter disporre di un reddito minimo garantito affinché diventi possibile implementare un sistema economico sostenibile, basato sulla possibilità del singolo individuo di sviluppare le proprie potenzialità, indipendentemente dalla classe sociale.

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