Bellinzona: diventare grandi è difficile

La politica è ermetica e sibillina. Almeno questa è l’impressione dopo il dibattito televisivo con i candidati di Bellinzona. Traslando dall’economia possiamo dire che c’è una visione micro e una macro: quella micro è ad personam mentre quella macro ha una visione più ampia, quasi olistica seppure influenzata dalla parrocchia di appartenenza. Entrambe hanno un senso, ma le dinamiche si complicano quando la prima sopraffà la seconda.

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Ticino, sempre alla canna del Gas

Negli scorsi giorni i mezzi di informazione ticinesi hanno riportato i risultati di un’indagine sui redditi effettuata in collaborazione tra la Banca Cler e l’istituto di ricerche economiche Bak di Basilea. A mia conoscenza nessun politico di rilievo ha commentato i dati ticinesi, certamente non entusiasmanti. Eppure, li sentiamo spesso affermare, senza nessun dubbio, che la nostra economia è competitiva.

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2030: quel che sarà, sarà

2030 uno: sono passati 10 dalla crisi del coronavirus. Che bilancio possiamo trarne? Semplice: non è cambiato nulla, o quasi e sicuramente non in positivo. Il Ticino arranca come sempre, impegolato in dinamiche politiche secolari.
2030 due: la pandemia ha modificato profondamente il nostro destino, in meglio. Quasi per miracolo, le forze politiche cantonali hanno capito che bisogna approfittare dell’occasione e sono riusciti ad accordarsi su un New Deal ticinese, che ha permesso di rilanciare la nostra economia nella giusta direzione.

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Che diritto ho rispetto agli animali?

In fondo la domanda alla quale rispondere al 27 di settembre è relativamente semplice: dobbiamo permettere che centinaia di pecore o capre possano pascolare liberamente sulle nostre montagne per due o tre mesi l’anno o permettere a lupi e linci di mangiarne alcune decine (la cui perdita è rimborsata agli allevatori)? La convivenza è veramente impossibile? Perché invece non proviamo a studiare cosa si fa in quelle regioni dove lupi, linci e orsi convivono con l’uomo più o meno tranquillamente da sempre? Vogliamo veramente dare ai singoli cantoni il potere di decidere del futuro di questi animali che evidentemente non conoscono i confini?

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Il mondo alla rovescia … anzi no

“Lo Stato deve mettere l’economia in grado di funzionare, e se per questo occorre fare deficit, che lo si faccia. Indebitiamoci anche per un miliardo, se sarà il caso”. Messa così questa affermazione non potrebbe che essere attribuita a un economista keynesiano (o di sinistra) ma, sorpresa, è stata fatta da Glauco Martinetti, presidente della Camera di Commercio. (Il Caffè del 16 agosto).

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Qualcosa là fuori: il disastro climatico

Ogni tanto, quasi per caso, capita di leggere un romanzo che non ti aspetti, che avevi immaginato diverso. È il caso di “Qualcosa là fuori” di Bruno Arpaia, (Guanda), che racconta di un mondo nella seconda metà di questo secolo. Il mondo è ormai devastato dal disastro climatico e buona parte del pianeta è invivibile: l’acqua è un bene prezioso, il cibo una rarità, la violenza all’ordine del giorno. Come evidenzia l’autore nella postfazione, il mondo descritto è quello ipotizzato dagli scienziati nell’ipotesi in cui non si faccia nulla o troppo poco per cercare di salvare il nostro futuro e quindi la temperatura si avvicinerà alla soglia di allarme (e irreversibile) dei 4 gradi centigradi.

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