Mamma, copriti che li provochi!

In Afghanistan torna l’obbligo del burqa. A deciderlo la guida suprema del Paese talebano: “Le donne devono indossarlo per non provocare gli uomini”. A Rimini invece, durante l’annuale adunata degli Alpini, sono diverse le segnalazioni di molestie da parte delle truppe di montagna verso la popolazione femminile della città marittima. L’egemonia maschile e patriarcale colpisce ancora, mentre noi restiamo immobili a guardare.

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Sbatti il mostro in prima pagina e poi chiedigli scusa

Alla fine, quello della preside del liceo Montale, accusata di aver avuto una relazione con uno studente, si è rivelato essere l’ennesimo caso da – pessimo – manuale. Prendi una storia, senza prima verificarla, gonfiala a dismisura, con tanto di nome e cognome, foto e dettagli scabrosi ed eccoti l’articolo da prima pagina. E se alla fine si rivela falso? Chiedi scusa sottovoce e invece di un “non luogo a procedere” scrivici “nessuna conseguenza”. Ma non tornerà tutto come prima. La reputazione di quella donna è stata fatta a pezzi e passerà molto tempo a raccoglierne i cocci. A non subire conseguenze saranno tutti quei giornalisti che, con la vita di questa donna, ci hanno speculato.

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Voto del 13 febbraio, una giornata “no”

Alla fine i risultati delle urne di ieri hanno dato ragione alle proiezioni pubblicate nei mesi addietro. A trovare appoggio dalla popolazione, infatti, solo l’iniziativa per il divieto della pubblicità sul tabacco. Niente da fare invece per gli altri tre oggetti in votazione. Che dietro ai risultati di ieri ci sia un messaggio (di opposizione) alla politica di Berna?

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Il (quasi) privilegio dei numeri primi

No, Novak Đoković non è Dio, né Spartaco, né tanto meno un moderno Robin Hood. No, Novak Đoković è un tennista – il numero uno della sua disciplina – che, insieme al suo staff e agli organizzatori degli Australian Open, hanno voluto fare i furbi, non riuscendoci. Un tentativo che, proprio come una pallina da tennis, rimbalza i principi di equità, i valori sportivi, nonché il rispetto delle regole. Un gesto che non c’entra nulla con la libertà, ma solo col profitto.

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Desmond Tutu: in nome della pace

Un ponte può esser fatto di ferro e pietra ma anche di carne e ossa. Infatti, anche gli uomini possono essere connettori fra culture e tradizioni diverse, fra il mondo degli oppressi e quello degli oppressori, fra disgraziati e privilegiati, fra Cielo e Terra, fra politica e diritti civili. Desmond Tutu, nel suo essere lottatore, persona di fede, simbolo e bussola morale, lo è stato per il Sudafrica, e non solo.

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