Srebrenica: le colpe dell’indifferenza

C’eravamo ripromessi che non sarebbe più successo quando, il 27 gennaio del ’45, l’Armata Rossa entrò ad Auschwitz e scoprì l’Orrore. “Mai più guerre, mai più campi di concentramento” dicemmo alla fine di quel confitto che più di tutti aveva calpestato e reso nulla la vita umana. Eppure, cinquant’anni dopo, sempre nel cuore d’Europa, 8372 uomini troveranno la loro morte in una esecuzione di massa. Era l’estate del ’95, in ex Jugoslavia c’era la guerra è il culmine fu a Srebrenica, in cui avvenne il genocidio. Fra l’indifferenza di ieri e oggi, ecco perché è importante ricordare ciò che successe nella città bosniaca. Anche qui.

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Lo sciacallo, il piranha e la cronaca morta

Quello di ieri è stato un giorno nero per il giornalismo italiano e non solo. A trascinare un’intera categoria di persone nel lutto, non la scomparsa di un essere in carne ed ossa, ma di un’etica e dignità professionale. Per un pugno di click, la stragrande maggioranza dei media si è data alla “pornografia del dolore”, pubblicando il video della funivia del Mottarone nel momento della sua caduta.

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