Da Salvini a Galeazzi son gran…

Camaleonti? Il camaleonte è un animale affascinate che per sopravvivere ha fatto del mimetismo la sua arma vincente. Una caratteristica che potremmo dire che mal si sposa con la politica. E invece no. Oggi più l'ambiguità di certi politici, al contrario, risulta la loro carta vincente. Un esempio è il doppiezza fin qui dimostrata da Matteo Salvini nei confronti del vaccino che, pur senza dirsi mai esplicitamente no vax, si è finora guardato bene dal vaccinarsi e non perde occasione per dichiararsi scettico su questa o quella misura intrapresa per tenere sotto controllo la pandemia. Un modo di fare che non è tanto distante da quello di un campione di questo gioco tutto nostrano: Tiziano Galeazzi.

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Spara al cuore, Johnny

Mentre qui da noi, a inizio pandemia, andava a ruba la carta igienica, a New York e in molte altre città americane, erano le armi a vivere un’impennata di vendite mai registrata prima. Anche in questo caso si è trattato di una vera e propria epidemia le cui ricadute, non certo positive, non si sono fatte attendere. Solo nella Grande Mela, la polizia ha registrato circa 1500 sparatorie nel 2020, praticamente il doppio rispetto all’anno precedente.

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In Ungheria solo fiabe sovraniste

Che si tratti di Pyongyang o di Budapest, c’è davvero poca differenza. Le regole dei regimi antidemocratici sono identiche dappertutto. Ogni voce fuori dal coro va fatta tacere. Con le buone o con le cattive. Non c’è margine di trattativa, né tolleranza. Lo sa bene Boldizsar Nagy, lo studioso di letteratura, traduttore ed editore di libri per l’infanzia, costretto ad abbandonare l’Ungheria a causa delle continue minacce e della campagna d’aggressione alimentata nei suoi confronti da Orbán e dai suoi sostenitori. La ragione? Perché reo di aver pubblicato un libro in cui rivisitava alcune fiabe per bambini con un occhio di riguardo verso i più deboli e le minoranze.

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Bisogna saper perdere

Che l’Inghilterra abbia perso la finale degli Europei è un fatto. Eppure sembra che gli inglesi non riescano proprio a darsi pace, a farsene una ragione. Del resto quando ti tatui la coppa prima di averla vinta, poi è difficile cancellarla, lo è soprattutto se hai perso e hai fatto tutto quello che avresti potuto fare per farti odiare e fare la figura del fesso. Di più, del pezzente. Andando dagli insulti razzisti ai tuoi stessi giocatori, rei di essere di colore e di aver sbagliato a calciare un rigore, fino ad arrivare a una ridicola raccolta firme, per rigiocare Inghilterra Italia.

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Goliath, la balena che girò l’Europa

Non è per ritornare a parlare dell’ammasso di ferraglia di dubbio gusto (almeno questo è il personalissimo parere di chi scrive) e che rimarrà spiaggiato al Parco Ciani di Lugano fino al 12 ottobre, che torniamo a scrivere di balene. L’installazione “Echoes – a voice from uncharted waters”, in questo caso, è solo il pretesto da cui partire per raccontare di un’altra megattera, di nome Goliath che, qualche decennio fa, ebbe un rapporto piuttosto stretto ma anche singolare con la Svizzera italiana.

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Al Ciani, ferraglia a forma di balena

Fino al 12 ottobre, il Parco Ciani di Lugano ospiterà l’installazione intitolata “Echoes – a voice from uncharted waters”. Tradotto in italiano, “Echi – una voce da acque inesplorate”. Un’opera che il LAC, in collaborazione con altre due istituzioni culturali, ha commissionato all'artista austriaco Mathias Gmachl. In pratica si tratta della stilizzazione di una balena. Un’opera realizzata in acciaio, dal non indifferente peso di cinque tonnellate, per un totale di diciassette metri di lunghezza.

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La Svizzera che affonda nel passato

Non so voi, ma ci sono giorni in cui io mi sento più pesante di quanto segni la bilancia al mattino. Confesso che accade piuttosto spesso, sebbene non si tratti né per quel che ho mangiato è neppure perché sono depresso più del solito. L’ultima volta mi è successo domenica scorsa di fronte all’esito delle urne. Quei due no al bando dei pesticidi e la bocciatura della riduzione della CO2 m’hanno immerso in un incubo che avrei preferito non vivere. Perché quella di essere bloccati da qualche parte, di faticare a muoversi al punto di non riuscire nemmeno a stare in piedi o fare un passo è una delle sensazioni più orribili.

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Test antidroga e rock and roll

Tra le code più curiose che hanno fatto da strascico e tenuto viva la polemica nata dalla presunta sniffata di cocaina da parte del cantante dei Måneskin, Damiano David, durante la diretta della finale dell’Eurovision Song Contest, c’è stato anche il polverone social sollevato dalle parole del presidente della Fondazione cultura di Palazzo Ducale a Genova. Ma chi è costui? Facile. Si tratta del comico genovese Luca Bizzarri, uno piuttosto a suo agio nell’arena del web, soprattutto se c’è da usare il cervello al posto dei muscoli. Bizzarri si è chiesto: ma perché mai un cantante dovrebbe fare il test antidroga dopo aver vinto Sanremo o l’Eurosong? Già. Perché?

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Cazzotti e mascherina

Trentasette, trentanove e quarant’anni. Sono queste le età anagrafiche dei quattro viaggiatori che un paio di giorni fa, su di un treno in transito, sono arrivati alle mani con la polizia ferroviaria pur di non indossare la mascherina. È accaduto alla stazione di Giubiasco. Ma di storie di mascherine e di furboni, che in un modo o nell’altro hanno cercato di opporsi all’obbligo o di aggirare l’ostacolo, le cronache di questi mesi ce ne hanno raccontate più d’una. Quello dei quattro, finito con spintoni, spray al pepe e infine l’arresto, non è affatto un episodio isolato.

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Addio Franco, genio addio

Aveva 76 anni ed era malato da tempo. Francesco Battiato, detto Franco, è morto questa mattina a Milo, nella sua Sicilia. “Le sento più vicine le sacre sinfonie del tempo/ Con una idea: che siamo esseri immortali/ Caduti nelle tenebre, destinati a errare/ Nei secoli dei secoli, fino a completa guarigione”, ha scritto sul suo profilo Instagram Vasco Rossi. Sono i versi che Vasco ha scelto per ricordare il “Maestro Franco Battiato”. Il cantautore che, più di tutti, nel corso della sua lunghissima carriera, ha saputo spaziare andando dal pop alla musica colta, passando però anche per il rock progressivo e la sperimentazione musicale. Regalandoci, tra l’altro, alcune perle come “La cura” e “Centro di gravità permanente”.

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