Andrea, il principe pedofilo?

C’era una volta un orco cattivo. Il suo nome era Jeffrey Epstein. Quello dell’imprenditore sessantaseienne nel frattempo impiccatosi il 6 luglio del 2019 mentre era in carcere, a New York. Suicidatosi nella cella dov’era recluso, accusato di traffico di minorenni e abusi sessuali. Epstein reclutava ragazze minorenni da offrire agli amici dell’élite politica e finanziaria. Tra i suoi conoscenti Donald Trump, Bill Clinton e tanti altri. Fra loro anche il principe Andrea, figlio prediletto della regina Elisabetta. Negli Stati Uniti, il cocco di mamma, dovrà comparire davanti al giudice per rispondere degli abusi nei confronti di una minorenne.

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Arancia meccanica, qui e ora

Era il 19 dicembre del 1971, quando a New York venne proiettato in anteprima il nono film di Stanley Kubrick. Per la verità non fu una serata memorabile. Il pubblico accolse tiepidamente la pellicola, tanto da indurre Kubrick e la Warner Bros a rimandare di qualche mese l’uscita nel resto del mondo. Eppure, a cinquant’anni di distanza, questo gioiellino del regista statunitense conserva intatta tutta la sua potenza e la capacità di restituirci un mondo in cui la violenza è, sì, il pane quotidiano di Alex e dei suoi drughi, ma anche uno dei pilastri sui cui si poggia la società. E rimane una metafora quanto mai attuale del presente.

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Lugano, attaccati al joint

Decidetelo voi dove va l’accento. Dove metterlo. E se sia più corretto leggere attaccàti o attàccati. Tanto la sostanza (la cui natura, almeno in questo caso, non è affatto stupefacente) non cambia. O cambia di poco. Dal 2017 a oggi, le teste di cuoio della città di Lugano, detta anche Lugangeles che fa più fico, hanno inflitto la bellezza di 207 multe a chi è stato beccato in possesso di una modica quantità di marijuana. Peccato che non vi fosse nessuna base legale, per quelle multe. Intanto però, Michele Foletti e compagni di Municipio, a chi chiedeva loro lumi, fanno sapere che non ci sarà nessun risarcimento. Niente rimborso. Fanno spallucce. Perché da Lugangeles a Lugashenko il passo è breve.

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Quando Netflix uccide

È un titolo acchiappa gonzi, lo so. Ma, alla fine, anche se in questo caso Netflix non è colpevole di un bel niente, tantomeno di un omicidio, la triste storia di un giovane nordcoreano condannato alla pena capitale, perché colpevole di aver contrabbandato su chiavette USB la serie televisiva di cui fino all’altro ieri parlavano tutti, dovrebbe farci riflettere sulla paura che certi regimi totalitari hanno del potere delle storie. E delle idee. Sì, perché il poveraccio, dopo essere stato scoperto e processato, si è visto condannare a morte. Per aver importato e venduto sottobanco la serie sudcoreana “Squid Game”.

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Aldi e il tuo debutto social

Dopo il “rattoburger”, subito ritirato dagli scaffali con l’inevitabile strascico di polemiche, ecco che la catena di supermercati tedesca ne combina un’altra delle sue, provando a stupirci con una nuova brillante idea: facilitare il debutto sui social dei nostri bambini con tutta una serie di gadget indispensabili per poterlo fare in grande stile. Lampada LED, microfono e stativi vari per non sfigurare su TikTok e raccogliere una pioggia di like su Facebook. Intanto però, dietro ai lustrini e alle paillettes dei social si nascondono insidie che non vanno prese troppo sottogamba. E forse non andrebbero neppure più di tanto incentivate.

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Le physique du Covid

Come ci ha cambiato la pandemia? Dalla caduta dei capelli all’aumento di peso, com’è cambiato il nostro corpo? Occhi arrossati, denti cariati, piedi gonfi. Questi due anni strani e difficili vissuti al fianco dello spettro del Coronavirus hanno avuto un effetto piuttosto inaspettato sulla nostra salute. Virus a parte, il ginocchio destro dolorante e un mal di schiena che non mi dà mai tregua, sono ormai diventati due inseparabili compagni di viaggio. Non so se c’entri la vecchiaia, o sia un dono della nuova vita pandemica. Quel che è certo è che il Covid, da due anni a questa parte, ci ha ricordato tutti i santi giorni che siamo mortali. Fallibili. Doloranti guerrieri spaventati.

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Deliveroo, adios alla Spagna

Il 29 novembre Deliveroo ha cessato definitivamente le consegne. 3.800 corrieri si ritroveranno senza un lavoro. E guarda caso, la decisione del colosso della gig economy, arriva dopo che il governo spagnolo aveva approvato la legge sui rider, che obbligava le società ad assumerli. L’azienda di consegna a domicilio britannica assicura che il motivo non ha nulla a che vedere con la legge, le ragioni sono altre, intanto però gli zaini turchese della consegna di cibo a domicilio scompariranno dalle strade della Spagna.

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Nike, non proprio a impatto zero

Secondo una recente inchiesta tedesca, invece di rivenderle o regalarle, Nike distruggerebbe le scarpe nuove che per una ragione o per l’altra vengono rese dai clienti. Scarpe nuove che nessuno calzerà mai. Alla faccia del tanto sbandierato impatto zero. Alla faccia della sostenibilità. Sì, perché lo slogan di una delle campagne promozionali dell’azienda recita proprio: “Move to Zero!”. Muoviti, sbrigati a raggiungere lo zero! Peccato che qui si stia marciando ancora sul posto, assecondando certe vecchie logiche del capitalismo usa e getta, o getta e basta, che di sostenibile non hanno nemmeno una stringa.

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Molinari, in ginocchio sui ceci

In ginocchio sui ceci e nemmeno una smorfia di dolore. Perché, se vedo muoversi anche solo un sopracciglio, col cavolo che ritiro la denuncia. Surreale forse, ma sembrano davvero queste le intenzioni di chi, il 29 maggio scorso, ha sporto denuncia contro i molinari che a Lugano avevano partecipato all’occupazione dell’ex istituto Vanoni. Una denuncia contro tutti coloro che avevano preso parte a quell’azione che peraltro, fin da subito, era stata annunciata come un’azione dimostrativa. Un’occupazione che ha portato con sé, oltre al danno (la demolizione dell’ex Macello, sede dello CSOA), anche la beffa (la richiesta di un sincero rincrescimento per quell’atto illegale).

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Ticino, terra di ‘ndranghetisti

Artisti? Forse a modo loro lo saranno anche. Ma del crimine organizzato, però. Un cancro le cui metastasi si sono ormai diffuse un po’ ovunque. Con ‘ndranghetisti che hanno trovato casa dove meno te lo aspetti. Anche qui da noi. In quel Ticino che un tempo (sì, ma quale?) era “Terra d’Artisti” e oggi è diventato il Bengodi di narcotrafficanti e pluriomicidi. A confessarlo candidamente sono proprio loro, nelle intercettazioni telefoniche che, qualche giorno fa, hanno portato all’arresto di un nutrito gruppo di esponenti della mafia calabrese, alcuni dei quali da tempo risiedevano in Svizzera. I reati loro contestati vanno dall’associazione mafiosa alla detenzione e porto illegale di armi, dall’estorsione al riciclaggio e dall’intestazione fittizia di beni al traffico internazionale di stupefacenti.

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