L’America al tempo di Woodstock

Erano le nove del mattino di un lunedì di esattamente cinquant’anni fa quando Jimi Hendrix salì sul palco di Woodstock e di fronte a coloro che erano rimasti lì fino alla fine, a metà concerto, regalò ai presenti e ai posteri una versione dell’inno americano che sarebbe entrato nella leggenda. Una versione distorta e pacifista di “The Star-Spangled Banner” che usava il feedback della chitarra per simulare il suono delle bombe che a migliaia di chilometri di distanza stavano facendo strage di innocenti. Una chiara protesta contro la guerra in Vietnam.

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Trump e lo scherzo dell’aquila

A volte anche tra le aquile si trova un corvo che si nutre di carogne. È un aforisma di Arthur Conan Doyle, il papà di Sherlock Holmes. E pensando proprio alla metafora del corvo che si crede un’aquila, che prova a infilarsi e si spaccia per una di loro, l’esempio di Donald Trump sembra essere perfetto. Lo è soprattutto riferito a un paio d’episodi che proprio con il maestoso pennuto hanno a che fare.

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Gay Pride nel mirino dell’ultradestra polacca

Il primo Gay Pride organizzato a Bialystok, in Polonia, è finito davvero male. A botte, calci e ingiurie. Con i gas lacrimogeni lanciati dalla polizia nel tentativo di tenere a bada le squadracce omofobe accorse per rovinare la festa alla comunità LGBT. I mentecatti, armati di mazze e catene, hanno attaccato i manifestanti pestandoli a sangue. Erano circa ottocento i partecipanti che si sono visti lanciare addosso pietre e sacchetti riempiti di me*da e urina.

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Satira libera tutti!

La settimana scorsa il New York Times ha annunciato che, a partire dal primo di luglio, rinuncerà alle vignette di satira politica. Per la verità, lo stop a disegni e autori di satira, non stupisce più di tanto. La decisione era nell’aria. Casomai si tratta della cronaca di un’autocensura annunciata, decisa sulla scorta del vespaio e delle accuse ricevute ad aprile quando, sull’edizione internazionale del giornale, fu pubblicata una vignetta ritenuta da una consistente fetta dell’opinione pubblica come antisemita.

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Si fa presto a dire cultura

“In Ticino la cultura è di casa. Visita una regione dove la cultura è di casa. In Ticino scoprirai le arti a 360° gradi. Armati di macchina fotografica, inizia l’avventura!” Buona fortuna, amico mio. Gira pure, armato di grandangolo, tra le vestigia e le rovine di una terra in cui l’unica cultura rimasta è quella del dio soldo, anche quando si parla di promozione dei beni paesaggistici, architettonici o delle grandi e piccole realtà culturali che, malgrado tutto, ancora sopravvivono.

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