La Lega piange Maroni

Se Umberto Bossi, detto anche ul senatur, ovvero il fondatore della Lega Nord, se l’è rivista brutta nei giorni scorsi a causa di un’ulcera gastrica, un altro esponente di spicco della prima Lega lombarda è morto proprio in queste ore. Si tratta di Roberto Maroni, detto Bobo, varesino proprio come l’Umberto, già segretario della Lega, presidente della Lombardia e per quattro volte ministro. Aveva 67 anni.

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Pago col chip… sottopelle

Da qualsiasi punto la si guardi, la questione, risulta a dir poco singolare. La notizia è ormai già di qualche mese fa. Una startup londinese, aveva dichiarato di aver lanciato sul mercato un chip impiantabile sottopelle che ci avrebbe consentito di pagare giusto appoggiando il polso ad un lettore. Quest’innovazione finanziaria resa possibile dall’innovazione tecnologica, nel frattempo, è sbarcata anche in Svizzera. A darne notizia è il Blick. In pratica si tratta di un dispositivo che consente a chi lo possiede di fare transazioni senza più dover andare in giro con i soldi in contanti. Pura follia oppure una tecnologia utile e al passo con i tempi? Ma soprattutto, dal punto di vista etico, come la mettiamo?

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Cassis, Putin e l’atomica

Sebbene il buon Ignazio, sulla scena internazionale, conti quanto il due di briscola e non abbia brillato in acume da quando è a capo del Dipartimento federale degli affari esteri, così come un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora esatta, pure lui, capita che, talvolta, ne azzecchi mezza o quantomeno ci provi. Un po’ com’è accaduto in occasione della caduta di un missile su di un villaggio della Polonia orientale che ha causato la morte di due civili. Ignazio Cassis su Twitter ha cinguettato: “molto preoccupato per gli ultimi sviluppi in Polonia e in Ucraina”. E c’è davvero da esserlo, ma andiamo con ordine.

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Zombie con lo smartphone

A me gli occhi, please. Avere la testa altrove non è bello. Può capitare, per carità. Soprattutto quando si è innamorati. Ma non è bello, in modo particolare, se stiamo camminando per strada, incuranti o quasi di ciò che ci capita attorno, con lo sguardo appiccicato, che non molla nemmeno un secondo lo schermo del vostro telefonino. Di solito ad accompagnare la scena c’è l’immancabile sorrisino ebete, a confermare la nostra momentanea assenza. Tanto da sembrare degli zombie. Guardatevi attorno. C’è pieno di pedoni che fissano il proprio smartphone mentre, incuranti del traffico, attraversano pericolosamente la strada e non solo. Così, per loro, oggi c’è una parola, un nome che è l’unione di smartphone e zombie: smombie.

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Brasile, Lula e poi

Il Brasile ha scelto. Dal responso delle urne, seppur per un soffio, è uscito vincitore Luiz Inácio Lula da Silva detto Lula. Si tratta quindi di un ritorno al passato, ma anche della fine della presidenza Bolsonaro. Ex militare nazionalista, fascista e omofobo, Jair Bolsonaro è stato l’esempio perfetto di come l’estrema destra possa riuscire nell’impresa, arrivando a governare un paese dalle mille contraddizioni qual è il Brasile. Dove, solo lo scorso anno, sono stati registrati più di 40’000 omicidi. Alla criminalità e alla violenza vanno poi sommate l’enorme disoccupazione, la mancata crescita economica degli ultimi anni, l’estrema povertà di una fetta della popolazione, l’inflazione e perfino la fame. Un humus perfetto per far attecchire la gramigna delle nuove destre, pronte a riportare ordine nel caos a colpi di Dio, Patria e Famiglia.

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Bella Ciao è iraniana

Ormai è di tutti. Lo storico inno della Resistenza italiana è diventato celebre in tutto il mondo. È un canto globale. Di speranza e di protesta. Solo in italiano, le versioni, non si contano. C’è quella delle mondine, certo, ma anche una versione cantata da Tom Waits e poi quella de “La casa di carta”, che ha contribuito a rilanciarla. C’è chi l’ha cantata e chi la canta ora. Adesso. Ora. Perché Bella Ciao è diventata anche la canzone delle proteste di piazza per la morte di Mahsa Amini, la ventiduenne uccisa dalla polizia iraniana per non aver indossato nella maniera corretta il velo. In Iran la sua morte ha incendiato la protesta.

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Fontana e La Russa, l’Italia si fa brutta

Nel chiacchierume che accompagna da sempre la politica italiana, nelle settimane successive allo tsunami che ha sancito la vittoria schiacciante di Giorgia Meloni e del suo partito Fratelli d’Italia, c’era ancora chi ipotizzava, fantasticava, scriveva e giurava di una saggia svolta verso il centro della futura premier. In molti la vedevano già nei panni della neo-cerchiobottista di turno, capace di stare in perfetto equilibrio fra la destra e il centro. E invece c’è voluto davvero poco per rendersi conto di quale sia la vera natura della coalizione che ha vinto e del perché i progetti politici della destra che si appresta a governare il Belpaese sono da mani nei capelli per tutti coloro che hanno a cuore la democrazia, i diritti e la diversità. 

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L’Italia ha scelto Giorgia

“D’accordo?” In Italia, la destra ha stravinto le elezioni e avrà una larga maggioranza che le permetterà di governare, ma soprattutto di dimostrare agli italiani di che pasta è fatta. E se una donna posseduta dal duce sarà finalmente all’altezza del compito. “Io sono Giorgia. Sono una donna. Sono una madre. Sono italiana. Sono cristiana.” Giorgia Meloni è davvero tante cose e, in un Paese che da tempo è una sorta di laboratorio delle democrazie occidentali, dovrà comunque fare i conti con il fatto di essere, proprio come scrive la CNN commentando l’esito del voto, il primo presidente del consiglio italiano di estrema destra dai tempi di Benito Mussolini.

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IgNobel 2022, un premio all’idiozia

“Due cose sono infinite. L’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi.” Non potevamo che partire dalla frase attribuita ad Albert Einstein, lo scienziato per antonomasia, un genio del Novecento, per passare in rassegna e commentare alcune delle ricerche più bizzarre e inutili ricompensate anche quest’anno con l’IgNobel, il premio Nobel al contrario, la sua versione per così dire “ignobile”. Dai cuori che si incontrano per la prima volta e sono attratti l’uno dall’altro fino al punto di arrivare a sincronizzare il battito a come usare le dita quando si gira una manopola, oppure ancora fino al calcolo delle probabilità di accoppiamento degli scorpioni c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

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God bless the Queen

Ormai, più che salvarla, il buon Dio può soltanto benedirla. E con la spettacolare parata del corteo finale accompagnato prima a piedi attraverso Londra e poi con il trasferimento sul carro funebre, l’addio alla regina Elisabetta II, ha visto consumarsi il suo ultimo atto. Quello del 19 settembre è stato l’ultimo viaggio di una sovrana che ha regnato per settant’anni esatti. E ora, le sue spoglie mortali, riposeranno per sempre fuori Londra al castello di Windsor. A sopravviverle i quattro figli avuti, re Carlo e i principi Anna, Andrea ed Edoardo. Ma chi è stata Elisabetta II? E perché in un’epoca in cui re e regine contano come il due di briscola lei ha saputo farsi valere e, malgrado tutto, è riuscita a tenere in piedi il mito della corona britannica? Per capirlo ci sono, senza dubbio, d’aiuto alcuni dei numeri del suo lungo regno.

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