JLo e il suo sgambetto al femminismo

Sono volati stracci tra alcune esponenti del femminismo a stelle e strisce e la cantante, attrice e imprenditrice Jennifer Lopez nel frattempo diventata Affleck. Sì, JLo ora di cognome farà Affleck. È il cognome del marito Ben, l’attore Ben Affleck. E il fatto che Jennifer abbia deciso di prendere il cognome del marito è stato letto come un atto di sottomissione che non è di nessun aiuto alla causa femminista. Come se per ripianare secoli di patriarcato oppure per estirpare il maschilismo che intossica la nostra società bastasse una Jennifer Lopez che sceglie, decide di rimanere Lopez. 

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Aria condizionata, un diritto umano

Quello che un tempo era un lusso, domani (ma in fondo già oggi, pensando alla canicola dei giorni scorsi) potrebbe essere presto considerato come un “diritto umano”. A sostenerlo, anche in maniera un po’ provocatoria, sono gli autori di “Il condizionamento dell’aria dovrebbe essere un diritto umano nella crisi climatica”, pubblicato di recente sulla rivista Scientific American. Con l’aumento delle temperature ci saranno miliardi di persone che avranno sempre più bisogno dell’aria condizionata per poter sopravvivere al caldo infernale. Per cui, ciò che è un bene di lusso, potrebbe diventare un diritto di tutti?

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Ma quale metaverso…

Ormai da qualche mese a questa parte le immagini che ricorrono principalmente sui profili social sono quelle di megaconcerti, eventi sportivi e non, sagre paesane e feste di ogni genere. Affollate come non mai. È il segno evidente del grande ritorno della fisicità post pandemia. Alla faccia di un’estate di canicola, temperature infernali e rigurgiti del Covid. Ma soprattutto alla faccia del metaverso e di chi teorizzava che non saremmo più tornati alle abitudini di un tempo o di chi già ci immaginava rinchiusi in una gabbia virtuale in cui il contatto con il prossimo sarebbe stato solo una pallida copia della realtà. 

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Undici & Co, delusioni dal Sottosopra

Con il quarto capitolo di Stranger Things eccoci finalmente di ritorno nella cara e vecchia Hawkins, famosa per essere diventata l’immaginaria cittadina dell’Indiana, in cui si svolgono le vicende della serie mistery-horror-fantastica targata Netflix ambientata negli anni Ottanta. Eppure, malgrado Stranger Things 4 sia stata la stagione più vista in assoluto, è risultata anche la meno amata dalla critica che non ha gradito parecchie delle scelte narrative, a partire dal cattivone di turno. (Seguono spoiler, occhio!)

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La gabbia del maschilismo tossico

Non sei una femminuccia. Comportati da uomo. Quante volte lo abbiamo sentito dire. Ce lo siamo sentiti dire. O peggio, comportati da adulto, non fare il bambino. Come se ci fossero categorie più o meno nobili a cui tendere. Nelle quali donne e bambini sono un gradino sotto a quello dell’uomo. Del vero uomo. Dell’uomo che non deve chiedere mai. Capace di bastare a se stesso perché impavido, temerario, autosufficiente quando non addirittura ermafrodito. Lui si basta. Eccolo lì, il maschilismo tossico.

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Benny Hill save the Queen

L’istrionico primo ministro inglese Boris Johnson, il Berlusconi della terra di Albione, l’emulo di Donald Trump, ha finalmente rassegnato le proprie dimissioni. Presto si leveranno dalle balle lui e la sua zazzera arancione, colore che in cromoterapia rappresenta l’ottimismo e il piacere dei sensi. Intanto però, anche lui, proprio con Donald e Silvio, dice di aver fatto tutto giusto. Non ha colpe. Boris Johnson formalmente resterà in carica fino all’autunno prossimo, quando sarà nominato il suo successore. Intanto, però, mentre i Conservatori raccolgono i cocci e pensano al futuro, la vera domanda che tutti si pongono è come sia stato possibile che un buffone voltagabbana di tale portata, che ha fatto dell’opportunismo politico la sua cifra stilistica, sia riuscito a governare l’Inghilterra per tre lunghi anni.

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Dall’aborto al clima, parola alla Corte

Evidentemente deve averci preso gusto. Dopo aver affossato il diritto d’aborto a livello federale, facendo sì che nella maggior parte degli stati governati dai repubblicani diventasse illegale l’interruzione di gravidanza, la Corte Suprema degli Stati Uniti stavolta ha fatto a pezzi un altro tassello fondamentale della politica americana in favore dell’ambiente. I giudici hanno deciso di limitare i poteri del governo contro le emissioni di CO2. Se, in Europa, la guerra in Ucraina sembra essere stata il “tana libera tutti”, riguardo alle politiche energetiche e l’abbattimento delle emissioni di CO2, negli Stati Uniti a fare il gioco di Donald Trump, negazionista climatico dichiarato, è un manipolo di toghe ultraconservatrici che ha fatto del piccone la propria arma per affossare la democrazia, ma anche la speranza in un futuro migliore.

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Dall’aborto alla guerra civile

È stata come una sassata in piena faccia, ammettiamolo. Secondo la Corte Suprema degli Stati Uniti l’aborto non è un diritto espresso dalla costituzione. La decisione dei giudici di rovesciare la sentenza “Roe vs Wade”, che da quasi cinquant’anni a questa parte stabiliva il diritto all’aborto a livello federale, è un colpo mortale inferto alla libertà. Niente di più, niente di meno. Ed è solo l’ultima battaglia (persa) di una guerra che, negli Stati Uniti, si combatte ormai da tempo. A fronteggiarsi due eserciti. Due visioni del mondo. Una guerra che è il segno più tangibile di quanto, quella che viene considerata la più grande democrazia del mondo, versi in condizioni di salute davvero critiche.

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I fantastici quattro… giorni

Vista con scetticismo da taluni, vissuta come fumo negli occhi da altri, in realtà c’è più d’un motivo per cui sarebbe sensato avere una settimana lavorativa di quattro-giorni-quattro. Gli studi, in questo senso, non mancano. Più si è felici, meno è lo stress, e più non è un peso il lavorare. Dovrebbe essere questo il futuro della produttività e il giusto equilibrio tra lavoro e necessità familiari e della vita privata. Del resto i sindacati di mezza Europa hanno chiesto in più d’un’occasione di fare propria la settimana lavorativa di quattro giorni.

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Vladimir Putin è già morto

Sul suo stato di salute si è detto e scritto di tutto e di più. Dall’inizio della guerra, dallo scorso 24 febbraio a oggi, ne abbiamo davvero sentite di tutti i colori. Parkinson, cancro, un sosia. Ormai ci manca solo il rapimento alieno per completare il ventaglio delle teorie più assurde fin qui tirate in ballo per giustificare la decisione del presidente della Russia d‘invadere militarmente l’Ucraina. Proprio così, dietro all’harakiri politico dell’eroe dei Salvini e dei Berlusconi, dev’esserci per forza qualcosa di grosso. Una ragione diversa da quella fin qui espressa alla luce del sole. E alla speranza, probabilmente vana, che la guerra finisca presto, è legata anche quella di chi vorrebbe che Putin schiatti in fretta. Come se una volta cancellato lui, tutto potesse in qualche modo tornare a com’era prima.

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