Blade Runner 2049

Molti di voi, probabilmente, hanno visto il primo Blade Runner, di Ridley Scott nel 1982. Uno di quei film che definire è difficile e che finisce per rendere qualsiasi pellicola simile un film “alla Blade Runner”. Data la pesante eredità storica e artistica che ha lasciato il primo film, l’annuncio di un sequel nel 2017 ha destato critiche e scalpore ancora prima che qualcuno ne vedesse una sola scena. D’altra parte, come per i nuovi episodi di Star Wars, non è affatto facile riuscire a ridestare emozioni e nostalgie che che colsero il pubblico trent’anni fa.

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Sunshine

La metafora di questo film è sottile, e data la premessa, inattesa; quello che Sunshine suggerisce è che si, viviamo in un universo spietato e incapace di perdonare anche il minimo errore, in cui la vita di un’intera specie è appesa a un filo teso da capricci della fisica, ma che il più grande ostacolo alla vita è posto dalla nostra indole, dalla nostra componente di autodistruzione nascosta nel profondo, pronta a uscire ogni qualvolta gliene sia data occasione.

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Blackkklansman

Non è che io abbia un debole particolare per i film con la dicitura “TRATTO DA UNA STORIA VERA”. Tutto sommato però a volte se ne trovano di davvero belli, e a quel punto non posso fare a meno di vederli come una moderna versione del concetto di ballata o saga, un modo attuale di raccontare una storia che un regista ritiene debba essere ricordata. E se c’è qualcuno che sa raccontare le storie come se fossero ballate è Spike Lee

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Sulla mia pelle

La seconda opera del regista italiano Alessio Cremonini racconta l’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi, il giovane geometra romano morto per via delle percosse subite durante la detenzione in attesa di un processo per possesso di droga, uno dei (purtroppo molti) episodi di violenza istituzionale nella Penisola. Il ritratto di una parte d’Italia in cui l’omertà e l’abuso di potere continuano a essere una realtà, una realtà che solo un regista italiano può capire fino in fondo

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Ares

Ares è ambientato nel futuro, un futuro tetro, una Parigi di baracconi e banlieue, in un Paese dove oltre metà della popolazione è disoccupata, e il potere è ufficiosamente detenuto da potenti multinazionali farmaceutiche, che vanno effettivamente a formare un regime. Ma le turbolente masse vanno irretite, e dove non riesce la violenza riesce lo sport; le case farmaceutiche finanziano dei campioni, dei combattenti pesantemente dopati, che si scontrano disarmati su un ring – il vincente mostra che i prodotti della sua casa sono migliori.

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Dead Snow 2 – Red vs. Dead

Semplice? Sì, ma non stupido. Il film mantiene un’aura ridicola senza mai però sospendere il timore per il nemico, dando vita a una combinazione di emozioni che ci accompagnano in un’ora e quaranta di divertimento puro; sia per la goduria nel vedere un’orda di zombie nazisti (con tanto di Tiger IV!) imperversare per le campagne massacrando odiosi turisti americani, sia per le risate nel vedere le disavventure di personaggi imbarazzanti e con una comicità stupendamente naturale e realista.

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The dawns here are quiet

“The dawns here are quiet”, rilasciato sia come film che come serie tv visionabile su Youtube. Basata sulla novella del 1969 di Boris Vasilyiev, la serie segue le vicende di un sergente sovietico, Fedot Vaskov, relegato a uno dei tanti marginali ruoli presenti nell’immenso fronte orientale della seconda guerra mondiale. Un’opera che non si concentra sull’enormità della guerra e sulle estremità della vita nell’Unione Sovietica, ma sui particolari e sugli eventi che non entrarono mai nei libri di storia

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