Israel e quel suo arcobaleno

Recentemente Google gli ha dedicato un suo doodle, l’immagine che compare di tanto in tanto al posto del logo nella homepage del motore di ricerca. Il 20 maggio avrebbe compiuto 61 anni. Ma chi era Israel (il cognome è davvero impronunciabile, lo so) Kamakawiwoʻole? Il cantante hawaiano celebrato da Google, noto anche con il nomignolo di IZ, deve buona parte della sua fama mondiale all’album “Facing Future” del 1993.

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L’amore a pezzi di Ian Curtis

Era il 18 maggio di esattamente quarant’anni fa, quando a soli 23 anni, Ian Curtis, l’anima dei Joy Division, il cantante e l’autore dei testi della band, si toglieva la vita, impiccandosi nella sua casa di Macclesfield, dove viveva con moglie e figlia. “Love will tear us apart”, dopo la sua morte, divenne il primo e unico successo commerciale del gruppo, arrivando a raggiungere il 13° posto nella classifica inglese.

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Alla corte di John Peel

Per quasi quarant’anni è stato il Virgilio del rock, del pop e di tutti quei generi ibridi che nel corso degli ultimi decenni si sono affacciati alla ribalta della musicale non solo anglosassone. Facendo scorrere la lista di coloro che si sono esibiti alla sua corte c’è da rimanere letteralmente senza fiato. Era il 1939 quando, il 30 agosto, nei paraggi di Liverpool nasce John Peel. John chi? Si starà chiedendo la maggior parte di voi.

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Canta che… ti passa il virus

S’intitola “Covid-19” l’album registrato a tempo di record dalla band inglese “The Tiger Lillies” di Martyn Jacques. Un gruppo che è sempre andato fiero della propria indole meticcia, ibrida. Influenzata da “L’opera da tre soldi”, il capolavoro di Bertolt Brecht e Kurt Weil, dal cabaret berlinese degli anni Venti e Trenta del secolo scorso, dalla canzone francese e dalle melodie britanniche sapientemente mescolate a quelle tzigane.

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Metallari fantastici e dove trovarli

L’ambiente musicale metal, in tutti i suoi sottogeneri e derivati, è quanto di più vasto ci si possa immaginare. Una vera e propria sottocultura, più che un genere musicale, che nel suo essere ben definita a livello anche estetico (seppur con varie sfumature), possiede l’elemento fondamentale della transnazionalità, o, come mi piace dire, dell’ecumenismo, con band provenienti dai quattro angoli del mondo in grado di raggiungere un successo che vada oltre i club di nicchia e approdare sui grandi palchi dei raduni estivi.

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Il momento magico del chitarrista

In questa breve carrellata, alcuni dei momenti più alti del chitarrismo, un viaggio fra espressività e tecnica, assoli che restano nella storia, di quelli che canti nota per nota, magari facendo anche l’air guitar. Con tanto di pose e mosse, ovviamente. Come un divo. Come un eroe, un guitar hero. Solo tre brani, numero perfetto, una personale selezione, senza voler fare torto a nessuno

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I Tool e la paura dell’Apocalisse

È un cappio al collo che soffoca i pensieri e sguinzaglia i demoni. È l’ultima messa prima dell’Apocalisse. È un risveglio incerto e inquieto quello che ci regala l’ultimo attesissimo lavoro discografico dei Tool. Un album che, in maniera per certi versi anche inaspettata, in questi giorni svetta nelle classifiche musicali di mezzo mondo. E lo fa con il cuore che pesta manco fosse un alien pronto a schizzare fuori dal petto

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Claudio, que te vaya todo bien

Era tanti mondi in un uomo solo, Claudio Taddei. Quel suo ciuffo ribelle e inconfondibile di capelli sale e pepe e un sorriso che non ti aspetti. Un regalo cordiale e discreto. Cantautore, pittore, musicista e tanto altro. Un artista estroso, multiforme. Era Claudio. Era un amico del quale in molti sentiremo la mancanza. Aveva solo 53 anni. E anche se lui non faceva mistero del suo male, una malattia che non lascia scampo scoperta nel 2002, il suo addio ci ha lasciato tutti senza fiato. È davvero tutto più triste adesso.

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