Tuto Rossi, un lord inglese

Ma Lelia Guscio e Tuto Rossi? I due non se le mandano a dire. Questo è certo. Almeno non in Facebook dove il consigliere comunale bellinzonese, con la sua proverbiale ironia da milord educato in un college londinese a due passi dal Tamigi se n’è uscito facendo presente al suo gatto che se non si fosse comportato bene sarebbe finito dritto dritto alla casa anziani di Sementina.

Così, di fronte alla grevità di una simile battuta da bar, di uno di quelli dove forse si riesce a ridere perfino dei 21 morti causati dal Covid nella struttura di Sementina, la sua capogruppo Lelia Guscio lo ha richiamato all’ordine, non senza una velata minaccia: “Ritengo le tue esternazioni fuori luogo. Quella del gatto è a dir poco patetica. Vedi tu se vorrai ancora far parte del mio gruppo”. Un rimprovero il cui unico effetto è stato quello di vedersi rispondere con un secco “bevi meno” e una domanda provocatoria a mo’ di ciliegina sulla torta: “Partecipare alle riunioni di gruppo, alle quali non sei mai presente?”

Giusto per capirci mancava solo il lancio di piatti, bicchieri e coltelli e poi il battibecco tra i due non avrebbe avuto nulla da invidiare alla storia raccontata nel film “La guerra dei Roses”. Quando si dice che in Ticino non succede mai niente…

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Trump e del duello elettorale

Come un pugile suonato che cerca di sferrare gli ultimi pugni a casaccio prima del suono della campanella, Donald Trump che un paio di settimane fa si è pure ammalato di Covid, dopo aver in più di un’occasione sminuito e sottovalutato pubblicamente la portata e la pericolosità della pandemia, ora invece ripete di essere grato a Dio per essersi ammalato. Dopo il virus ora si sente di vent’anni più giovane.

“I leader si prendono rischi, per questo mi sono contagiato”, ha detto con la sua solita faccia da schiaffi, la stessa sfoggiata in occasione dei comizi e degli appuntamenti pubblici con il suo sfidante Joe Biden. Memorabile rimarrà il papocchio del primo confronto in cui Donald non ha fatto altro che innervosire e interrompere il suo avversario probabilmente per farlo andare fuori dai gangheri.

Oggi però, il mondo vuole certezze e non qualcuno che ha fatto dello sbraitare la sua cifra politica. C’è bisogno di risposte concrete a problemi che non possono aspettare altri quattro anni. La pandemia e la crisi economia, lo sconvolgimento climatico che Donald Trump continua a negare. Manca ormai poco al verdetto grazie al quale sapremo chi sarà il nuovo presidente. Quel che è certo è che un Trump bis non farà altro che ripetere quanto abbiamo purtroppo già visto.

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Addio a Van Halen, l’eroe delle 6 corde

Ci ha lasciati Eddie Van Halen, capostipite di una stirpe di guitar hero che, non sempre agli stessi livelli, cattureranno l'attenzione dei rocker degli Eighties. Se n’è andato in poche ore, il cancro di cui soffriva ha avuto una rapida accelerata, portandoselo via velocemente, come velocissime erano le sue dita sul manico della Frankenstrat, la chitarra che si era costruito da sé.

Eddie Van Halen lascia un'eredità musicale inestimabile: dopo le sue velocissime scale, i suoni inediti tirati fuori dallo strumento, la potenza e l'energia dei suoi show uniti ad un virtuosismo mai fine a se stesso, nulla sarà più lo stesso nel mondo della chitarra hard rock. Da "Jump", a "Panama", fino all'esplosivo solo di "Eruption", i suoi successi sono la Bibbia per chi si approccia ancora oggi alle 6 corde.

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Mariella Tapella, il mio El Salvador

Mariella Tapella è una missionaria laica arrivata in El Salvador nel luglio del 1986, quindi in piena guerra civile, per un progetto di Pax Christi Italia che si è dovuta fingere studiosa di archeologia perché potesse entrare nel paese. “Lavoravo nella baraccopoli di La Chacra – ha racconta in più di un’occasione Mariella che ha vissuto parte della guerra civile in prima linea – dove si viveva nel terrore della repressione, ho dovuto cambiare cinque indirizzi per sfuggire agli squadroni della morte. Di notte dormivo sotto il letto e vedevo le bombe cadere. Quando sei qui ti rendi conto che molti dei problemi della nostra gente sono il frutto di un sistema economico ‘che uccide’”.

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Il sesso al tempo del Covid

Il virus ha cambiato la nostra quotidianità, il nostro modo di lavorare, gli spostamenti, i contatti interpersonali, le abitudini igieniche. E inevitabilmente ha influito anche sulla nostra vita sessuale. E il sesso, lo sappiamo, è una parte importante della vita di ognuno di noi.

Ma com’è cambiata la nostra sessualità, confrontata con la pandemia e il pericolo del contagio, di un male subdolo, di un nemico invisibile? L’invito a restare a casa il più possibile e ridurre al minimo i contatti con gli altri per contenere la diffusione del Covid non ha risparmiato neppure la sfera sessuale.

E a proposito di fantasie, il libro a cura di Filippo Tuena intitolato “L’ultimo sesso, ai tempi della peste” raccoglie più di cinquanta racconti (per altrettanti autori), ognuno dei quali risponde alla domanda: come è, o potrebbe essere, l’ultimo sesso prima della fine.

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Quale giustizia per l’assassinio di Willy?

Quale giustizia per l’assassinio di Willy?

La morte di Willy Montero Duarte, il ragazzo ventunenne massacrato di botte un paio di settimane fa a Colleferro, a poca distanza da Roma, s’iscrive a pieno titolo tra gli orrori che quotidianamente si consumano nella società degli uomini.

Un’infamia senza possibili giustificazioni, figlia di una violenza ottusa e cieca, di comportamenti bestiali. Anche se, ammettiamolo, nel mondo degli animali la morte è strettamente legata alla sopravvivenza. E non certo per futili motivi.

Ecco perché episodi come questo o altri che hanno infiammato e infiammeranno l’opinione pubblica italiana – e non – devono assumere un valore di monito e di prevenzione. Di difesa collettiva, nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso, affinché siano chiare a tutti quali sono le regole alla base di una convivenza civile.

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“No mask”, sì alla satira

“No mask”, sì alla satira

Lo scorso 5 settembre, al raduno romano “no mask”, c’era anche Luca Bizzarri. Ma cosa ci faceva il comico genovese alla manifestazione dei negazionisti del Coronavirus? A suggerircelo con un tweet è lo stesso Bizzarri: “Sono uscito dall’albergo e mi sono trovato in mezzo ai negazionisti dell’Illinois. E allora vai di selfie: combattiamo uniti, senza mascherina e tutti appiccicati. Daje. (Sottotitolo. Il suffragio universale)”

Con occhiali, mascherina e una buona dose d’ironia, il comico ha inscenato una sorta di telecronaca del raduno negazionista italiano contro le restrizioni adottate per contenere il Coronavirus. Con una diretta trasmessa sulla sua pagina Facebook si è fatto beffa dell’allegra combriccola.

“Per colpa del 5G diventeremo dei cyborg” e “Stanno dicendo che moriremo tutti, fino all’ultimo” sono solo due dei commenti con i quali ha affrontato la piazza “con grandissimo sprezzo del pericolo”. La sua diretta però non è piaciuta granché visti i duri attacchi ricevuti.

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Trump e la crudeltà politica

Probabilmente la politica non è un affare per damerini istruiti alle buone maniere. Perché se non sai difenderti dalle cattiverie, nel carnaio della politica il rischio è quello di soccombere. Realismo e cinismo politico spesso fanno a botte con gli ideali e il fair play. Lo sanno bene i Democratici americani dopo la scoppola incassata alle ultime presidenziali di ormai quattro anni fa.

Se vuole esserlo fino in fondo il politico deve ambire al potere. Non ci sono infingimenti o gradevolezze che tengano. E la presa del potere è il suo fine, costi quel che costi. Una lezione di crudeltà che Trump sembra conoscere bene tanto da averne fatto il suo cavallo di battaglia, la sua carta vincente.

Ma davvero dev’essere e può essere solo questo la politica? Un incontro di boxe con tanto di colpi sotto la cintola?

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Morricone e il mestiere del compositore

“Questa lunga esplorazione, questa lunga riflessione, a questo punto della mia vita è stata importante e persino necessaria. Entrare in contatto con i ricordi non significa solamente malinconia di qualcosa che sfugge via come il tempo, ma anche guardare avanti, capire che ci sono ancora, e chissà quanto ancora può succedere.”

È quanto si legge nella prefazione del libro biografico “Inseguendo quel suono – La mia musica, la mia vita” che è il frutto degli incontri avvenuti nel corso degli anni tra il maestro Ennio Morricone e il giovane compositore Alessandro De Rosa. Un incontro e una frequentazione che hanno segnato la vita e le scelte di quest’ultimo.

Alessandro De Rosa ha avuto la fortuna di confrontarsi con uno dei compositori più importanti dell’ultimo secolo e forse della storia della musica. Un uomo umile, eppure dall’immenso talento, che preferiva stare vicino alla famiglia, accanto alla moglie nella sua Roma, invece che celebrare i suoi successi. Un genio in grado di affascinare tutto il mondo con la sua musica e di lasciarci anche qualche prezioso insegnamento.

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Una canzone sotto l’ombrellone

Quale sarà la canzone regina di questa strana estate? Difficile dirlo. Ma di sicuro non mancherà.

Come ogni anno, di questi tempi, iniziano a farsi strada quelli che ci rimarranno impressi indelebilmente nella mente come tormentoni estivi: quelle canzoni che ci entrano dentro, si riconoscono subito, già dalle prime note e, come se non bastasse, alla fine non puoi più fare a meno di canticchiarle tutto il tempo.

Chissà se una melodia spensierata e orecchiabile ci aiuterà davvero a farci mettere da parte i pensieri, le paure e le preoccupazioni di questi mesi, regalandoci finalmente quel tocco di brio e di spensieratezza che solo un vero tormentone estivo sa portare con sé.

Perché non è estate senza il suo tormentone. Bello, brutto, da ballare, da cantare. Pronto per essere incoronato come la hit del momento e per sempre associato ai ricordi e alle Polaroid di questi giorni, di queste settimane di vacanza.

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