Non c’è cover che tenga!

Sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa, di aver ascoltato una canzone pensando che si trattasse di una composizione originale e invece no, era una cover. Cioè il rifacimento, la reinterpretazione di un brano del passato, il più delle volte finito nel dimenticatoio, se non addirittura assolutamente sconosciuto. La cover può così risultare come un nobile omaggio nei confronti di un artista dal repertorio ormai “impolverato”, oppure ancora come una mera operazione commerciale.

Ma talvolta, ahimé, la cosa può davvero sfuggire di mano e sfociare nel peccato grave se non addirittura in un crimine punibile penalmente. Canzoni che, quando vengono tradotte in italiano, si rivelano come il peggior insulto alla lingua di Dante e alla poesia, oltre che un abuso della composizione originale. Un’inutile violenza ai danni delle nostre orecchie e del buongusto.

Forse anche per questa ragione l’inglese to cover corrisponde all’italiano “coprire”. Perché utilizzare questo verbo per riferirsi alla riproposizione di un brano già edito? Forse perché certe vergogne vanno davvero coperte, sepolte. Rispedite all’inferno da cui sono state partorite. Pensate che si tratti di un’esagerazione? A voi giudicare.

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Ma che Kazik?

Può una canzone polacca fermare l’onda sovranista? La vicenda sta infiammando il paese, in piena campagna presidenziale. La radio pubblica ha censurato una canzone satirica su Jaroslaw Kaczynski.

L'incidente ruota attorno a una canzone di Kazik Staszewski che fa riferimento alla visita del presidente Kaczynski, leader del partito sovranista Diritto e giustizia (PiS), al cimitero Powazki di Varsavia il 10 aprile scorso, quando in realtà il cimitero avrebbe dovuto essere chiuso ai visitatori a causa dell'epidemia di coronavirus.

Venerdì 15 maggio la canzone di Kazik ha ottenuto il primo posto nella classifica musicale della settimana, ma poco dopo la fine della trasmissione la classifica è scomparsa dal sito dell'emittente pubblica e da più parti si è ovviamente gridato alla censura.

Da quando il videoclip della canzone è online, su YouTube, ha registrato quasi 11 milioni di visualizzazioni e il suo ritornello riecheggia da giorni nelle menti dei polacchi: “La tua pena è superiore alla mia, il tuo dolore è migliore del mio.”

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Le scemenze di Trump, Salvini e Bolsonaro

L’inadeguatezza di certi leader politici ci ha dimostrato quanto stiamo andando tutti alla deriva. Nel corso della crisi scatenata dal coronavirus, i tre ne hanno davvero combinate, ma soprattutto sparate di ogni. Aprire tutto, no, chiudere tutto. Hanno inveito contro esperti, OMS e ministri della salute contrari alla loro condotta.

C’è chi proponeva iniezioni in vena del disinfettante o ancora una bella lampada a raggi ultravioletti. Anche se poi, a guardarlo bene, il virus cinese non era responsabile che di una febbriciattola o un’influenza da nulla.

Già. Ci ha accompagnato un indistinto bla bla, alimentato dal bisogno d’individuare un nemico o meglio ancora un colpevole per poter allontanare da sé qualsiasi tipo di responsabilità. Dicendo tutto e il contrario di tutto. Mostrandosi per ciò che si è. Buffoni prestati alla politica. Incapaci di far fronte a un problema epocale, eppure bravissimi ad allearsi col virus, aggiungendo caos al caos.

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Eccoci alla riapertura

E alla fine, l’11 maggio, è arrivato.

Dopo i parrucchieri è stata la volta di scuole, negozi, bar e ristoranti. C’era tanta attesa ma anche un po’ di timore e non poche perplessità per la riapertura nella Svizzera Italiana. Lo stesso timore con cui da piccoli si tornava a scuola dopo le vacanze estive.

Nell’aria c’è sicuramente una gran voglia di ripartire e cercare di ritornare pian piano alla normalità. Già.

Ma di quale normalità stiamo parlando? Cosa ci lascerà in eredità il confinamento forzato di queste settimane e mesi?

Difficile dirlo, di sicuro sarebbe bello se…

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Franca Taddei e il libro parlato

La Biblioteca Braille e del libro parlato della Unitas (www.unitas.ch), ha una lunga tradizione. Dal 1948, la cultura contenuta in questo scrigno, è un aiuto prezioso per le persone cieche e ipovedenti della Svizzera italiana.
Oltre 7000 libri parlati, cioè registrati su supporti audio, circa 700 volumi in scrittura Braille e altri 800 a grandi caratteri sono a disposizione dei propri abbonati, gratuitamente.

A parlarcene è la sua responsabile, Franca Taddei, linguista di formazione, autrice del saggio “La lingua degli anziani” (2005, Armando Dadò Editore) e amante dei viaggi.
Tra le ultime iniziative del libro parlato, da segnalare, c’è “Effetto nonna”, un libro in cui 58 personaggi di "casa nostra” danno voce alle proprie nonne, attraverso un breve racconto. Esaurita in poco tempo, la raccolta è rinata in collaborazione con Unitas sotto forma di audiolibro, letto dagli autori stessi.

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Suor Romilda e la febbre dengue

La febbre dengue è una malattia virale trasmessa all’uomo dalle zanzare infette. In particolare da quelle della febbre gialla, ma anche dalla zanzara tigre asiatica. La dengue è diffusa un po’ in tutto il mondo. Dall’Asia al Sudamerica. E non c’è alcun medicinale efficace per il trattamento della febbre dengue.

L’unico modo per prevenirla è proteggersi dalle punture di zanzara. Le persone che vengono infettate dal virus una seconda volta corrono un rischio notevolmente più elevato di sviluppare una malattia grave che può avere anche conseguenze letali.

A raccontarci la sua giornata da malata è Suor Romilda. Una suora che abita a Nova Modica, nel Sud Est del Brasile, un piccolo comune dello Stato del Minas Gerais, fondato in ricordo della sua città natale dal frate Gaspare Zaccaria, nato a Modica in Italia.

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Sempre più SUV?

In Svizzera su dieci auto nuove più di quattro sono dei SUV. L’inarrestabile crescita a livello globale del mercato dei SUV sta vanificando gli sforzi fatti dalle case automobilistiche per ridurre le emissioni di CO2.

SUV è l’acronimo di Sport Utility Vehicle, tradotto letteralmente sarebbe Veicolo Utilitario Sportivo. Sul veicolo non ci piove, ma che cosa davvero abbia di utilitario o di sportivo, qualcuno dovrebbe spiegarcelo.

Eppure qualcosa sta cambiando. No, non si tratta del crollo a livello mondiale del mercato dell’auto a causa del lockdown necessario a bloccare il diffondersi del Coronavirus, quanto piuttosto dell’insofferenza che questi mostri a quattro ruote, alimentano in un numero sempre crescente di persone. Uno status symbol che farà la stessa fine della pelliccia?

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Futuro e cemento

Da emblema della modernità in architettura a metafora della speculazione edilizia. Il cemento è il materiale più usato al mondo dopo l’acqua. Le origini del cemento armato risalirebbero addirittura all’epoca romana. Ci accompagna da millenni.

Eppure, dinnanzi all’emergenza climatica solo in parte passata in secondo piano rispetto a quella sanitaria causata dal Covid-19, occorre – oggi più che mai – ridurre il consumo del suolo per ritrovare il giusto equilibrio tra la presenza umana e la salvaguardia della Natura e dei suoi ecosistemi.

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L’elogio del silenzio

Il silenzio è la gentilezza dell’universo. Non fa domande, ma può darci una risposta. Basta saperlo ascoltare. Il silenzio è un recinto intorno alla saggezza. È un ricovero dalla futilità delle parole. Il silenzio è un dono universale che in pochi sanno apprezzare.

Nella vita è difficile dire qualcosa che sia tanto efficace quanto lo è il silenzio. Noi però ci abbiamo provato, cercando di dare un senso all’assenza di rumori che caratterizza le nostre giornate in questo periodo d’emergenza da Coronavirus.

È giunto il momento d’infrangere questo silenzio. Ascolta il PODGAS, il podcast di Gas.

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