L’Indonesia, tra spiagge e spazzatura

La discarica più grande del mondo si trova Indonesia. Una colossale montagna di rifiuti che si scorge anche da molto lontano. Stormi di gabbiani, sciami di mosche e un odore pungente che non si dimentica facilmente fanno da cornice a quest’inferno. Una lunga fila di camion va e viene nel corso della giornata portando tutta l'immondizia prodotta a Giacarta, la capitale dell'Indonesia. Una nazione che ha 267 milioni di abitanti, l’equivalente di mezza Europa, e produce 175'000 tonnellate di rifiuti al giorno. È il secondo paese al mondo nella produzione di rifiuti di plastica. Eppure la popolazione indonesiana ha trascorso il primo weekend dell'anno nuovo ripulendo da tonnellate di rifiuti di plastica la sabbia di Kuta, Legian e Seminyak, le più famose spiagge di Bali.
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Il papà di Johnson col passaporto francese

E Brexit fu. Dopo un infinito tira e molla, Regno Unito ed Unione europea hanno finalmente trovato un accordo di divorzio consensuale, scongiurando così lo spettro del “no deal”. Accordo sì, ma davvero raggiunto sul filo di lana. Peccato solo che, per Boris Johnson, la soddisfazione per averla sfangata con Bruxelles sia durata molto poco. Qualche ora dopo la firma sull’intesa del premier britannico, suo padre Stanley, ha annunciato pubblicamente di aver fatto domanda per ottenere la cittadinanza francese e così mantenere il legame con l’Unione europea. “Sarò sempre europeo. Non si può mica dire ai britannici: non siete più europei. Avere legami con l’Unione europea è importante”, ha aggiunto il papà di Boris. Del resto Stanley Johnson fu uno tra i primi funzionari britannici destinati a Bruxelles quando nel 1973 il Regno Unito aderì all’Europa, lavorando sia per la Commissione europea che ricoprendo il ruolo di eurodeputato. Ascolta il PodGAS, il podcast di GAS.

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Aspettando il lockdown

Bar, ristoranti, cinema, teatri, stadi, piste da sci, scuole, negozi, centri commerciali e chi più ne ha più ne metta. C’è chi li vuole chiusi, chi invece aperti. Questo però non è più il momento di discutere, di confrontarsi cercando la quadratura del cerchio o di tergiversare e intanto aspettare. Aspettare che cosa? Ascolta il PodGAS, il podcast di GAS.

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All you need is John Lennon

Artista poliedrico, ribelle, pacifista, pioniere e sperimentatore, John Lennon di certo non è stato soltanto uno dei Beatles. Con quegli inconfondibili occhialini dalle lenti tonde, con i suoi modi e la sua indole pacifica è diventato un’icona della musica leggera e della controcultura di cui si sono nutrite schiere di giovani a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Ascolta il PodGAS, il podcast di GAS.

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Covid è Natale!

Questo Natale, a causa della pandemia da Covid-19, non sarà un Natale come gli altri. Questa è l’unica certezza che politici, esperti e scienziati ci possono, per il momento, offrire a proposito delle festività di fine 2020.

Con gli ospedali e i letti in terapia intensiva che rischiano di trovarsi al limite, non è purtroppo ancora il caso di abbassare la guardia. Ma allora cosa faremo il 25 dicembre? Quanto sarà diverso dai precedenti Natali?

Con gli italiani il premier Giuseppe Conte è stato chiaro: “Dobbiamo predisporci a un Natale più sobrio. Veglioni, festeggiamenti, baci e abbracci non saranno possibili. Una settimana di socialità scatenata significherebbe pagare a gennaio un innalzamento brusco della curva dei contagi”.

E in Svizzera? Qualche consiglio su come prepararsi al Natale la scorsa settimana ce lo ha dato Thomas Steffen, medico cantonale di Basilea Città e membro dell’Associazione dei medici cantonali. Quel che è certo è che, quest’anno, intorno all’albero saremo di sicuro di meno.

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Trump e il sapore amaro della sconfitta

A un paio di settimane di distanza dalle elezioni, Donald Trump non ha ancora ammesso la sconfitta. No. Lui non molla, convinto di essere il vincitore. “Non scommettete mai contro di me”, ripete come se fosse ancora in campagna elettorale. E come un pugile suonato insiste sulla sua vittoria in Georgia e sui brogli in Arizona.

Sebbene Donald non molli e abbia un piano per contestare legalmente la vittoria alle presidenziali di Joe Biden, delle prove di brogli finora nemmeno l’ombra e il suo abbaiare ha ormai stufato la maggioranza del popolo americano. Evidentemente lasciare la Casa Bianca e i privilegi che la vita da presidente fin qui gli ha offerto non dev’essere facile, non lo è per nessuno, figuriamoci per uno come Trump che non nasconde certo il fatto di non saper perdere.

Eppure c’è chi, di fronte alla sconfitta, in passato ha saputo accettare la cosa con grande signorilità. Fu il caso di John McCain di fronte alla vittoria di Barack Obama. A dimostrazione di come si possa essere capaci, anche da perdenti, di essere comunque dei grandi, dei giganti politicamente. L’esatto opposto di Donald J. Trump, ormai fu presidente.

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Tognazzi e il diritto alla cazzata

Tognazzi e il diritto alla cazzata

Moriva alla fine di ottobre di trent’anni fa Ugo Tognazzi. Nato a Cremona il 23 marzo del 1922, farà parte di quella manciata di attori che daranno un volto ai tanti personaggi e alle storie della bella stagione della “Commedia all’italiana”.

Ugo reciterà anche in molti ruoli drammatici per Marco Ferreri, Pier Paolo Pasolini, Elio Petri e Bernardo Bertolucci. Con quest’ultimo nel film “La tragedia di un uomo ridicolo”, che gli valse il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes nel 1981.

A causa della professione del padre Gildo, ispettore di una società di assicurazioni, Ugo vive gli anni dell’infanzia in varie città italiane. Una volta diplomatosi trova lavoro come ragioniere nel salumificio Negroni. Ma nel tempo libero recita in una filodrammatica del dopolavoro aziendale.

Ed è grazie al teatro prima e al grande successo televisivo poi che muoverà in primi passi nel mondo del cinema. Il successo in tivù arriverà grazie al varietà “Un due tre” in cui la sua comicità, più popolare, andava a braccetto con quella più raffinata di Raimondo Vianello, con risultati comici davvero notevoli.

Fu anche un grande amante della cucina ed ebbe fama di tombeur de femmes. Molto amico dei colleghi Vittorio Gassman e Paolo Villaggio e dei registi Marco Ferreri, Luciano Salce e Mario Monicelli, negli ultimi anni della sua vita si ammalò di depressione. Morirà nel sonno a 68 anni, per un’improvvisa emorragia cerebrale.

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