Lugano e i Molinari, l’eterna lotta

Chiamatelo sfratto o disdetta, la sostanza non cambia. Il Municipio di Lugano ha concesso appena venti giorni al centro sociale autogestito il Molino per liberare l'ex Macello. Una decisione controversa che il Municipio ha preso non esattamente all’unanimità. Ad aver votato a favore con un solo voto di scarto, oltre ai tre leghisti – il sindaco Marco Borradori, Michele Foletti e Lorenzo Quadri – anche l’uscente Michele Bertini.
È stata questa la risposta della città ai tafferugli verificatisi durante la manifestazione dello scorso 8 marzo alla stazione. Se inizialmente si prospettava addirittura uno sgombero forzato da parte della polizia, ora si attende che i Molinari raccattino le loro cose e sloggino senza fare storie.
Un ultimatum che sa tanto della provocazione preelettorale. Anche perché, se non verrà rispettato, sarà comunque avviata la procedura di sgombero d’ufficio. Insomma, l’ennesimo braccio di ferro tra le parti che, se non dovesse trovare una soluzione pacifica, rischierà di portare di nuovo allo scontro a muso duro.
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Adriano, batterista per passione

Figlio unico, Adriano Assanti Gironda, nasce a Napoli nel 1951. Nel 1967, la sua prima vera batteria (che possiede tutt’ora) è una Ludwig, identica a quella di Ringo Starr. Inizia a impugnare le bacchette fin da piccolo, arrivando a esibirsi con diverse orchestre e gruppi musicali. Tra gli altri accompagna in più di un’occasione Massimo Ranieri in concerto, ma il gruppo rock che più di tutti gli è rimasto nel cuore si chiama Moby Dick.
In Italia, con i Moby Dick, Adriano suona nei maggiori e più esclusivi locali di musica dal vivo. I Moby Dick sono anche il primo gruppo hard rock italiano a registrare a Londra all’Olimpic Studio, un glorioso studio di registrazione dove hanno inciso dai Rolling Stones e Jimi Hendrix ai Led Zeppelin e i Bealtes.
L’avventura come batterista professionista finì verso la fine degli anni Settanta quando per vivere di musica si trasferì prima a Milano e poi in Svizzera, ma non era più la stessa. Oggi Adriano Assanti vive con la moglie a Caslano e nel tempo libero non ha smesso di comporre musica e scrivere canzoni.

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Don Raffae’, boss della camorra

Don Raffae’, boss della camorra
La settimana scorsa è morto il boss della camorra Raffaele Cutolo. Aveva 79 anni ed era malato da tempo. Negli anni Settanta aveva dato vita alla Nuova Camorra Organizzata. Era stato soprannominato ‘O Professore, per il suo carisma, per il talento nello scrivere poesie e per la capacità di continuare a gestire i suoi affari criminali perfino dalla cella.
Nato a Ottaviano, in provincia di Napoli, Cutolo è stato il protagonista di alcune delle pagine più misteriose e sanguinose della recente storia italiana. Nel corso della sua carriera criminale non sono mancate le collusioni con la politica, gli affari sul dopo terremoto del 1980 in Irpinia, gli intrecci con le altre mafie, i patti coi servizi segreti e Brigate Rosse.
Sempre teatrale nei suoi modi di fare, perfino nelle ultime dichiarazioni che il boss fece nel 2016 a proposito del sequestro di Aldo Moro, affermando che avrebbe voluto intervenire e trattare per la sua liberazione, ma che i politici dell’epoca erano di tutt’altro avviso.
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Myanmar, il golpe a tempo di aerobica

Khing Hnin Wai è un’insegnante di aerobica. È stata ormai soprannominata la Jane Fonda birmana. Come ogni altro giorno che Buddha comanda, anche il 31 gennaio Khing Hnin Wai ha iniziato a fare i suoi esercizi e a saltellare davanti alla telecamera. Con il suo completo giallo fosforescente e nero e la mascherina in volto, mentre i suoi follower la seguivano sui social. Ascolta il PodGAS, il podcast di GAS.

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Il fantasma di San Patrignano

S’intitola “SanPa: luci e tenebre di San Patrignano” la docuserie prodotta da Netflix che tante polemiche ha sollevato attorno alla controversa figura di Vincenzo Muccioli e alla comunità di recupero dalla tossicodipendenza da lui fondata. Una comunità, quella di San Patrignano che, dal 1978 ad oggi, ha accolto 26’000 giovani. Ancora oggi ne entrano in media 400 all’anno, di cui 30 sono minorenni. Ascolta il PodGAS, il podcast di GAS.

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L’Indonesia, tra spiagge e spazzatura

La discarica più grande del mondo si trova Indonesia. Una colossale montagna di rifiuti che si scorge anche da molto lontano. Stormi di gabbiani, sciami di mosche e un odore pungente che non si dimentica facilmente fanno da cornice a quest’inferno. Una lunga fila di camion va e viene nel corso della giornata portando tutta l’immondizia prodotta a Giacarta, la capitale dell’Indonesia. Una nazione che ha 267 milioni di abitanti, l’equivalente di mezza Europa, e produce 175’000 tonnellate di rifiuti al giorno. È il secondo paese al mondo nella produzione di rifiuti di plastica. Eppure la popolazione indonesiana ha trascorso il primo weekend dell’anno nuovo ripulendo da tonnellate di rifiuti di plastica la sabbia di Kuta, Legian e Seminyak, le più famose spiagge di Bali.
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Il papà di Johnson col passaporto francese

E Brexit fu. Dopo un infinito tira e molla, Regno Unito ed Unione europea hanno finalmente trovato un accordo di divorzio consensuale, scongiurando così lo spettro del “no deal”. Accordo sì, ma davvero raggiunto sul filo di lana. Peccato solo che, per Boris Johnson, la soddisfazione per averla sfangata con Bruxelles sia durata molto poco. Qualche ora dopo la firma sull’intesa del premier britannico, suo padre Stanley, ha annunciato pubblicamente di aver fatto domanda per ottenere la cittadinanza francese e così mantenere il legame con l’Unione europea. “Sarò sempre europeo. Non si può mica dire ai britannici: non siete più europei. Avere legami con l’Unione europea è importante”, ha aggiunto il papà di Boris. Del resto Stanley Johnson fu uno tra i primi funzionari britannici destinati a Bruxelles quando nel 1973 il Regno Unito aderì all’Europa, lavorando sia per la Commissione europea che ricoprendo il ruolo di eurodeputato. Ascolta il PodGAS, il podcast di GAS.

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Aspettando il lockdown

Bar, ristoranti, cinema, teatri, stadi, piste da sci, scuole, negozi, centri commerciali e chi più ne ha più ne metta. C’è chi li vuole chiusi, chi invece aperti. Questo però non è più il momento di discutere, di confrontarsi cercando la quadratura del cerchio o di tergiversare e intanto aspettare. Aspettare che cosa? Ascolta il PodGAS, il podcast di GAS.

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