Aspettando il lockdown

Bar, ristoranti, cinema, teatri, stadi, piste da sci, scuole, negozi, centri commerciali e chi più ne ha più ne metta. C’è chi li vuole chiusi, chi invece aperti. Questo però non è più il momento di discutere, di confrontarsi cercando la quadratura del cerchio o di tergiversare e intanto aspettare. Aspettare che cosa? Ascolta il PodGAS, il podcast di GAS.

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All you need is John Lennon

Artista poliedrico, ribelle, pacifista, pioniere e sperimentatore, John Lennon di certo non è stato soltanto uno dei Beatles. Con quegli inconfondibili occhialini dalle lenti tonde, con i suoi modi e la sua indole pacifica è diventato un’icona della musica leggera e della controcultura di cui si sono nutrite schiere di giovani a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Ascolta il PodGAS, il podcast di GAS.

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Covid è Natale!

Questo Natale, a causa della pandemia da Covid-19, non sarà un Natale come gli altri. Questa è l’unica certezza che politici, esperti e scienziati ci possono, per il momento, offrire a proposito delle festività di fine 2020.

Con gli ospedali e i letti in terapia intensiva che rischiano di trovarsi al limite, non è purtroppo ancora il caso di abbassare la guardia. Ma allora cosa faremo il 25 dicembre? Quanto sarà diverso dai precedenti Natali?

Con gli italiani il premier Giuseppe Conte è stato chiaro: “Dobbiamo predisporci a un Natale più sobrio. Veglioni, festeggiamenti, baci e abbracci non saranno possibili. Una settimana di socialità scatenata significherebbe pagare a gennaio un innalzamento brusco della curva dei contagi”.

E in Svizzera? Qualche consiglio su come prepararsi al Natale la scorsa settimana ce lo ha dato Thomas Steffen, medico cantonale di Basilea Città e membro dell’Associazione dei medici cantonali. Quel che è certo è che, quest’anno, intorno all’albero saremo di sicuro di meno.

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Trump e il sapore amaro della sconfitta

A un paio di settimane di distanza dalle elezioni, Donald Trump non ha ancora ammesso la sconfitta. No. Lui non molla, convinto di essere il vincitore. “Non scommettete mai contro di me”, ripete come se fosse ancora in campagna elettorale. E come un pugile suonato insiste sulla sua vittoria in Georgia e sui brogli in Arizona.

Sebbene Donald non molli e abbia un piano per contestare legalmente la vittoria alle presidenziali di Joe Biden, delle prove di brogli finora nemmeno l’ombra e il suo abbaiare ha ormai stufato la maggioranza del popolo americano. Evidentemente lasciare la Casa Bianca e i privilegi che la vita da presidente fin qui gli ha offerto non dev’essere facile, non lo è per nessuno, figuriamoci per uno come Trump che non nasconde certo il fatto di non saper perdere.

Eppure c’è chi, di fronte alla sconfitta, in passato ha saputo accettare la cosa con grande signorilità. Fu il caso di John McCain di fronte alla vittoria di Barack Obama. A dimostrazione di come si possa essere capaci, anche da perdenti, di essere comunque dei grandi, dei giganti politicamente. L’esatto opposto di Donald J. Trump, ormai fu presidente.

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Tognazzi e il diritto alla cazzata

Tognazzi e il diritto alla cazzata

Moriva alla fine di ottobre di trent’anni fa Ugo Tognazzi. Nato a Cremona il 23 marzo del 1922, farà parte di quella manciata di attori che daranno un volto ai tanti personaggi e alle storie della bella stagione della “Commedia all’italiana”.

Ugo reciterà anche in molti ruoli drammatici per Marco Ferreri, Pier Paolo Pasolini, Elio Petri e Bernardo Bertolucci. Con quest’ultimo nel film “La tragedia di un uomo ridicolo”, che gli valse il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes nel 1981.

A causa della professione del padre Gildo, ispettore di una società di assicurazioni, Ugo vive gli anni dell’infanzia in varie città italiane. Una volta diplomatosi trova lavoro come ragioniere nel salumificio Negroni. Ma nel tempo libero recita in una filodrammatica del dopolavoro aziendale.

Ed è grazie al teatro prima e al grande successo televisivo poi che muoverà in primi passi nel mondo del cinema. Il successo in tivù arriverà grazie al varietà “Un due tre” in cui la sua comicità, più popolare, andava a braccetto con quella più raffinata di Raimondo Vianello, con risultati comici davvero notevoli.

Fu anche un grande amante della cucina ed ebbe fama di tombeur de femmes. Molto amico dei colleghi Vittorio Gassman e Paolo Villaggio e dei registi Marco Ferreri, Luciano Salce e Mario Monicelli, negli ultimi anni della sua vita si ammalò di depressione. Morirà nel sonno a 68 anni, per un’improvvisa emorragia cerebrale.

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La triste fine di Jerry Boakye

Jerry Boakye è morto.

Saldatore in un’officina di Castel Volturno, il ventinovenne originario del Ghana, due anni fa era stato vittima di una brutale aggressione razzista che lo aveva costretto a vivere su di una sedia a rotelle. Paralizzato a mani e gambe per via di un pugno sferratogli da uno sconosciuto mentre lui scendeva dall’autobus.

Jerry si era stancato di vivere, ultimamente rifiutava le terapie e il cibo.

È questo il triste epilogo di una storia che aveva commosso e fatto scorrere fiumi d’inchiostro. A dare l’annuncio della triste fine di Jerry è stato il suo avvocato, Hilarry Sedu: “Io lo vedevo, in questi ultimi giorni, che tu non sei fatto per la sedia. Che la tua anima si era ribellata ai soprusi in Africa, figuriamoci se adesso si sarebbe acquietata su di una sedia a rotelle. Purtroppo ho avuto ragione, ieri sei scappato via, ti sei ribellato a quel corpo inerme”.

Jerry è morto così. In silenzio. Senza neppure aver avuto giustizia. E poi c’è ancora chi ha il coraggio di affermare che il razzismo non esiste…

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Tuto Rossi, un lord inglese

Ma Lelia Guscio e Tuto Rossi? I due non se le mandano a dire. Questo è certo. Almeno non in Facebook dove il consigliere comunale bellinzonese, con la sua proverbiale ironia da milord educato in un college londinese a due passi dal Tamigi se n’è uscito facendo presente al suo gatto che se non si fosse comportato bene sarebbe finito dritto dritto alla casa anziani di Sementina.

Così, di fronte alla grevità di una simile battuta da bar, di uno di quelli dove forse si riesce a ridere perfino dei 21 morti causati dal Covid nella struttura di Sementina, la sua capogruppo Lelia Guscio lo ha richiamato all’ordine, non senza una velata minaccia: “Ritengo le tue esternazioni fuori luogo. Quella del gatto è a dir poco patetica. Vedi tu se vorrai ancora far parte del mio gruppo”. Un rimprovero il cui unico effetto è stato quello di vedersi rispondere con un secco “bevi meno” e una domanda provocatoria a mo’ di ciliegina sulla torta: “Partecipare alle riunioni di gruppo, alle quali non sei mai presente?”

Giusto per capirci mancava solo il lancio di piatti, bicchieri e coltelli e poi il battibecco tra i due non avrebbe avuto nulla da invidiare alla storia raccontata nel film “La guerra dei Roses”. Quando si dice che in Ticino non succede mai niente…

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Trump e del duello elettorale

Come un pugile suonato che cerca di sferrare gli ultimi pugni a casaccio prima del suono della campanella, Donald Trump che un paio di settimane fa si è pure ammalato di Covid, dopo aver in più di un’occasione sminuito e sottovalutato pubblicamente la portata e la pericolosità della pandemia, ora invece ripete di essere grato a Dio per essersi ammalato. Dopo il virus ora si sente di vent’anni più giovane.

“I leader si prendono rischi, per questo mi sono contagiato”, ha detto con la sua solita faccia da schiaffi, la stessa sfoggiata in occasione dei comizi e degli appuntamenti pubblici con il suo sfidante Joe Biden. Memorabile rimarrà il papocchio del primo confronto in cui Donald non ha fatto altro che innervosire e interrompere il suo avversario probabilmente per farlo andare fuori dai gangheri.

Oggi però, il mondo vuole certezze e non qualcuno che ha fatto dello sbraitare la sua cifra politica. C’è bisogno di risposte concrete a problemi che non possono aspettare altri quattro anni. La pandemia e la crisi economia, lo sconvolgimento climatico che Donald Trump continua a negare. Manca ormai poco al verdetto grazie al quale sapremo chi sarà il nuovo presidente. Quel che è certo è che un Trump bis non farà altro che ripetere quanto abbiamo purtroppo già visto.

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