Ndrangheta in Svizzera, l’inchiesta di ‘Falò’ – Il Video

Il primo dei procedimenti contro i trafficanti che avevano portato in Svizzera oltre 1,5 miliardi di dollari, si svolse a Lugano nel 1985. L’inchiesta denominata ‘Pizza connection’, vide la collaborazione di F.B.I, polizia dello Stato di New York, pool antimafia di Giovanni Falcone e dei magistrati svizzeri Carla Dal Ponte e Paolo Bernasconi

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La ‘ndrangheta in cifre

Si compone di 400 ‘ndrine (cosche) per un totale di 60’000 affiliati

È presente in 30 paesi con un giro d’affari di 53 miliardi di euro

Il fatturato equivale a quello di Deutsche Bank e di McDonald’s messi insieme, pari al 3,5% del Pil dell’Italia

Traffico di stupefacenti: 24,2 miliardi

Riciclaggio: 19,6 miliardi

Estorsioni e dall’usura: 2,9 miliardi

Appalti pubblici: 2,4 miliardi

Gioco d’azzardo: 1,3 miliardi

Traffico d’armi: 700 milioni di euro

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Mafia, una brutta storia di uomini

È il 23 maggio del 1992, un caldo sabato di maggio, quando l’esplosione di cinquecento chili di tritolo divide in due l’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, a poca distanza dall’uscita per Capaci. Cento metri d’asfalto si sbriciolano come biscotti e fanno letteralmente volare per aria le auto blindate di Giovanni Falcone, magistrato simbolo della lotta antimafia, e della sua scorta. Con lui muoiono anche la moglie e tre agenti della sua scorta.

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La via Libera di Don Ciotti

Don Luigi Ciotti è un prete di strada. Volendo lo si potrebbe definire così. Con un definizione un po’ pop. Popolare lo è sicuramente. Nell’indole e nello spirito. Ma la sua voce e la sua autorevolezza non riecheggiano solo sui marciapiedi, del suo pensiero si parla anche a Palazzo, nelle stanze del potere. Don Ciotti, che quest’anno compirà settantacinque anni, ha attraversato tutte le campagne della Sicilia liberate dalla mafia. E c’è chi lo avrebbe voluto perfino come ministro, soprattutto per il suo impegno civile contro i soprusi perpetrati dalla criminalità organizzata.

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La mafia in Svizzera c’è, eccome

“È difficilmente contestabile che le organizzazioni mafiose (Cosa Nostra siciliana e ‘ndrangheta calabrese) probabilmente sono molto più collegate tra di loro di quanto si affermi ufficialmente e che le stesse non soltanto ben conoscono il funzionamento della macchina statale, ma non hanno esitazioni a colpire chicchessia, ove ne ritengano l’opportunità.” Di ciò era profondamente convinto il giudice Giovanni Falcone. Ma il cancro della criminalità organizzata, non colpisce soltanto chicchessia, la presenza dell’illegalità, della corruzione e delle mafie ha da tempo superato i confini nazionali. Le organizzazioni mafiose si ritrovano a fare affari ovunque. In Germania come in Svizzera

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