Aquile e avvoltoi

Cosa voglia dire questa per certi versi dolorosa multiculturalità della Svizzera lo ha capito il capitano Lichsteiner unendosi al gesto dei compagni kosovari. Perchè vuol dire  “Voi siete dei nostri, fate parte di noi, io vi riconosco”. Chiudere un cerchio, riconoscere che quelle guerre, quel vissuto di quelle persone, doloroso e tragico a volte, appartengono, eccome se appartengono, a tutti noi. 

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Calcio e politica: quando la Svizzera non è più neutrale

E allora questo gesto – in fondo un po’ ingenuo – dell’aquila bicipite prendiamolo così: come il segno di una minoranza – gli immigrati – che non ha più paura di rivendicare le proprie origini in una Svizzera sempre più multietnica. Che aveva bisogno di questa gente venuta da lontano non solo per sostenere la propria economia ma anche per cominciare a giocare seriamente al calcio ed essere un po’ più appassionata e meno ipocritamente neutrale.

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Shaqiri, Xhaka e l’aquila acefala

Come capita nel gioco del calcio, in cui l’allenatore deve convincere i giocatori ad essere virtuosi, ossia ad essere altruisti, a pensare al bene comune, non per amore della virtù, ma per avere successo. Le dediche, entro certi limiti e a patto che non si ripetano, le possiamo anche perdonare. Il capitano Lichtsteiner  a un certo punto s’ è accodato ai neo-aquilotti, mimando anche lui il gesto in questione. Forse è stato il più astuto. Ma si, le emozioni… nulla di grave.. Amici come prima, e rossocrociati che più non si può.

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