Stefano e le sue gambe nuove

Era il 1998. Non sappiamo se quel giorno ci fossero sole o nubi. Per molti di noi è solo un anno come tanti altri, per Stefano Garganigo è stato l’inizio di un calvario, della discesa in un abisso che lascia segni indelebili sull’anima. Ma è anche stato l’inizio di un cammino, è proprio il caso di dirlo, che gli ha permesso di farci vedere che, la fine, è solo un’idea nella nostra testa.

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Myanmar e la protesta insanguinata

La lista dei morti s’allunga ogni giorno un po’ di più e, in segno di protesta, c’è chi ha tinteggiato le strade di rosso per ricordare che il sangue versato nel corso delle proteste non si è ancora seccato. In Myanmar, a tutt’oggi, sono ormai più di 600 le vittime della repressione portata avanti dall’esercito di fronte alle proteste della popolazione per il colpo di stato messo a segno dall’esercito a inizio febbraio. Sono 3’500 le persone arrestate. E a poco o nulla sono finora servite le condanne e le voci critiche giunte dall’Occidente che, in coro, hanno chiesto la restaurazione del legittimo governo di Aung Suu Kyi, minacciando sanzioni e perfino un possibile embargo internazionale.

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“Alice io t’ammazzo, giuro”

“Dopo aver sentito dell’omicidio-suicidio di Carasso mi è venuto da chiedermi, ed è brutto da dire, se la prossima potrei essere io”. A dirlo è Alice, il nome è fittizio. È una ragazza di cui non sappiamo neppure l’età, intervistata di recente dal portale informativo online Tio.ch. Alice alla fine ha preso il coraggio a quattro mani e ha denunciato il suo compagno, lo ha fatto malgrado tutto.

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