L’America che non ci raccontano

Senza voler essere complottari e cominciare a dire che i media fanno passare una sola realtà, vogliamo ricordare che le proteste statunitensi che sono seguite alla morte di George Floyd, non sono solo incendi e saccheggi.

Molti atti, pensieri, azioni, molti bei gesti, puliti, gentili e costruttivi, passano giocoforza sotto silenzio, surclassati dalle violenze, che fanno di certo più notizia.

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Qualcosa là fuori: il disastro climatico

Ogni tanto, quasi per caso, capita di leggere un romanzo che non ti aspetti, che avevi immaginato diverso. È il caso di “Qualcosa là fuori” di Bruno Arpaia, (Guanda), che racconta di un mondo nella seconda metà di questo secolo. Il mondo è ormai devastato dal disastro climatico e buona parte del pianeta è invivibile: l’acqua è un bene prezioso, il cibo una rarità, la violenza all’ordine del giorno. Come evidenzia l’autore nella postfazione, il mondo descritto è quello ipotizzato dagli scienziati nell’ipotesi in cui non si faccia nulla o troppo poco per cercare di salvare il nostro futuro e quindi la temperatura si avvicinerà alla soglia di allarme (e irreversibile) dei 4 gradi centigradi.

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C’è del razzismo nell’aria?

“I can’t breathe”. Sembra davvero questo il mantra del nostro tempo. Non respiro, non riesco a farlo. Se per via del caldo, del virus o di un ginocchio piantato sul collo è, tutto sommato, un dettaglio. Paradossalmente la conclusione rimane la stessa. Sia che si tratti di surriscaldamento climatico o di razzismo. Pensiamoci. E la causa pure. George Floyd non sarà l’ultima vittima del razzismo che trasuda dalle nostre società. George Floyd non sarà l’ultimo uomo a essere soffocato a morte dal sistema.

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Profughi in Svizzera all’esame del Nazionale

Domani 3 giugno, la sessione estiva del Consiglio nazionale esaminerà la mozione “Accogliere profughi dalla Grecia e riformare l’accordo di Dublino” depositata dal Collettivo “Evacuare ora”. Lo scorso mese di aprile – ne avevamo scritto – il movimento di sostegno aveva chiesto al Consiglio federale di portare in Svizzera il maggior numero di rifugiati accampati nei lager delle isole greche del Mar Egeo.

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Naufraghi, sopravvissuti perché uniti

Nel giugno del 1965 sei ragazzi adolescenti che studiavano in un collegio di Nuku‘alofa sull’isola di Tonga, nel Sud del Pacifico, decisero di rubare la barca di un pescatore per farsi un giro nel bel mezzo dell’oceano e magari pescare qualcosa. Insomma, per intenderci stiamo parlando di una di quelle bravate che una volta adulti fanno brillare gli occhi di nostalgia a chi le racconta, avendole le vissute in prima persona. Un’avventura che però finì per sfuggir loro di mano, perché di lì a poco si trovarono in mare, alla deriva, con appena due caschi di banane e qualche noce di cocco da mangiare. Un viaggio a dir poco temerario, intrapreso senza avere neppure una bussola o una carta nautica.

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Quella legge del Covid

Chi ci governa non è come voi e neppure come me. È più come un Harry Potter (era Christian Vitta a immaginarsi come il maghetto, giusto?) munito di bacchetta. E quella bacchetta non è altro che il potere di fare e disfare le leggi. Ma non certo a proprio piacimento andando a zonzo quando a noi comuni babbani (o babbei?) tutto ciò non è consentito. La credibilità delle istituzioni, il loro potere dipende anche dagli uomini che le rappresentano.

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