L’America al tempo di Woodstock

Erano le nove del mattino di un lunedì di esattamente cinquant’anni fa quando Jimi Hendrix salì sul palco di Woodstock e di fronte a coloro che erano rimasti lì fino alla fine, a metà concerto, regalò ai presenti e ai posteri una versione dell’inno americano che sarebbe entrato nella leggenda. Una versione distorta e pacifista di “The Star-Spangled Banner” che usava il feedback della chitarra per simulare il suono delle bombe che a migliaia di chilometri di distanza stavano facendo strage di innocenti. Una chiara protesta contro la guerra in Vietnam.

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Tira più un pelo di…

Tira più un pelo di barba, che una multinazionale. È questa, in estrema sintesi, la buona notizia passata quasi in sordina alla fine di luglio. Procter & Gamble, la più grossa multinazionale a livello globale nella produzione di beni di consumo, ha dovuto ammettere che dietro alla perdita di quasi cinque miliardi di dollari dell’ultimo trimestre c’è un cambio di passo a livello mondiale. Una specie di piccola grande rivoluzione causata da “uno spostamento sociale verso minori rasature”. In altre parole, più pelo per tutti.

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Nessuno in terra straniera o straniero in terra di nessuno?

Durante il nostro incedere quotidiano, ci siamo mai messi nei panni di una persona catapultata in terra straniera? Abbiamo mai pensato alle loro angosce, alla sofferenza che si portano appresso, come unico bagaglio? Non parlo di noi che giochiamo a fare i cretini sull’Isola dei Famosi, o dei Peter Pan, eterni bambini che se la spassano sull’Isola che non c’è. Parlo di loro, degli stranieri.

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