Le sue ultime parole sono state: grazie

Avevo già scritto dei 100’000 morti statunitensi raggiunti il 25 maggio e della potente pagina del New York Times, che ne citava mille. Di quei mille, non riportava solo il nome ma anche piccole frasi che li caratterizzavano. Frasi che pochi di noi, non avendo sotto mano il giornale newyorchese, hanno letto. A voi regalo alcuni di questi nomi. Assaporateli come si fa con una caramella, rigirateveli in testa, perché come ha scritto il NYT: “quelli eravamo noi”. E ricordate anche i nostri morti, perché erano unici e speciali, ognuno con le sue manie, idiosincrasie o simpatiche abitudini.

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Wengen: il grande “bluff” dei falsi “pistoleros”

Hanno aspettato che la tensione per il Covid-19 calasse un po’ e poi sono usciti dal saloon, le mani sul calcio della pistola: “bastardo, nascondevi l’asso nella manica”. Ma i “pistoleros” delle nevi eterne, Urs Näpflin, boss del “Lauberhorn” di Wengen e Urs Lehmann, boss della Federazione Svizzera di sci, erano al massimo due astuti magliari

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Quando la paura ci fa chiudere gli occhi

“Il mio compagno è in Italia e mamma Elvetia non mi dà il permesso di vederlo.
Perché il mio benessere psico-fisico è contrario alla tutela della salute.
Perché lo dice anche l’OMS che la salute è esclusivamente assenza di malattia.
Perché lo dice pure l’ONU che la pandemia va combattuta a oltranza e non c’è spazio per i diritti fondamentali delle persone.
Perché lo sanno tutti che il sistema immunitario si indebolisce negli abbracci e nell’incontro dei corpi sotto le lenzuola.
Perché lo dice anche la legge che le misure non devono essere proporzionali e ponderate.”

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Verdetto coraggioso per tre torturatori

Due giorni dopo la decisione della Giunta per le immunità del Senato italiano di non rinviare a giudizio l’ex ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini per il sequestro della nave Open Arms, un tribunale di Messina ha reso giovedì un verdetto coraggioso per quanto riguarda le sorti disumane riservate ai profughi. Ha condannato tre torturatori di un campo di prigionia libico a vent’anni di carcere ciascuno.

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Il fascino (letale) della divisa

George Floyd è morto soffocato. E non per il coronavirus, ma per il ginocchio di un poliziotto inchiodato al suo collo, nonostante urlasse di non riuscire a respirare. Il video l’abbiamo visto tutti, non serve riproporlo. George è l’ennesima vittima della divisa, e del macabro potere che esercita su molti individui a cui fornisce una sorta di aura di impunità nello scaricare la propria violenza repressa su una persona immobilizzata a terra.

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Birra e sai cosa bevi

Secondo uno studio scientifico la birra aumenterebbe la creatività delle persone. Sembrerebbe infatti che un moderato consumo di alcool migliori le capacità del pensiero creativo. Certo si tratta di una di quelle affermazioni da prendere con le molle ma apprendere la notizia della collaborazione tra due birrerie americane per realizzare e produrre (e addirittura vendere) una birra che ha il pollo fritto tra gli ingredienti è un’idea insolita e decisamente creativa. Di chi a un’idea del genere non può che essere giunto dopo averne bevuta parecchia, di birra.

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