Pippo Pollina, un impegno senza confini

Al di là della sua carriera costellata da 22 album e migliaia di concerti in tutto il mondo, l’esistenza stessa di Pippo Pollina è quella di una persona con alle spalle una storia eccezionale, votata a creare qualcosa di unico a partire dalla propria terra amata e lacerata, la Sicilia, che lasciò giovanissimo, quando il direttore del quotidiano per cui scriveva venne ucciso da Cosa Nostra, per inseguire “Cento chimere”, il libro che sarà presentato domenica 25 novembre 2018, alle ore 16.30, al Cinema Teatro di Chiasso. In un incontro e dialogo col suo amatissimo pubblico.

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La conta dei suicidi di campagna

Tra il 1991 e il 2014 sono stati poco meno di 500 i contadini svizzeri che si sono tolti la vita. Insomma la metà di mille in poco più di vent’anni. Ad attestarlo drammaticamente è uno studio del Fondo nazionale condotto dai ricercatori dell’università di Berna sulla scorta di uno studio accurato condotto su di un campione di 90’000 persone, attive nel settore primario della nostra economia. Un rischio suicidio del 37% più alto se confrontato con il resto della popolazione.

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Addio Stan Lee, papà dei nostri eroi

Stan Lee ci lascia in eredità questo mondo fantastico, un universo in cui, appunto, i supereroi camminano accanto agli uomini, fanno l’altalena con le ragnatele fra i grattacieli di Manatthan, volano nei cieli di New York o scendono dall’Asgard per amore. Un mondo in cui ognuno di noi può sognare, un giorno, di sviluppare il suo superpotere, scoprire all’improvviso di essere un X-Man e provare a salvare il mondo: magari nei fine settimana, perchè nel frattempo si lavora..

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Rocco Casalino, portavoce del disprezzo.

Dagli insulti gridati sui vari palchi d’Italia dal leader Grillo, alle recenti parole poco lusinghiere di Di Maio al sindaco di Milano Sala, definito un “fighetto”, fino alle gravissime ingiurie ai giornalisti chiamati “sciacalli” e “pennivendoli-prostitute” (il termine usato nella realtà era ben peggiore ma preferiamo non riportarlo) da Alessandro Di Battista, i Cinque Stelle sono abituati ad un linguaggio da osteria. Ciò poteva essere comprensibile, seppur inaccettabile, quando facevano parte dell’opposizione. Ora che però sono al potere e che, come da sempre hanno sostenuto, vogliono cambiare il Paese in meglio, hanno il dovere di curare la comunicazione e di trovare un linguaggio consono ad un Paese civile.

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