La Svizzera che affonda nel passato

Non so voi, ma ci sono giorni in cui io mi sento più pesante di quanto segni la bilancia al mattino. Confesso che accade piuttosto spesso, sebbene non si tratti né per quel che ho mangiato è neppure perché sono depresso più del solito. L’ultima volta mi è successo domenica scorsa di fronte all’esito delle urne. Quei due no al bando dei pesticidi e la bocciatura della riduzione della CO2 m’hanno immerso in un incubo che avrei preferito non vivere. Perché quella di essere bloccati da qualche parte, di faticare a muoversi al punto di non riuscire nemmeno a stare in piedi o fare un passo è una delle sensazioni più orribili.

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Lo sciacallo, il piranha e la cronaca morta

Quello di ieri è stato un giorno nero per il giornalismo italiano e non solo. A trascinare un’intera categoria di persone nel lutto, non la scomparsa di un essere in carne ed ossa, ma di un’etica e dignità professionale. Per un pugno di click, la stragrande maggioranza dei media si è data alla “pornografia del dolore”, pubblicando il video della funivia del Mottarone nel momento della sua caduta.

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Lavorare non è un gioco per bambini

Anche quest’anno, il 12 giugno, in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, l’Organizzazione internazionale del lavoro e l’UNICEF hanno snocciolato le cifre di una piaga ben lontana dall’esser stata estirpata. Secondo le loro stime nel mondo ci sono grossomodo 160 milioni di bambini, tra i cinque e i diciassette anni d’età, costretti a lavorare. Un esercito di bambini, pari a 19 volte la popolazione svizzera, che si spacca la schiena – e non solo quella – per pochi centesimi al giorno, quando va bene.

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