Vite in transito

Quattro stracci infilati alla bell’e meglio in una sacca sgangherata o in un grande lenzuolo annodato ai quattro angoli. Giorni di cammino in fila indiana, a volte ne cade uno, a volte un altro non ce la fa. Devono andarsene dal loro Paese, da dove sono nati, cresciuti. Via dai loro riferimenti, dai ricordi, gli unici oggetti preziosi, spesso avvolti dal dolore, che nessuno potrà mai portar loro via.

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La famiglia in Technicolor

Tempo fa ho letto il post di un’amica e assidua lettrice di GAS. Raffaella raccontava di un intreccio di ex mariti, di ex mogli, di figlie e figlie, di gente che, alla fine, andava d’amore e d’accordo. Insomma, un simpatico branchetto selvaggio di persone che si aiutavano l’un l’altra, più che una famiglia arcobaleno, una famiglia in technicolor. Incuriosito le ho chiesto di raccontarmi la sua storia se le andava.

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Storia di una sopravvissuta all’atomica

Il 6 agosto del 1945, “Little boy” viene sganciato su Hiroshima da un B-29, il bombardiere chiamato Enola Gay, nome scelto in onore della madre del comandante. Tre giorni dopo è il turno di “Fat Man” su Nagasaki. Un anno dopo, la gente moriva ancora per le cause dirette – ustioni e radiazioni – e col passare degli anni molti di loro, moriranno colpiti dal cancro e dalle più disparate patologie dovute alle radiazioni rilasciate dallo scoppio della bomba atomica. Innumerevoli saranno anche i casi di malformazioni alla nascita.

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Di occupazione, sottooccupazione e illusioni

Salvo errore mi sembra che nemmeno un politico di spicco abbia commentato i dati emersi dall’indagine (Rifos) sulla (dis)occupazione parziale. A livello nazionale 356mila persone dichiarano che vorrebbero lavorare di più, cioè incrementare la loro percentuale di occupazione. In Ticino questa situazione riguarda tre lavoratori su 10 o, detto altrimenti, 17mila lavoratori (il 30% in più rispetto al 2010).

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5G, la vendetta

Riprendendo le domande che aleggiano attorno all’argomento e allargando il discorso del 5G, anche i farmaci possono far male, ma la vendita degli stessi è supportata da informazioni obbligatorie sui rischi, notizie non opzionali, né marginali che per una consapevolezza sull’effetto debbono essere lette. Non si può mettere in commercio un prodotto senza che la popolazione sia informata sui rischi per la salute, a maggior ragione vale se l’esposizione e il consumo passivo non può essere evitato. Non sarebbe forse questo anche il caso del 5G e dell’elettrosmog?

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